L’omosessualità è una questione di genetica?

Partiamo dal dire che sicuramente la biologia, l’istinto, ma anche la genetica contano e fanno la loro parte. Non bisogna, tuttavia, trascurare esperienza, formazione ed educazione, che nello sviluppo di un individuo rivestono un ruolo senz’altro fondamentale.

Dal punto di vista strettamente scientifico l’omosessualità è un orientamento e NON una malattia da curare.
Spesso e volentieri ci si riferisce a “gli omosessuali” quasi come fossero un gruppo di persone omogeneo. In realtà non è così e gli studi clinici lo dimostrano. L’unica cosa che hanno in comune, probabilmente, è l’interesse sessuale per le persone del proprio sesso.

Quindi conta la cultura o la natura?

Sicuramente la prima ipotesi è quella preferita da un gran numero di persone omosessuali, che ritengono di aver scelto l’orientamento sessuale in modo autonomo, ma anche da coloro che proprio in virtù del fatto che dipende da una loro scelta li vogliono “colpevoli” o “peccatori”.

L’ipotesi innata, invece, conquista l’altra fetta di omosessuali che ritengono di essere così dalla nascita, per costituzione, e quindi di non avere nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per il loro orientamento sessuale. E’ anche l’ipotesi preferita dagli scienziati, perché tra le due è quella che ha trovato maggiori riscontri scientifici.

E’ davvero difficile pensare che sia l’ambiente a far diventare omosessuale il 4-5% di uomini e il 2-3% di donne. Una percentuale che stranamente tende a rimanere costante anche in diversi periodi storici. Anche se in alcuni resoconti storici gli omosessuali appaiono molto di più e sembrano più numerosi, ma soltanto per il fatto che erano socialmente più accettati.

Se un omosessuale è sano, è deontologicamente scorretto per un medico parlare di terapie di una “non-malattia”. Da sempre ormoni, farmaci, psicoterapie di ogni tipo, addirittura castrazioni ed elettroshock cercano di far cambiare orientamento sessuale, ma senza alcun successo.

L’esperienza insegna inoltre che quasi tutti gli omosessuali hanno sempre saputo di esserlo, fin da quando erano bambini, anche se magari si sono sposati per nascondere al pubblico le proprie tendenze. Possono essere definiti come “cripto-omosessuali”. Raramente omosessuali si diventa. Anche se gli psicologi parlano di “scelta” omosessuale e molte religioni che vedono in questo orientamento sessuale una “scelta peccaminosa”.

Cosa pensa l’OMS a riguardo?

Per l’OMS l’omosessualità è una caratteristica della personalità. Ma se dunque non è dovuta né all’ambiente, né alla famiglia o alle esperienze, da dove si genera?
E’ stato confermato che il forte legame del comportamento omosessuale si genera grazie ad una variante del cromosoma X, ma anche dalle regione pericentriolare del cromosoma 8.

I geni influenzano dunque in modo pesante l’orientamento sessuale di un individuo.

Una variante genetica, come il colore degli occhi o come in questo caso l’omosessualità, non è una malattia. E anche se i fattori genetici presi singolarmente possono risultare insufficienti per influenzare in modo significativo il sistema nervoso, portano certamente ad una predisposizione genetica verso
quel tipo di orientamento.

Lesbian_Couple_2006

Foto CC BY di Kurt Löwenstein (Educational Center International Team from Germany)

E invece per quanto riguarda le donne? Esistono prove a sostegno di cause biologiche del comportamento lesbico?

Nelle omosessuali, almeno fino ad ora, non sono state ancora identificati geni o modificazioni del cervello correlate all’omosessualità.
E’ stato tuttavia scoperto che in una particolare patologia genetica la ghiandola surrenale, che si sviluppa durante la vita intrauterina con elevati livelli di ormoni maschili, l’incidenza dell’orientamento lesbico si alza di ben 10-15 volte in più rispetto alla popolazione. Questo contribuisce a credere che anche per le donne ci sia una forte predisposizione genetica verso questo tipo di comportamento sin dalla nascita. E anche in questo caso, il fatto che ci sia stato durante la vita fetale un problema di ormoni, non vuol dire che la persona, in quanto omosessuale, sia malata.

A molti sembrerà un po’ strano che talvolta alcuni omosessuali maschi siano in un certo qual modo “più uomini” anziché “più donne” come ci si aspetterebbe. Una tradizione indotta, con tutta probabilità, dalla società, caratterizzata da una spiccata omofobia. Recenti studi hanno confermato che uomini che sono attratti da altri uomini hanno livelli di testosterone più elevati rispetto agli omosessuali, una vita sessuale più intensa, insomma, per certi versi sono “più maschi”!

Non è un caso, infatti, che dove i gay sono socialmente accettati e hanno maggiori possibilità di esprimersi, si comportano e si vestono da maschi super, anziché da “femmine mancate”.

E ora passiamo ad una curiosità: esistono animali gay?

Nei documentari sulla natura spesso e volentieri vengono nascosti, ma vari animali tra cui babbuini, fringuelli, fenicotter, macachi e così via hanno comportamenti esplicitamente omosessuali. Questi animali, se hanno abbastanza cibo e tempo libero, lo fanno anche solo per piacere.

Ad oggi comportamenti omosessuali si sono registrati in circa 500 specie di animali.

Insomma, di una cosa possiamo esser certi, l’omosessualità non può più essere considerata un “atto contro natura”, in quanto ha radici profonde e strettamente correlate proprio con cause naturali, il frutto dell’evoluzione genetica.

2 commenti

  • Hai ragione Simona….. uomini delle caverne, è triste pensare ci siano ancora delle persone cosi

  • Dott.ssa Mariarosaria Grazioso

    …consiglio agli operatori della salute di leggere le linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapiacon persone lesbiche,gay e bisessuali di Lingiardi-Nardelli…purtroppo anche tra gli peratori della salute a volte c ‘ è tanta ignoranza…

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