Attività che aprono e chiudono, il trend negativo aumenta.

Il tema relativo alle attività che aprono e chiudono in Italia è estremamente attuale. Complice la crisi, infatti, ogni anno si registra un numero enorme di attività che chiudono i battenti e di altre che hanno appena aperto.

Con riferimento alle chiusure, circa 100 mila aziende hanno abbassato le saracinesche a causa di fallimenti, di procedure concorsuali non fallimentari e, infine, di liquidazioni volontarie.

Anche se va detto che questo dato sta registrando un lento calo, dal 2008, anno d’inizio della crisi, sono fallite quasi centomila imprese con il conseguente licenziamento di circa un milione di lavoratori.

A farne le spese sono soprattutto le aziende del settore terziario, con migliaia di posti persi nei servizi di natura finanziaria e nella distribuzione. Anche il settore manifatturiero non è da meno.

Un trend che purtroppo non ha risparmiato neanche liberi professionisti e commercianti, che hanno riposto documenti negli scatoloni, chiuso saracinesche e adempito a tutte le procedure per disdire partita iva e contratti sottoscritti.

L’analisi geografica, invece, rivela che l’aumento dei fallimenti inerisce tutta l’Italia, mentre in relazione ai settori, l’aumento dei fallimenti è connesso alle condizioni negative esistenti nel terziario e nell’ambito delle costruzioni.

 Nonostante, comunque, i dati rivelino un quadro piuttosto precario, in futuro le imprese potrebbero conoscere segnali positivi grazie alla fiducia delle stesse e dei consumatori.

A partire dai prossimi mesi, infatti, il Pil dovrebbe conoscere dei miglioramenti in termini percentuali, fino ad arrivare ad una crescita del 2,1% entro quest’anno e del 2,5% per il prossimo.

Sono proprio questi dati, infatti, che contribuiscono a infondere maggiore fiducia migliorando le condizioni delle imprese dei servizi di mercato, di quelle di costruzione, delle imprese manifatturiere e, in misura maggiore, quelle del commercio al dettaglio.

Insomma, i dati relativi alla percentuale di attività che chiudono e aprono non sono certo dei migliori, tuttavia, entro quest’anno e l’inizio del nuovo dovrebbero farsi strada elementi di ripresa che fanno ben sperare in una lenta ma incessante ripresa o quanto meno in una maggiore fiducia da parte delle imprese cosi come dei consumatori.

Non resta, dunque, che attendere giorni migliori che, alla luce di quanto appena detto, non tarderanno ad arrivare.

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