lun, 1 ott 2007
Sana 2007, ultime notizie dal mondo del Bio
Scritto da Irene Todeschini in Aziende e BusinessNessun Commento
Domanda. Che il prodotto biologico sia diventato ormai falso sinonimo di qualità e sicurezza? Da un’indagine condotta dalla rivista Altroconsumo, che ha messo sotto la lente di ingrandimento 38 prodotti industriali per la prima colazione, sembra proprio sia così. Numerosi prodotti tra quelli analizzati presentano caratteristiche tutt’altro che rassicuranti, per la presenza nella loro composizione di additivi e di grassi di scarsa qualità. L’articolo pubblicato dall’Espresso, nel mese di agosto, oltre a farne da eco e a suscitare clamore ne mette in luce gli sconcertanti esiti, trascinando in una infinita diatriba i sostenitori del Bio e chi dimostra ancora per questo comparto una certa diffidenza.Ma che sia un atto per sbugiardare le tanto decantate qualità del prodotto biologico o una vera crociata portata avanti da diversi organi di informazione contro questo tipo di mercato noi non lo sappiamo. Lo scontro rimane per ora aperto.
Polemiche a parte, a suffragare la tesi che il biologico non sta attraversando alcuna crisi ma che al contrario vive un periodo di particolare splendore è il più che positivo andamento del mercato che ha registrato, nel primo trimestre 2007, un aumento del 10% nei consumi famigliari di alimenti biologici. A confermare il trend positivo vi sono anche le numerose aziende che alla fiera Sana di Bologna hanno presentato le ultime novità in fatto di prodotti da agricoltura biologica e che da molto tempo insistono sulla fondamentale importanza di un’attestazione a difesa del prodotto naturale e genuino.All’attenzione per la certificazione di filiera si unisce la volontà di garantire il gusto e preservare l’identità del prodotto. A confermarci questo è la titolare di Deanocciola, la cui azienda rivolge un’ attenzione scrupolosa ad ogni processo lavorativo, utilizzando, oltre alle nocciole del viterbese, soltanto ingredienti provenienti dal mercato equo solidale.
All’ interno di una filosofia produttiva improntata al biologico e attenta al sociale si inserisce il settore dell’abbigliamento naturale ancora poco conosciuto e diffuso. Se per il prodotto alimentare, infatti, la grande distribuzione sta promuovendo una capillare diffusione, ciò non accade per il capo di abbigliamento che ancora rimane confinato ad una realtà di tipo artigianale. La concorrenza schiacciante delle grandi aziende, che producono abbigliamento convenzionale, è alimentata da una tendenza, soprattutto giovanile, a scegliere la griffe piuttosto che la qualità e i benefici garantiti dal tessuto naturale. E’ senza dubbio un mercato difficile commenta Jessica Martenson, titolare di Bindu, piccola azienda distributrice di capi di abbigliamento naturale. Alla non facile reperibilità del prodotto si somma l’alto prezzo, dovuto non tanto all’alta qualità delle materie prime ma al costo oneroso della tintura dei tessuti.
Se il comparto dell’abbigliamento non registra grossi incrementi, una situazione migliore registra il settore dei cosmetici naturali anche se molte volte la chimica di sintesi non risparmia neanche questo tipo di prodotto. Il comparto del cosmetico biologico invece è regolato da rigorosi parametri. I cosmetici per definirsi “biocertifcati” devono contenere una percentuale pari al 95% di componenti biologici sull’insieme degli ingredienti vegetali. Il rimanente 5% è costituito principalmente dai conservanti. Come dichiara Camille Fleck titolare di Camille Nature, azienda produttrice di cosmetici biologici, gran parte delle aziende che operano sul fronte del biologico sono costantemente impegnate sia sul fronte etico sia su quello della difesa ambientale. A partire dal confezionamento del prodotto si cerca di limitare l’uso di PVC, eliminando le etichette a favore della stampa effettuata direttamente sull’involucro. L’imballaggio, invece, è ridotto al minimo e le plastiche subiscono un costante riciclo. In questo grande progetto di promozione del benessere fisico e psichico rientrano tutte le scuole e gli istituti promotori della medicina alternativa. Da una recente indagine Istat, in Italia le medicine convenzionali sono sempre meno gradite: il 51,2% degli italiani, infatti, le considera inutili tanto che negli ultimi cinque anni il loro uso si è ridotto progressivamente. Anche Maria Assunta Bordon dell’ Istituto di Medicina Alternativa conferma questo dato e sostiene che alla base di questo problema c’è la grande confusione generata da una cattiva informazione e da una sostanziale mancanza di trasparenza degli stessi professionisti del settore, concentrati ad alimentare il loro mercato più che a diffondere una cultura della conoscenza. Ma il vero motivo scatenante risiede nella mancanza di una legislazione atta a normare il settore delle medicine complementari. Il “vantaggio” di questa Vacatio Legis è quello di coprire il lavoro di falsi esperti che facilmente riescono a nascondersi tra le pieghe del settore, screditando con il loro operato l’intera categoria.
L’edizione 2007 del Sana è stata organizzata da Bologna Fiere Spa in collaborazione con Federbio, secondo un impostazione orientata esclusivamente alla scelta di aziende certificate, al fine di garantire l’assoluta serietà dell’evento. Se da una parte si è praticata una rigorosa selezione, la stessa cura non è stata adottata per i servizi di accoglienza e sistemazione, suscitando le lamentele di alcune aziende espositrici.