Dom, 17 Giu 2007
Una grande mostra di piccoli capolavori che i Talebani volevano distrugere, perchè non erano di fattura islamica.
Si è aperto Venerdì 25 maggio presso il Museo delle Antichità, una mostra con l’accattivante titolo «Afghanistan. I tesori ritrovati». Se si pensa all’ Afghanistan vengono in mente la guerra, il terrorismo,e le immagini traculenti trasmesse dalla televisione dei rapimenti e degli eccidi che contonuano a devastare questa nazione.
Così però non era in passato, prova ne sia questa sorprendente rassegna che, dopo essere stata presentata al Musée Guimet di Parigi, giunge adesso a Torino, unica tappa italiana, grazie al mecenatismo della Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo. Ammirando un centinaio di straordinari reperti archeologici possiamo, infatti, conoscere l’altro volto dell’ Afghanistan: affascinante regione montuosa dell’Asia centrale che un tempo era area di cerniera tra Occidente e Oriente, ricca d’intensiscambicommercialie culturali.
Un gruppo d’intellettuali afghani nel 2001 mise al sicuro in un caveau questi preziosi reperti archeologici. Per la gran parte si tratta di gioielli e di corredi funebri d’oro, avorio, vetro soffiato, turchese e pietre dure, databili tra il 2000 a.C. e il VII secolo d.C. Opere d’arte «applicata » ritrovate durante gli scavi archeologi condotti da francesi, inglesi e russi tra il 1926 e il 1980 in cinque siti molto importanti: Tepe Fullol, Ai-Khanum, Balkh (Battra), TilliaTepe,Begram.
DaAi Khanumprovengono sia la splendida Placca di Cibele (III sec. A. C.), caratterizzata dal raffinato stile ellenistico, sia le statuette d’avorio raffiguranti due donne dalle forme flessuose e sensuali, con un colpo d’anca da velina. Due sculture in miniatura chiaramente ispirate all’arte indiana, mentre l’influenza della Cina è riscontrabile nelle decorazioni dei fermagli di una cintura d’oro, trovata in una tombaa TilliaTepe,dove vediamo figure antropomorfe con gli occhi a mandorla. Così, percorrendo la mostra, s’intuisce quante e quali siano state le varie influenze che s’intrecciano nell’arte «in» Afghanistan. Già «in», perché a ben vedere un’arte «afghana», invece, non esiste, in quanto non c’è una produzione stilisticamente e iconograficamente unitaria; mentre risulta evidente l’intrecciarsi di stilemi e temi mesopotamici, indiani, cinesie soprattutto ellenistici.
Colpo di scena finale, al termine del percorso espositivo troviamo due opere d’arte pakistana e non afghana. é una coppia di sculture di terracotta provenienti da Hund, nella valle del Peshawar, in Pakistan, risalenti al VI o VII secolo a. C.Duegrandi statue che, nellesembianze di un uomo e di una donna nudi, rappresentano le divinità «Devata». Sono queste le sole opere che rimarranno a Torino dopo la chiusura della mostra, perché questi due capolavori sono stati appena acquisti dalla Compagniadi San Paolo e andranno poi ad arricchire il MAO: il nuovo Museo d’Arte Orientale di Torino. La loro presenza qui testimonia ancora una volta la stringente liaison tra l’arte degli afghani e quella di altri popoli limitrofi, segno tangibile che tra queste valli molti secoli fa prevalevano pacifiche relazioni commerciali e culturali, non come oggi la guerra.
AFGHANISTAN. I TESORI RITROVATI
MUSEO DI ANTICHITà
PIAZZA DUOMO ANG. VIAXXSETTEMBRE
DAL 25 MAGGIO AL 23 SETTEMBRE 2007
Da martedì a domenica 10,30-19,30; giov. e sab. fino h 23
Biglietti. Intero: mostra e Museo 8 euro, ridotto 5. Gratis fino a 18 anni e Abbonamento Torino Musei; gratis martedì ore 10,30- 14 e sab. 19-23.
Info 800329329 www.fondazionearte.it.