La signora Maria era stata accompagnata presso il mio studio dalle figlie che, preoccupate per la sua continua perdita di peso, per la persistenza ad evitare qualsiasi relazione umana, per i suoi pensieri pessimistici e di suicidio, cercavano disperatamente di porre fine alla depressione della madre. Essa era piombata in questo penoso stato, dopo la morte del proprio coniuge. Lentamente ma inesorabilmente, s’era chiusa in sé stessa rifiutandosi di continuare a vivere. A nulla erano serviti le esortazioni e gli incitamenti delle amiche, né le varie medicine. La signora Maria era entrata in un’escalection di pensieri, sensazioni, comportamenti che le dipingevano di nero il presente e il futuro.

Il disturbo dell’umore depressivo riguarda, purtroppo, dal 6% al 17% della popolazione in generale.
Le donne hanno una probabilità da due a tre volte superiore rispetto agli uomini di essere colpite dalla depressione maggiore, distimia, disturbo affettivo stagionale. La fascia d’età d’insorgenza
si colloca, per lo più, tra i venticinque e i quarantaquattro anni. Si calcola, inoltre, che circa il 15%
degli adulti al di sopra dei sessantacinque anni e il 25% delle persone ricoverate in istituti di assistenza per malati cronici, presenti sintomi di depressione maggiore.

I sintomi chiave della depressione sono:

1)      Pessimismo : il paziente ha una visione pessimistica di sé, del mondo, del futuro. Vive una
profonda disistima, svalutazione, inadeguatezza di sé con molteplici sensi di colpa
per comportamenti riguardanti il passato. Accusa, inoltre, uno sbiadimento di idee
e valori e non nutre più alcuna speranza verso la guarigione, ritenendosi
inaiutabile.

2)      Anedonia : Si avverte, nella sofferenza, una perdita di interessi. Non si coltivano più progetti,
no si realizzano dei compiti, non si promuovono obiettivi o programmi vitali che
portano a considerare la vita una eccitante sfida da vivere giornalmente.

3)      Rallentamento : A lungo andare, avviene la perdita dell’efficienza fisica. Si avvertono
indecisioni e insicurezza nella quotidianità. Perdita d’energia, lentezza
di pensiero e di parole con ridotta attività motoria.
Questa sintomatologia attanaglia la persona , a tal punto da ridurla a un automa senza meta e senza speranza.
La diagnosi di depressione si evince dal dialogo che avviene tra il paziente e il terapeuta. La sua
valutazione si fonda su tre fattori fondamentali : comprensibilità, durata e intensità del disturbo.
Non ogni calo d’umore porta alla depressione; ma una persistente tristezza ,cronicizzata nel tempo con vissuti di profondo dolore , può farci capire che ci troviamo di fronte a una persona depressa.
La depressione colpisce a tutte le età, manifestandosi con modalità differenti.
A) Nei Bambini : Nei primi anni il bambino si muove poco e non risponde alle sollecitazioni
esterne. Più tardi comincia a deprezzarsi, ad avere sensi di colpa, a
disinteressarsi di tutto. Ha difficoltà ad addormentarsi, vive prolungati periodi
di malumori e tristezza.
B) Nei Giovani : Si manifesta una mancanza di entusiasmo, di eslporazione del mondo
circostante, di paure a fare esperienze autonome, difficoltà nelle relazioni
affettive e senso di inadeguatezza in tutto ciò che sperimentano.
C) Negli Adulti : C’è la tendenza ad isolarsi e a vedere tutto nero. Si avverte un calo della libido
dell’appetito e un’incapacità di provare gioia per le buone notizie.
D) Negli Anziani : Spesso la depressione è mascherata da sintomi e disagi somatici tipici
dell’età. Ma la variazione improvvisa di stile di vita, il parlare con
pessimismo e la trascuratezza nel vestire ci potranno far capire di
trovarci di fronte a un anziano depresso.

Diversamente da quanto avveniva in passato, oggi si tende a considerare la depressione come un disturbo che non ha una sola causa, ma diverse componenti culturali, sociali, personali, biologiche. Essa si manifesta in situazioni stressanti o che viene messa allo scoperto da traumi.
La sinergia di tutte queste componenti porta più facilmente alla manifestazione della depressione. Se una persona vive in un ambiente ansiogeno, persiste a coltivare pensieri pessimistici, si evita ogni tipo di piacere della vita e di svago, si reputa impotente a risolvere vari  problemi, ha un calo di serotonina e noradrenalina o soffre di anomalie alla tiroide, con molta probabilità accuserà una depressione maggiore in concomitanza di situazioni di stress o
eventi dolorosi.  Il tutto potrebbe cambiare, qualora la stessa persona avesse più fiducia nelle proprie risorse e riuscisse a trovare uno spiraglio di speranza alla sua dolorosa situazione.
Il lettore avrà senz’altro capito, che tali persone non sono di per se fragili, ma che sono entrati dentro un tunnel di sfiducia e pessimismo, a tal punto da credere che tutto sia  irrimediabile.
La depressione si può curare e la guarigione sfiora l’80% delle persone. Se in giro ci sono tanti
depressi, è perché sono stati mal curati o perché hanno sottovalutato  e trascurato il disturbo.
Le terapie che danno maggiore garanzie di successo sono quelle che associano gli psicofarmaci con le psicoterapie.

Il lettore attento e duttile capirà molto bene che è fondamentale , per una persona depressa che voglia guarire e non voglia rimanere per tutta la vita a cibarsi di psicofarmaci, sottoporsi a una psicoterapia. Non è un disonore, ma un’azione che gli permetterà di liberarsi dalla sofferenza che ormai ha avvolto la  sua vita e che non lo fa più respirare.
Sono preferibili quelle psicoterapie che puntano direttamente al nocciolo del problema e che con strategie specifiche, aiutano il paziente a guarire in tempi rapidi. Se il paziente, invece, viene sottoposto a interminabili sedute con impegni pressanti, si scoraggerà facilmente e abbandonerà subito la stessa terapia.
La vita merita la sua felicità, e risparmiare anni di sofferenza ne vale la pena.
I familiari dei pazienti depressi devono evitare di rimproverarli o di invogliarli a reagire.
Queste modalità razionali e funzionali nei periodi di normalità, non sono adeguate nella patologia; anzi producono l’effetto contrario all’intenzione. E’ meglio, invece, una volta resisi conto della persistenza e gravità della situazione, portare il paziente presso un buon psicoterapeuta che inizi subito un trattamento adeguato al caso.

Dr. Stefano Di Carlo

psicologo-psicoterapeuta

www.dicarlostefano.it