Gio, 10 Gen 2008
Etica del fotoritocco in ambito reportagistico e still life
Scritto da Leonardo Salvini Fotografo in Tecnologia
L’avvento della fotografia digitale e la sua successiva diffusione, sia in ambito professionale che non, ha dato vita a moltissime discussioni riguardo “l’etica del fotoritocco”.
Moltissimi professionisti, soprattuto quelli provenienti da una formazione documentaristica, hanno messo sotto accusa l’utilizzo eccessivo di software per l’elaborazione fotografica e il fotoritocco nelle fotografie (a tal proposito posso citare come esempio l’articolo del fotografo Mario Mariniello http://www.mariomariniello.com/english/ethic.pdf).
Per esporre la mia opinione, condivisa da molti specialisti nel settore dell’editoria fotografica e della fotografia still life, è doveroso effettuare una distinzione e dividere la fotografia in due aree di appartenenza: fotografia e immagine.
La fotografia è un mezzo per documentare, è l’istantanea reportagistica, è lo scatto che comunica una percezione del fotografo, uno scatto capace di rendere partecipe, chi lo guarda, delle emozioni e del vissuto del fotografo nel momento in cui la fotografia è stata scattata. Il fotografo documentarista è una persona che racconta attreverso le fotografie, le quali diventano il suo mezzo per comunicare. In questa prospettiva è ovvio che l’elaborazione digitale delle foto dovrebbe essere ridotta al minimo per non alterare la realtà che il fotografo vuole raccontare e condividere attraverso i propri scatti.
L’immagine, diversamente, è un prodotto finito, un prodotto costruito artificialmente spesso a scopo promozionale, il più delle volte su un set appositamente allestito. Specialmente nel campo della fotografia still life pubblicitaria è il risultato del lavoro di un fotografo e/o di un grafico. Questo tipo di fotografia non racconta una realtà vissuta dal fotografo, ma è un mezzo per comunicare un messaggio appositamente studiato a priori. In questo caso, nelle fotografie still life, l’utilizzo di tecniche più o meno pesanti di fotoritocco è lecito poichè l’obiettivo è quello di creare un’immagine ad hoc, non necessariamente che rispecchi la realtà del soggetto fotografato.
Un altro luogo comune piuttosto diffuso è che la fotografia analogica (la pellicola) non sia sottoposta a tecniche di fotoritocco e che queste siano utilizzate solamente da fotografi che lavorano in digitale: in realtà si tratta di un concetto sbagliato. Anche nel flusso di lavoro analogico, infatti, si usano tecniche di ritocco estremamente invasive, quali doppie esposizioni, sandwich, filtri per il bianco e nero che possono stravolgere completamente il colore di un prato o di un cielo. Dagli anni ‘90 le pellicole dei professionisti, vengono regolarmente scannerizzate e corrette proprio come gli scatti digitali di oggi. Provate ad assistere alle proiezioni di diapositive dei grandi nomi della fotografia, resterete molto delusi confrontandole con le stampe dei costosi libri fotografici.
Analogico e digitale sono semplicemente due modi diversi di fare fotografia.
Trovo che sia finito il tempo dei fotografi romantici, ma penso anche che quando ci si appresta a ritoccare una foto, si debba avere ben chiaro in mente quale dovrà essere il risultato che vogliamo ottenere: fotografia o immagine?