Per molto tempo, medici, psichiatri, psicologi hanno dato poca importanza agli abusi subiti dai bambini, come se fosse un tabù riconoscerne l’esistenza. Fino a cinquanta, sessant’anni fa era normale ad esempio che il bambino fosse oggetto di pene corporali anche pesanti a scopo “educativo”.
Nel 1929 al XIX Congresso di Medicina Legale due medici francesi presentarono un lavoro sulle sevizie a danno dei bambini ma per lunghi anni la negazione del problema ha portato a trovare pseudo-risposte razionali e scientifiche al riguardo come quella del dott. R. Astley (1953) che dopo aver visitato parecchi bambini, che venivano ricoverati in ospedale per fratture al cranio e/o agli arti, giungeva alla conclusione di una “fragilità ossea” dei pazienti senza interrogarsi sulle reali cause del danno fisico.

Con la scoperta dei raggi X, nel 1962 tre ricercatori Rezza, Silverman e Kempe dopo aver studiato molti bambini con traumi cranici, frattura degli arti, emorragie o piaghe, giungono alla definizione della “sindrome del bambino maltrattato”.

Alcune ricerche condotte da medici hanno studiato gli aspetti evidenti dell’abuso come il maltrattamento fisico, mentre è stata focalizzata l’attenzione sull’aspetto psicologico solo quando si è considerata l’infanzia una vera e propria fase evolutiva, A questo proposito, Il contributo della psicoanalisi è stato utile, poiché ha posto l’accento sull’età evolutiva come il periodo in cui si pongono le basi per lo strutturarsi di una personalità sana o patologica.

Il contributo psicanalitico si é perciò incentrato sulla relazione primaria madre-bambino, sulla funzione dell’ambiente umano che sostiene e favorisce lo sviluppo e sul valore del trauma, nelle sue componenti psicologiche e fisiche, nell’ostacolare, deviare o deformare lo sviluppo stesso.
Una volta che è stata riconosciuta sia la dimensione fisica che la dimensione psicologica dell’abuso sui minori si è proceduto ad una classificazione della tipologia di violenza sui bambini:
1) maltrattamento fisico e psicologico, 2) abuso sessuale, 3) prostituzione, 4) sfruttamento del minore per materiale pornografico, 5) incuria , 6) abbandono del minore, 7) infanticidio. In questa sede si approfondirà il discorso dell’abuso sessuale. .

In generale si può definire abuso sessuale ogni relazione tra adulto e bambino, all’interno della quale un atto sessuale viene imposto al minore. L’influenza dei aspetti sociali, culturali ed economici é secondaria nella genesi dei comportamenti abusanti, che risultano diffusi in ogni classe sociale.
Quando nelle relazioni a carattere sessuale sono coinvolti gli adolescenti, i confini entro i quali definire l’abuso sessuale si fanno più confusi. E’ infatti impossibile e sempre arbitrario definire il momento in cui l’adolescente raggiunge la capacità di acconsentire liberamente e pienamente alla relazione sessuale.

Oltre l’età, la definizione di abuso sessuale prevede la valutazione di altri parametri come, per esempio, la questione se l’abuso è stato perpetrato all’interno o all’esterno della cerchia famigliare , per quanto tempo sono perdurati gli episodi abusanti, se sia stato commesso da coetanei o adulti,

Il coinvolgimento di un minore in una relazione sessuale, infatti, si basa spesso su una posizione di potere e dominio da parte dell’adulto. L’esperienza clinica ha ampiamente evidenziato che chi aggredisce i bambini cerca, attraverso comportamenti sessuali, di soddisfare bisogni che hanno a che fare con la ricerca di sensazioni di potere, controllo e dominio.
Le conseguenze a breve e lungo termine dell’abuso sessuale sono comunque gravi e serie, dal punto di vista psicopatologico, tali da produrre una ferita psicologica interna che difficilmente riesce a cicatrizzarsi.

In particolare le violenze sessuali possono evolvere nella forma di sindromi post-traumatiche (PTSD), o in quadri psicopatologici più complessi del tipo:

§ deformazioni dello sviluppo psicoaffettivo dell’immagine del Sé e del senso dell’autostima;
§ patologie psicosomatiche;
§ patologie del comportamento sessuale;
§ patologie del comportamento, dell’adattamento e della vita di relazione;
§ disturbi del comportamento alimentare;
§ gravi disturbi della personalità.

Bisogna fare molta attenzione nel diagnosticare l’esistenza di un abuso in un bambino poiché i sintomi manifestati e le condotte sono sempre aspecifiche, anche se vi sono dei fattori che caratterizzano le condotte del bambino :

1)  in età prescolare :  disturbi del sonno, irritabilità, disturbi alimentari, alterazioni del livello di attività, aggressività, iperattività;
2) in età scolare : malattie fisiche(dolori addominali e del tratto gastroenterico, cefalea), disturbi del sonno, disturbi alimentari, problemi scolastici, comportamenti fobici (sitofobia ecc.) ed avversione o diffidenza verso certe persone, , isolamento dalle comuni attività svolte e dalla vita sociale, eccessiva o scarsa igiene, comportamenti regressivi, condotte compiacenti e remissive, riduzione autostima o sfiducia verso l’adulto, depressione/Ansia (come arresto brusco delle attività di gioco con tristezza, disagio ed ansia), crisi acute di pianto, disturbi della condotta( fughe, atti delinquenziali o prostituzione), comportamenti ostili, aggressivi o autodistruttivi, abuso di sostanze psicotrope, attività sessuale promiscua o gravidanze precoci, tentativi di suicidio.

Dott.ssa Caraccio Elena

http://www.psichehelp.com/
caraccio@psichehelp.com
ps