Siamo ormai prossimi a sapere le decisioni del Governo Monti in materia di tassazione immobiliare. La tanto paventata reintroduzione dell’ICI pare ormai imminente. Avevamo considerato pochi giorni fa, come il primo vero problema da affrontare fosse nella revisione delle rendite catastali. Troppe iniquità tra valori catastali e valori di mercato e troppe situazioni dove case di lusso risultano essere case popolari.

Gianni Guerrieri, direttore centrale dell’Osservatorio immobiliare dell’Agenzia del Territorio, sostiene che “La revisione delle rendite catastali é un processo molto lungo che richiede un’analisi approfondita di tutto il patrimonio immobiliare italiano e non si fa dall’oggi al domani, è un processo che richiede almeno quattro cinque anni”. Così tanto viene da chiedersi? Sicuramente la rivisitazione di procedure e le analisi opportune richiederanno tempo. Pare però sinceramente esagerato stimare in “anni di lavoro” tale operazione.

Si deve, altresì considerare che i tempi stringono. Rimane necessaria una reintroduzione della tassazione immobiliare nel breve periodo così come una rivisitazione delle categorie e delle rendite per ottenere equità di contribuzione.

Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia, la sproporzione tra il valore commerciale dell’immobile ed il valore imponibile è di circa 3,5 volte. Una differenza enorme. Ricordiamo che la revisione delle rendite catastali è ferma al 1989 (più di 20 anni fà) salvo un piccolo adeguamento del 5% avvenuto nel 1996. Verrebbe da chiedersi cosa abbiano fatto al Catasto in questi ultimi 20 anni. Pare di vedere la solita Italia. Immobile e pigra e che nell’emergenza deve trovare le strade per farcela. Non sarebbe forse stato meglio una programmazione di attività in ambito pluriennale per la revisione delle rendite catastali? E poi, dato che i valori immobiliari, degli immobili a Rimini , hanno oscillazioni marcate già all’interno di un orizzonte temporale di 5 anni, perché non programmare attività pianificate e di controllo adottando un orizzonte temporale simile?

A queste domande dovrebbe rispondere il Direttore del Catasto senza rifugiarsi dietro impossibilità dovute ad orpelli giuridici. La volontà del fare supera la burocrazia del non fare.

Ora, purtroppo, tra le ipotesi che trapelano vi è quella di una rivalutazione del 15% secca: l’obiettivo è fare cassa da subito ed il gettito previsto è di almeno 1,3 miliardi di euro, circa 100 euro ad abitazione. E la tanto richiesta equità di contribuzione richiesta da più parti politiche?

Nella situazione in cui versa l’Italia bisogna ammettere che questa soluzione pare l’unica adottabile nel breve periodo. Sarebbe accettabile solo se fosse accompagnata non da una promessa, ma da un impegno concreto dell’Agenzia del Territorio (su indicazione del Governo) ad avviare quell’attività di programmazione di revisione delle rendite catastali che definire doverosa pare davvero poco.

Se le parole di Guerrieri sono oneste, “Tutto dipenderà dalle soluzioni che vorrà adottare il governo, l’Agenzia del Territorio è a disposizione” e davvero il Governo Monti vorrà porsi come un governo di lungimiranza nazionale, pare ci siano le premesse per far funzionare meglio e bene il Catasto che, dall’esterno, appare più come una Caravella fatiscente che una nave moderna e spedita.

Alla domanda se ci saranno ripercussioni sull’andamento dei prezzi degli immobili il buon Guerrieri si è rifugiato dietro una diplomatica risposta “tutto dipenderà dal menù degli interventi che verranno decisi”.

Vale infine la pena ricordare che la normativa vigente prevedeva una revisione delle rendite ogni dieci anni, cosa mai messa in atto. Come mai il Catasto non ha messo in pratica la normativa?

Alcuni Comuni, attraverso la riclassificazione delle micro-zone hanno parzialmente messo mano al settore. L’opportunità di rivedere composizione e importanza di piccole aeree all’interno del territorio comunale ha permesso di raggiungere valori più vicini al mercato attuale. L’Agenzia del Territorio, che doveva farsi carico di rivedere i valori catastali nei tempi prescritti dalla normativa si lancia addirittura in una proposta di revisione delle modalità di calcolo delle rendite. Le categorie immobiliari, secondo il Catasto, vanno abolite e va studiato altro metodo per ottenere la rendita catastale in linea col mercato.

Fonte: www.riminicasa.it