Assicurazioni di Previdenza Complementare

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Le assicurazioni di previdenza complementare sono note anche con il nome di Pip (piano individuale pensionistico), ed hanno come scopo quello di integrare la pensione obbligatoria pubblica, o creare una pensione sostitutiva per quanti non hanno contributi.

Spesso questo genere di assicurazioni vengono confuse con le polizze miste, finalizzate alla creazione di un capitale o una rendita, che fino al 2000 permettevano una detrazione del 19% fino ad un versamento massimo di 2,5 milioni di lire.

Nella realtà si tratta di prodotti assicurativi profondamente diversi, non solo sul piano fiscale, ma anche per la stessa natura che le caratterizza.

Infatti le assicurazioni di previdenza complementare avendo un compito molto delicato (colmare il gap che si avvertirà al momento di percepire la pensione, rispetto alle ultime retribuzioni), ed essendo allo stesso tempo proiettate verso un orizzonte temporale molto lontano (la scadenza naturale è quella che coincide con l’età pensionabile), sono soggette ad un maggior controllo: oltre all’attività di vigilanza svolta dall’Isvap, si aggiunge anche quella delle Covip.

Altre caratteristiche peculiari delle assicurazioni previdenziali sono:

  • la scadenza e la durata non possono essere liberamente determinate ma sono condizionate dall’età del contraente (al momento della stipula), e al limite di età minimo imposto dalla legge per il pensionamento. La differenza tra età pensionabile e età anagrafica del richiedente ne determineranno la durata (ad esempio età pensionabile 65 anni, età del contraente 30, la durata sarà di 35 anni);
  • il diritto di riscatto è solo parziale, e può essere esercitato solo al verificarsi di alcuni casi determinati, definiti dalla legge (acquisto della prima casa o spese di ristrutturazione, spese mediche, perdita dell’attività lavorativa). Tuttavia le polizze stipulate prima del 2007 possono, se si verificano le stesse ipotesi, esercitare anche il diritto di riscatto totale, con la conseguente estinzione della polizza. Entrambe le ipotesi non possono essere esercitate prima che siano trascorsi 8 anni dalla data della stipula;
  • alla scadenza non si potrà ottenere l’intera somma maturata sotto forma di capitale, ma al massimo la quota capitale potrà essere pari al 50%, e la parte rimanente rimarrà sotto forma di rendita (solo se questa fosse inferiore all’assegno sociale dello Stato allora verrà effettuata l’erogazione del controvalore della polizza interamente sotto forma di capitale);
  • i contraenti possono scegliere tra diversi profili di rischio, che sono legati alla durata dal piano di pensione integrativa (generalmente maggiore è la durata e maggiore può essere il rischio legato al profilo). Inoltre non si tratta di assicurazioni miste, ovvero le quote che vengono versate periodicamente sono investite solo per la creazione della rendita futura, quindi non si ha una copertura infortuni o temporanea caso morte (che andranno eventualmente stipulate a parte);
  • il trattamento fiscale non rientra nei casi di detrazione (ovvero con l’applicazione di un’aliquota fissa del 19%). Ma queste assicurazioni sono sottoposte a deduzione, ovvero scontano la stessa aliquota fiscale Irpef che viene applicata all’imponibile lordo del contraente (comprese le polizze dei familiari a carico). Il calcolo vine fatto infatti deducendo l’importo versato per alimentare annualmente la polizza di previdenza complementare (fino ad un massimo di 5164,27 euro), dall’imponibile lordo.

La sottoscrizione di una polizza di questa tipologia può essere fatta tramite la propria compagnia assicurativa oppure tramite un consulente assicurativo che può ricercare all’interno del mercato le migliori opzioni e condizioni economiche per soddisfare le reali esigenze di ogni contraente.

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