Computer


Pubblichiamo l’intervento di Massimo Silvano Galli al convegno “Innovation Forum” tenutosi sabato 15 marzo a Milano, presso la sala del Consiglio della Provincia a Palazzo Isimbardi.

L’entusiasmo con cui, soprattutto negli ultimi anni, gli addetti e i cadetti della rete e delle nuove tecnologie, con l’aiuto dei mass-media e della imperante “teologia delle tecnoscienze”, hanno disegnato l’avvento della cosiddetta “Società della Conoscenza”, per quanto giustificato dalle reali opportunità di cui tale ipotetica società è -o sarebbe- depositaria, ha, tuttavia, costituito un freno all’analisi più profonda che necessariamente comporta ipotizzare una siffatta società e, a maggior ragione, esigono le azioni necessarie al suo concretarsi.

Tali, non oso dire superficiali ma, quantomeno, ergonomici entusiasmi, sembrano unilateralmente concentrati a superare due annose questioni che sole paiono frapporsi tra le potenzialità delle nuove tecnologie e il loro effettivo usufrutto, questioni che prendono il nome di “digital divide” e “cultural divide”, intendendo, con il primo, quel divario esistente in termini di possibilità tecnologiche di utilizzo della rete, che vanno dal non possedere fisicamente un Pc o il software necessario, al non essere raggiunti da DSL o simili; e, con il secondo, quel divario che va dall’ignorare le potenzialità/possibilità della rete, al non possedere gli strumenti conoscitivi per utilizzarla in parte o in tutte le sue opportunità. Due categorie che paiono distinte (per quanto, separatamente o insieme, collaborino al medesimo risultato) ma che, in verità, afferiscono ad un unico paradigma tecnocentrato.

Dando per adeguato, il primato tecnologico che delimita il concetto di “digital divide”, non possiamo -credo- rimanere indifferenti quando il medesimo primato soverchia il concetto di “cultural divide”, riducendo radicalmente i confini stessi della nozione di cultura che finisce per assumere, appunto, un piega strumentale alle esigenze tecnopratiche, ignorando tutte le implicazioni che, ad esempio, fanno della cultura il più vistoso oggetto di quella epistemologia della complessità con cui pure la rete deve non solo fare i conti, ma anche sostenere adeguatamente la concreta esemplificazione che della complessità rappresenta.

Gli strumenti, anche gli strumenti della conoscenza prettamente tecnica e pragmatica, sono, infatti, la premessa affinché una “Società della Conoscenza” sia possibile, ma perché tale società si reifichi, senza ridursi ad una “Società dell’Informazione” o, al massimo della scienza (ossia di una conoscenza troppo spesso mutilata da quel prefisso con- che sta a indicare unione, partecipazione, simultaneità), e cogliendo davvero e fino in fondo le sue opportunità, è necessario annullare, insieme al divario digitale e culturale, quel divario direi “psicologico” oltre il quale solo si può affacciare una non millantata “Società della Conoscenza”.

Questo divario, che il dibattito sulla rete pare disconoscere o non cogliere come merita, e che chiameremo, per stare in sintonia: “psychological divide”, ha a che fare con un’umanità ben più vasta, sia di quelli che subiscono il “digital divide”, sia di quelli che soccombono al “cultural divide”, e nemmeno esclude coloro che non appartengono a nessuna delle due categorie ma, anzi, paiono sfruttare la rete in (quasi) tutta la sua potenza.

Prima di profilare questo divario psicologico è bene tuttavia soffermarci sull’idea di “Società della Conoscenza” da cui emerge. È chiaro, infatti, che, se per “Società della Conoscenza” intendessimo esclusivamente un insieme più o meno vasto di individui che grazie ad una particolare dotazione tecnologia e ad una serie di tutele legislative, sono posti nella condizione di scambiarsi, come mai prima d’ora: informazioni, dati, saperi e sapienze, tale società non esprimerebbe l’esigenza di una soggetto dalla diversa predisposizione psichica. Una “Società della Conoscenza”, intesa come luogo di maggiore circolarità e disponibilità di saperi, avrebbe sì semplicemente bisogno di un individuo che possa utilizzare gli strumenti per accedere a queste informazioni e sappia come sfruttarli al meglio.

La “Società della Conoscenza” che concepiamo e che è intrisa nelle possibilità della rete, auspica invece un vero e proprio sovvertimento del rapporto che l’uomo contemporaneo intrattiene col sapere, e per questo avanza l’istanza di un necessario mutamento psicologico da parte dei suoi cittadini.

Per figuraci tale società dobbiamo evadere dall’idea di “luogo” che ci permea, e che possiamo sostanzialmente descrivere in due aree: quella del fuori-da-me, e quella del dentro-di-me, e spostarci in uno spazio terzo, che è poi lo spazio in cui la conoscenza prende forma e di cui la rete ha tutte le caratteristiche per essere l’incarnazione.

Compiendo una necessaria azione e-semplificatrice, pensiamo al computer, alla rete e ai suoi annessi, come all’ennesimo tentativo dell’uomo di spostare il patrimonio di informazioni in suo possesso dal dentro-di-sé al fuori-da-sé, con l’obiettivo di facilitarne la disponibilità, il recupero e l’utilizzo. Un tentativo che, per quanto non abbia conosciuto freni, essendo simbiotico alla stessa idea di evoluzione umana, registra fin dai suoi primi passi alcune importanti critiche su cui è necessario riflettere. È Platone (1998), nel suo Fedro, a metterci in guardia per primo. Quando il dio egizio Teuth si reca dal suo faraone per illustragli l’invenzione della scrittura, così la descrive: “O re, questa conoscenza renderà gli egiziani più sapienti e più dotati di memoria”. Ma il faraone gli risponde: “Tu credi di aver inventato qualcosa che aiuti la memoria, invece questa tua invenzione produrrà dimenticanza nelle anime di chi impara, proprio perché, fidandosi della scrittura, ricorderanno le cose dell’esterno, da segni alieni, e non dall’interno, da sé,” e poi conclude con una profezia che pare il ritratto della nostra post-modernità e in cui intravediamo il rischio di una “Società della Conoscenza” semplicemente intesa come luogo di parossistica circolazione delle informazioni: “Tu non offri verità agli allievi, ma una apparenza di sapienza; infatti, grazie a te, divenuti informati di molte cose senza insegnamento, sembreranno degli eruditi pur essendo per lo più ignoranti; sarà difficile stare insieme con loro, perché in opinione di sapienza invece che sapienti”.

Questo non significa, evidentemente, una demonizzazione della scrittura e degli innegabili vantaggi che ha recato all’umanità. Umberto Eco ci segnala, opportunamente, come l’esternalizzazione delle informazioni produce semplicemente un nuovo concetto di conoscenza che non si esprime più in “quante informazioni possiedo”, ma nella capacità di andare a cercare le informazioni che mi occorrono, ampliando evidentemente la possibilità di raccogliere dati essenziali.

Fare proprio il dubbio del re egizio ci offre però l’opportunità di osservare il fenomeno da un’altra angolazione, tanto più appropriata per quello straordinario strumento che è la rete, che rappresenta, o potrebbe rappresentare, un superamento delle critiche che Platone muoveva alla scrittura, quando l’accusava di non essere in grado di dialogare, né di sagomarsi all’anima a cui si rivolge per poter rispondere alle sue domande, accendendo così la scintilla della conoscenza. In verità, la rete, supera questo limite, almeno come possibilità, e dà l’opportunità di mettere in intima comunicazione, a partire da un oggetto di condivisione, l’autore e il lettore. Il problema è, semmai, come e con quali schemi mentali (e torniamo a bomba al nostro divario psicologico), queste due anime processano la loro relazione.

La questione è questa. Ogni allocazione di informazioni dal dentro-di-me al fuori-da-me produce, di fatto, un luogo il cui destino può essere almeno duplice: rimanere in quel territorio che afferisce al fuori-da-me, così come ci sembra corra il rischio la rete: una sorta di magazzino di dati più o meno vasto e facilmente accessibile; il luogo, per così dire, della potenza del sapere, proprio perché “sapere” non limitato nella raccolta, nell’usufrutto, nella velocità di accesso, etc. (qualità strettamente dipendenti dall’evoluzione tecnologica e libertaria di una società); oppure, ed è quello cui vorremmo auspicare parlando di una “Società della Conoscenza”, dare vita a quel luogo terzo che non è dentro-di-me e non è fuori-da-me.

Questa area, che non è dentro-di-me e non è fuori-da-me, è il luogo del potenziale, dell’ipotetico, di ciò che non è o non è stato, ma che può o avrebbe potuto essere. È quello spazio intermedio che Donald Winnicott (1974) indica tra il bambino e la madre in cui si va compiendo l’organizzazione dell’io e il soggetto neonato entra in rapporto con l’oggetto attraverso la sua ri-creazione simbolica con funzione sostitutiva al progressivo allontanamento dalla madre. È lo spazio meticcio della relazione che suggerisce Michel Serres (1992), in cui il Maestro e l’Allievo, il Bambino e la Madre, Io e l’Altro, (inteso come tutto ciò che non sono io) si abbandonano ad una danza le cui movenze sono dettate dalle singole esperienze di ogni proprio esterno e di ogni proprio interno, ma sospinti verso una soglia di cui entrambi ignorano la meta. È la terra di Terra di Hurqalya evocata da Henry Corbin (1979), un mundus imaginalis in cui ogni simbolo conserva e irradia la sua natura polisemica e i “sì” e i “no” delle cose convivono contemporaneamente sotto lo stesso sguardo. È il territorio, insomma, non dell’informazione, ma della trasformazione. È, appunto, quel luogo che Platone rivendica innalzando il primato dell’insegnamento orale sulla scrittura.

Avevo già dedicato alcune riflessioni a questa “Società della Conoscenza” nell’articolo “L’Arte Internet l’Altro”. Riportavo, allora, come al centro di una siddetta società vi debba essere, giocoforza, una congrua consapevolezza e capacità di determinare “condivisione di conoscenza”, intendendo per questa un interscambio di oggetti (fisici o astratti) tra due soggetti in relazione che siano in grado di andare oltre il semplice e meccanico peer-to-peer, ma si pongano, invece, pariteticamente e contemporaneamente come maestro e come allievo impegnati in uno sforzo ri-creativo, avendo entrambi interiorizzato quello spazio potenziale tra me e l’Altro quale elemento cardine nella costruzione mai finita della propria identità; avendo individuato l’Altro quale simile e al contempo diverso (altro da me), la cui ri-conoscenza determina la scoperta di quello iato, di quello spazio potenziale, in cui si avvicenda, colmandolo, la possibilità di creare, di trasformare e di trasformarsi, anzi di trans-formarsi<!–[if !supportFootnotes]–>. Una “condivisione di conoscenza” che, quindi, non si limita allo scambio dell’esistente ma, a partire dall’esistente, produce un nuovo oggetto di conoscenza.

Tale concetto di “condivisione della conoscenza” è qualcosa di più del semplice partecipare o mettere a disposizione di… è, invece e appunto, un atteggiamento mentale, quello che Winnicott (ibid.) indica quando parla di una “madre sufficientemente buona”, ossia una figura in grado di presentare il mondo (l’Altro da sé) al bambino (all’allievo) con creatività, mettendolo nella condizione di sperimentare l’onnipotenza soggettiva, mentre lo accompagna verso una condivisione meno egocentrica della realtà. Solo che nella “Società della Conoscenza” che auspichiamo, con tutte le approssimazioni del caso, ogni utente è al contempo madre e bambino dell’Altro e, insieme all’Altro, si dispone a condividere il gioco della libera ri-creazione del mondo.

Una disposizione estranea alle mitologie e ai paradigmi della nostra epoca, anzitutto per la forte concentrazione sull’io tipica del nostro tempo che ci fa diventare un po’ come quelle madri “non sufficientemente buone” che si dimostrano incapaci di giocare al gioco della libera ri-creazione del mondo e riescono a portare al bambino soltanto il mondo per come lo vedono loro, lasciandolo nella unica condizione di accondiscendere).

Il cittadino sufficientemente buono dell’ipotetica “Società della Conoscenza” è, invece, colui che è in grado di operare una sottrazione delle proprie proiezioni, affinché l’Altro non diventi la mera riproduzione delle sue forme interiori, dei suoi narcisismi, delle sue precomprensioni biografiche, o la ansiosa ricerca di questi. Il cittadino sufficientemente buono dell’ipotetica “Società della Conoscenza” è in grado di operare un decentramento da sé a favore di questo Altro, al quale apparteniamo più profondamente di quanto non si sappia o creda e a cui solo attraverso questo sforzo, in cui l’Io si sottrae, è possibile accedere (Mottana, 2002) dando forma a quello spazio potenziale in cui si genera la conoscenza.

Il questo senso, il divario psicologico che mi sembra si debba colmare, e su cui credo sia necessario lavorare, è direttamente proporzionale al disinvestimento pedagogico che coinvolge le società occidentali e che si manifesta nella totale assenza di un’educazione ai processi creativi che definiscono le modalità profonde con cui la conoscenza si produce e si diffonde, mentre si continua ad investire sull’idea di un mondo che, almeno in potenza, sembrerebbe in grado di sopravvivere di pura in-formazione, di conoscenze non ri-create ma trasmesse e supportate da una tecnologia -appunto- dell’informazione e dell’istruzione che, non a caso, tende a universalizzarsi attraverso la lotta (almeno dichiarata) al digital e al cultural divide.

La rete rappresenta, per ora, una grande opportunità che si dà nel più “grande spazio pubblico che la storia abbia mai conosciuto” (Rodotà, 2006): stringere un patto tra qualcuno che ha qualcosa da dire, mostrare, rappresentare, e qualcuno che cerca quella cosa, fatta in quel modo, detta così, in quel dato modo rappresentata, superando nei fatti, o comunque mettendo a repentaglio, il concetto di autorevolezza che ha dettato sin qui la distribuzione del sapere; superamento che non significa la deriva dell’incompetenza, bensì la possibilità per molti competenti, capaci, ma occulti o occultati dalle forme selettive di distribuzione dell’autorevolezza (mercati, censure, regimi, etc.), di trovare un luogo in cui la loro voce abbia risonanza, semplicemente stringendo, come insegnava Pier Paolo Pasolini (1990) in tempi non sospetti, un patto con il lettore: l’Altro -appunto- che mi è diverso e mi somiglia, il solo “[…] degno di ogni più scandalosa ricerca”.

Ma, per costruire una “Società della Conoscenza” è necessario non fermarsi a contemplare entusiasti questo scenario e, insieme alla sutura del digital e del cultural divide, iniziare a predisporre percorsi educativi e formativi in grado di guidare l’uomo contemporaneo a prendere possesso di quella complessità necessaria a penetrare e utilizzare la rete quale spazio potenziale dell’incontro ri-creativo con l’Altro.

Con il concetto di “psychological divide” intendiamo sottolineare che, per quanto si possa supporre una riorganizzazione in atto della conoscenza umana e dei suoi modelli (una sorta di lungo ponte che forse tra qualche decennio sapremo definire in maniera più adeguata), la rivoluzione che attraverso le tecnologie informatiche sta segnando l’agire umano, non ha ancora trovato piena corrispondenza in una eguale evoluzione psichica. Mentre il corpo dell’uomo contemporaneo è sempre più immerso in un ambiente di stimoli, informazioni, immagini, connessioni, comunicazioni che lo coinvolgono in uno spazio-tempo apparentemente senza soluzione di continuità, in cui oggetti e soggetti si danno tutti contemporaneamente sotto lo stesso sguardo; la sua psiche è ancora legata a quella razionalità meccanicistica che, dall’invenzione dell’alfabeto in poi, ha caratterizzato il suo cammino tecnologico e ancora permea il suo pensare. Per questo strumenti come il computer e la rete, che esemplificano la possibilità di un approccio complesso, rizomatico, non sequenziale e serendipico al sapere, faticano a imporre il loro vero primato evolutivo, mettendo in luce quell’area che abbiamo chiamato “psychological divide” e che tutti coinvolge in uno sguardo che troppo somiglia a quello con cui la regina dell’Amleto shakespeariano osserva il mondo e le sue cose: “Non vedete nulla, là?”, le chiede Amleto, e lei: “Proprio niente; eppure vedo tutto quello che c’è”.

La costruzione di una “Società della Conoscenza” deve necessariamente fare lo sforzo di guadare oltre questo “tutto quello che c’è”, educando ogni cittadino all’incontro con l’Altro nello spazio autentico di una conoscenza non disciplinata e generata da quel sapere che sta a monte d’ogni recinzione del sapere e ne è costitutivo: l’immaginazione creativa, potenza capace di miscelare la materia prima del dentro-di-me e del fuori-da-me e, al contempo, di generare, da questi e attraverso questi, nuova conoscenza; aculeo dei sensi in grado di trasformare qualsivoglia definizione del mondo e delle cose in una figura retorica che, mentre si allontana da ogni verità condivisa, né abbraccia un’altra, altre, più sottili e spesso più invisibili, ma non meno degne di essere osservate, gridate, reclamate.

È chiaro e evidente che un tale mutamento risponde ad una complessità di interventi che contemplano ma non si risolvono unicamente nella rete, nelle sue possibilità o nel superamento dei suoi limiti, ma coinvolgono la società tutta, in primo luogo nelle sue strutture educative che devono riequilibrare i processi dell’apprendimento affiancando al profilo del metodo scientifico un profilo, potremmo dire: “extrametodico della verità” che chiami in causa tutte quelle forme di accesso al sapere non governate dal regime della prova, ridimensionando radicalmente la visione ontologica della verità che ha dominato tutta l’età moderna (e che ancora è retaggio di un sentire più che comune) per modificare il sistema articolato per “trasmettere verità” che oggi ci travolge, in un sistema capace di “costruire conoscenza”.

La rete e le tecnologie annesse, esemplificano e promettono questa possibilità, ed è per questa ragione che il limitarsi ad un loro uso poco più che meccanico appare oggi non solo gnoseologicamente inconcepibile, ma forse anche moralmente eccepibile.

Massimo Silvano Galli





Il mese scorso Blizzard ha annunciato che sta sviluppando l’attesissmo sequel di StarCraft e BroodWar: StarCraft II. Anche questo episodio si configura come un RTS, un gioco di strategia in tempo reale. Come il primo episodio anche in StarCraft II sarà basato sul contrapporsi di grandi eserciti di numerose unità. Le razze caratteristiche del gioco rimangono sempre le stesse: Protoss, Terran e Zerg. Naturalmente saranno introdotte nuove unità con abilità e caratteristiche specifiche. Anche la storia di StarCraft II proseguirà da dove è finita quella di BroodWar. La raccolta delle risorse sarà sempre la stessa, ovvero saranno due quelle da raccogliere: i cristalli ed il gas vespene. Le risorse saranno indispensabili per costruire unità, strutture e fare gli upgrade.

StarCraft 2 è completamente basato su di una nuova tecnologia sviluppata interamente da Blizzard e chiamata IK System. Tale tecnologia serve per dare maggiore dinamicità agli scenari, visualizzare sfondi e consente di inclinare la visuale della telecamera rendendo il gioco maggiormente coinvolgente e spettacolare. L’uscita di StarCraft II sarà probabilmente nel corso del 2008, Blizzard intanto ha rilasciato tre filmati che anticipano come sarà effettivamente il gioco: l’Artwork Trailer, il Cinematic Trailer, ed il Gameplay Trailer. Il rilascio di StarCraft II è previsto in contemporanea per piattaforma PC e Mac, mentre non è attualmente prevista una versione per console.





In risposta alle richieste da parte dei ricercatori che operano all’interno di istituzioni governative, università e aziende che si occupano di generi alimentari è stato creato il primo forum internazionale che permette ai ricercatori di collaborare per le ricerche in materia di valutazione d’esposizione.

Questo strumento è chiamato Rete di Ricerca CREMe (CRN, CREMe Research Network), accessibile in 2 possibili modi diversi.

La mancanza di dati condivisi, l’incompatibilità di formato tra dati e database obsoleti sono alcune delle ragioni per cui questo tipo di network risponde alle esigenze degli specialisti internazionali in campo di valutazione d’esposizione.

All’interno dell’Unione Europea i ricercatori si stanno rendendo conto che il loro lavoro è ostacolato dalla mancanza di scambio di informazioni tra quelli di loro che operano in aree geografiche diverse, tra organizzazioni governative ed aziende e persino tra ricercatori che lavorano a breve distanza.

Invece che collaborare, spesso le unità di ricerca lavorano separatamente, senza consultare altri esperti. Questo fa sì che i ricercatori possano contare soltanto su database obsoleti o su informazioni valide per poco tempo.

La CREMe Software Ltd., azienda irlandese leader mondiale nelle valutazioni probabilistiche di esposizione, offre una soluzione a questi problemi. Difatti ha creato un network al quale solo ricercatori, consulenti o dirigenti altamente qualificati hanno accesso, il CRN.

Lo scopo del CREMe Research Network è proprio quello di permettere ai ricercatori di collaborare e interscambiarsi dati a livello internazionale ed assicurare loro l’accesso a dati più aggiornati e informazioni affidabili.

Ogni membro riceve periodicamente e-mails contenenti gli aggiornamenti sugli principali problemi che son stati discussi all’interno del network. I membri son poi incoraggiati a contribuire alle discussioni condividendo le loro abilità e conoscenze. In cambio ricevono in via esclusiva relazioni, pubblicazioni, articoli e l’accesso ai consigli e all’esperienza di altri esperti del settore.

I membri del network possono discutere di problemi attuali all’interno del Forum del CRN, con messaggi privati o utilizzando la Chat interna. Possono anche decidere se condividere i loro dati con altri o meno. Se un membro decide di condividere i suoi dati viene ricompensato ricevendo un insieme di dati da altre organizzazioni che fanno parte del network.

Esistono 2 livelli di appartenenza al CRN:

•           Accesso solo al Forum del CRN: i ricercatori possono accedere al forum di esperti internazionali e hanno la possibilità di parlare di importanti argomenti scientifici con esperti del loro stesso settore o di settori correlati. Possono vedere i rapporti pubblicati da tutti gli altri membri all’interno del CRN. Tale livello di associazione è gratuito.

•           Associazione completa: se i ricercatori sottoscrivono l’utilizzo del software online (CREMe 2.0) per le valutazioni d’esposizione, ottengono automaticamente completo accesso al CRN, il che permette loro di esser parte di un gruppo di esperti in continuo ampliamento e condividere conoscenze, abilità, dati e relazioni riguardanti le loro rispettive analisi di sicurezza.

Riassumendo, un membro del CRN (che non utilizza il CREMe 2.0) ha accesso a:

•           Un team internazionale di esperti e ricercatori per l’interscambio di idee

•           Dei rapporti di ricerca esclusivi CREMe e articoli di ricerca che non sono pubblicamente disponibili

•           Un Forum online con l’elenco dei membri e la possibilità di scambiare dati e risultati con altri ricercatori

•           Un Forum per richiedere relazioni specifiche o articoli di particolare interesse

•           Una Chat riservata ad esperti e ricercatori.

Utizzando il CREMe 2.0 gode di ulteriori benefici, oltre all’accesso al CRN:

•           Può valutare il rischio con modelli matematici scientificamente riconosciuti

•           Dispone di banche dati in ampliamento disponibili per la valutazione del rischio

•           Può usare High Performance Computing per un’analisi veloce dei dati

•           Ha accesso ai dati messi a disposizione dai membri del CRN per calcolare le valutazioni d’esposizione.

I ricercatori condividono dati e comunicano online, usando sia i propri dati che quelli ottenuti da altri database. I risultati e le relazioni son generate utilizzando i modelli matematici scientificamente riconosciuti della CREMe e il sistema di High Performance Computing.

Per diventare un membro di questo potente network, i ricercatori interessati devono mandare un’email alla CREME Software e richiederne l’accesso personale. Una volta che la richiesta viene approvata,  riceveranno i dettagli per il loro login (accesso) e potranno iniziare a beneficiare immediatamente dei vantaggi del CRN.

PROGETTI INTERNAZIONALI DI RICERCA ALL’INTERNO DEL CRN

L’Unione Europea incoraggia la ricerca e il progressivo sviluppo tecnologico in Europa attraverso il suo settimo Framework Programme (FP7). 

Tra il 2007 e il 2013 l’UE finanzierà, infatti, un grande numero di attività di ricerca a livello comunitario. Il CRN sarà il catalizzatore di ciò per i ricercatori nel campo dell’alimentazione, degli alimenti, della sicurezza dell’ambiente e dei cosmetici, dello sviluppo di prodotti e della sicurezza internazionale da agenti chimici, offrendo un’area all’interno del Forum del CRN in cui i ricercatori potranno far conoscere i programmi del FP7 e richiedere collaborazione scientifica ad altri membri del CRN. Il gruppo potrà poi presentare una richiesta di finanziamento all’UE per i membri coinvolti.

La CREME Software Ltd. sta attualmente cercando collaboratori per il FP7 nelle seguenti aree:

-           Salute,

-           Alimenti, Agricoltura and Pesca, Biotecnologia,

-           Ambiente.

IL CRN E LA REACH

Con la REACH – European Regulation for the Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals (Regolamentazione Europea per la Registrazione, Valutazione ed Autorizzazione di Agenti Chimici) – che entrerà in vigore da Giugno 2007, il numero di organizzazioni che avranno bisogno di valutare i rischi per i consumatori derivanti da agenti chimici sicuramente aumenterà. Quindi anche il numero di domande sulla legislazione è destinato ad aumentare. Il CRN riunisce  esperti ricercatori in possesso di tutte le capacità necessarie per valutare l’esposizione chimica ed esperti della REACH che dispongono delle informazioni rilevanti per quel che riguarda quali sostanze chimiche debbano essere valutate e come effettuare una valutazione d’esposizione ad agenti chimici. Il CRN ha l’obiettivo di semplificare la comprensione della REACH e trovare e condividere soluzioni a problemi comuni a numerose organizzazioni.

La regolamentazione REACH incoraggia la condivisione di dati per valutare il livello  d’esposizione, per ridurre così i test sugli animali. Il CRN sostiene la riduzione dei test sugli animali offrendo una struttura online di condivisione di dati che può esser utilizzata solo da chi si è iscritto alla REACH. Il Forum del CRN, inoltre, offre una sezione dedicata alle domande più frequenti (FAQ) sulla REACH, dove i membri del CRN che son interessati possono aggiungere le loro domande sulla REACH e ricevere poi le risposte da parte degli impiegati della CREMe o da altri membri del CRN il più velocemente possibile.

IL CRN E LE VALUTAZIONI DI SICUREZZA DEI PRODOTTI

Il CRN è un completamento ideale per il software online CREMe 2.0 che offre modelli scientificamente riconosciuti  per le valutazioni d’esposizione ad agenti chimici e database che permettono agli analisti di creare relazioni accurate sul livello di consumo di agenti chimici per caratteristiche socio-demografiche chiave per tutto il mondo.

Paesi diversi pongono diversa attenzione sulla valutazione della sicurezza a livello chimico nei prodotti ma i problemi riscontrati dai ricercatori e i pericoli per i consumatori sono ovunque gli stessi. Usando il CRN e il software online CREMe 2.0 per la valutazione della sicurezza dei prodotti, i ricercatori, le autorità governative e le aziende possono collaborare ed accertarsi di utilizzare e disporre delle migliori tecniche disponibili a livello internazionale.

Per produrre risultati dettagliati e scientificamente assodati, un’analisi dev’essere  effettuata utilizzando dei dati sui consumi che siano aggiornati e completi, messi a disposizione per un ampio numero di aree del mondo e offerti dai membri del CRN.

I dati sono poi analizzati e gli analisti possono identificare i codici degli agenti chimici a cui sono interessati, utilizzando l’opzione “ricerca di gruppo” del software CREMe 2.0. Questo permette agli analisti di individuare velocemente prodotti con caratteristiche chimiche simili e raggrupparli insieme in vari gruppi. Un ricercatore sugli alimenti potrebbe, ad esempio, creare un certo numero di gruppi di tipi di pane e misurarne la diversa concentrazione di acido folico.

Il software CREMe 2.0 contiene modelli specifici per valutare i livelli di consumo, come il database sul consumo di cibo, strumenti per la creazione di gruppi di alimenti, quote di mercato, fedeltà alla marca e concentrazione chimica di prodotti di marca e modelli probabilistici per gestire la variabilità e l’incertezza. Per variabilità si intendono le naturali differenze di caratteristiche e abitudini alimentari tra consumatori. Si tratta di differenze naturali, come il peso corporeo di una persona o differenti abitudini nutrizionali, all’interno di una popolazione o addirittura di una singola persona dovute ad abitudini alimentari che variano nel tempo.

Se i dati per un prodotto specifico devono essere valutati per i loro effetti nel lungo periodo, ci potrà essere qualche incertezza nei valori da assegnare ad essi. Incertezza significa che c’è un’effettiva mancanza di informazioni. Per esempio, se l’esatta concentrazione di un pesticida in un particolare alimento che viene consumato non è perfettamente nota, l’analista sarà effettivamente incerto circa il valore di concentrazione chimica in ogni singolo alimento.

Questi problemi son gestiti dal software CREMe 2.0 usando un metodo probabilistico per le valutazioni d’esposizione (o Metodo Monte Carlo). Questo metodo di calcolo è molto utilizzato in altre aree di analisi del rischio, come l’analisi del rischio finanziario. Il Metodo Monte Carlo ha il vantaggio di riuscire a superare il problema sia della variabilità che dell’incertezza e quindi produrre risultati molto più accurati rispetto a quanto possibile con metodi di calcolo conservativi e deterministici.

Lo strumento CREMe 2.0 non facilita soltanto la ricerca, ma anche l’analisi di mercato. I prodotti presenti sul mercato che possono contenere elementi chimici di interesse possono esser analizzati per ottenere informazioni sulle quote di mercato e sulla fedeltà alla marca e si può inoltre analizzare l’impatto di prodotti di marca sulla salute dei consumatori.

Una volta che l’analista ha finito di inserire tutti i dati nel sistema, vengono calcolati i livelli di esposizione per i gruppi demografici prescelti tra l’intera popolazione. Se devono esser calcolati i dati di utilizzo medio della fascia di età di consumatori “adolescenti” o la popolazione ad alto rischio del 95^ percentile degli uomini pensionati, CREMe 2.0 dà ai ricercatori tutte le possibilità di cambiare le impostazioni. I risultati vengono calcolati in termini di assunzione di composti chimici in mg per giorno (oppure assunzione in mg per kg di peso corporeo al giorno). Il vantaggio del metodo CREMe è che tutti i risultati son generati con gli intervalli di confidenza.

Questi set di dati vengono poi combinati in un modello stocastico. A causa della natura stocastica di questo processo il calcolo dev’essere ripetuto più volte, scorrendo ogni volta tutti i dati sul consumo di cibo ed assegnando un valore di concentrazione al valore di entrata ad ogni calcolo. Ripetendo questo processo l’analista può calcolare il “valore atteso” delle statistiche di interesse. Inoltre l’analista può così avere un resoconto sugli intervalli di confidenza.

FUTURO SVILUPPO DEL CRN

Il CRN è stato lanciato nel Febbraio del 2007 ed è stato ben accettato dal gruppo di esperti iniziale. Tra i suoi membri ci sono università, aziende ed istituzioni governative d’Irlanda, Italia, Belgio, Spagna, Francia, Giappone, Svizzera, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Gran Bretagna e USA. L’azienda vuole incoraggiare i ricercatori che lavorano nel settore chimico, degli alimenti, dei cosmetici e dell’ambiente ad aderire al suo network per aumentare così la loro stessa rete di esperti collaboratori a livello internazionale. Mentre il CRN cresce, cresce anche il suo valore agli occhi dei ricercatori. Aiutaci a modellare il futuro del CRN, diventandone un membro e diventando parte del più potente network per la valutazione d’esposizione chimica di alimenti e prodotti per la cura del corpo.

La CREMe Software Ltd.

La CREMe promuove la salute e il benessere aiutando le istituzioni organizzative, le autorità responsabili per la sicurezza e le aziende operanti nel settore alimentare e in quello dei prodotti chimici e per la cura della persona a valutare accuratamente i livelli d’esposizione chimica dei consumatori.

L’Autore

Cronan McNamara é il Direttore Generale e Fondatore della CREMe Software Ltd. di Dublino, Irlanda. La CREMe vuole migliorare la salute e il benessere della popolazione, aiutando le aziende, i governi e i ricercatori a valutare accuratamente e facilmente i livelli d’esposizione dei consumatori a nutrienti, additivi, migranti nei materiali, pesticidi ed agenti chimici.

Cronan si é laureato in Fisica all’UCD e ha conseguito un Master in Computing al TCD. Dopo aver lavorato nel settore dell’analisi del rischio finanziario presso la Merrill Lynch Capital Markets Bank di Dublino, Cronan é tornado al Trinity College per gestire lo sviluppo del modello e del software per il 7^ EU Framework (Progetto  Monte Carlo) e seguire il 6^ EU Framework (Progetto NOFORISK) e il Progetto CREMe finanziato dalla Enterprise Ireland.

In Aprile 2005 Cronan ha fondato la CREMe Software Ltd. per portare ad un pubblico più ampio i benefici dei software e dell’esperienza sviluppata nei programmi di ricerca già citati. 

www.cremesoftware.com/it/

info@cremesoftware.com

+353 1 896 3847





INTRODUZIONE

Oggi più che mai, ci sono una miriade di sostanze chimiche nei prodotti cosmetici e per l’igiene personale utilizzati dalla popolazione. Ogni agente chimico assunto da solo può anche non essere nocivo, ma combinato con altri a causa delle nostre diverse abitudini di utilizzo dei prodotti suddetti, può comportare il rischio di alti livelli d’esposizione a sostanze potenzialmente nocive.

Analizzando molti dati campione relativi alle abitudini d’uso dei consumatori, includendo tutti gli agenti chimici contenuti nei prodotti utilizzati, possiamo ottenere un quadro migliore di quanto la salute delle persone sia influenzata dalle relative scelte di consumo.

Questo articolo è scritto per gli analisti della sicurezza dei cosmetici che operano all’interno di organizzazioni governative, per autorità governative, per reparti di R&S in aziende specializzate nel settore dei cosmetici, dei prodotti per l’igiene personale e nell’esposizione chimica. L’articolo esplora la migliore pratica attuale per la valutazione d’esposizione della sicurezza dei cosmetici, includendo un’analisi di alcune problematiche che si presentano in quest’area.

VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA DI PRODOTTI COSMETICI E PER L’IGIENE PERSONALE:

La valutazione di sicurezza dei prodotti (cosmetici e per l’igiene personale) è un processo di stima dei prodotti consumati dal pubblico per valutare i livelli d’esposizione a sostanze potenzialmente pericolose come coloranti e conservanti.

La prima fase di questo processo è la valutazione d’esposizione. Per calcolare i livelli d’esposizione della popolazione a prodotti ed agenti chimici, servono i seguenti input:

• Ampi insiemi di dati sulle abitudini alimentari dei consumatori

• Insiemi di dati sulle concentrazioni chimiche e nocive

• Insiemi di dati sulle quote di mercato delle marche nel mercato

• Insiemi di dati sulle caratteristiche socio-demografiche della popolazione, come l’età, il peso, il sesso, etc.

• Insiemi di dati sui gruppi di alimenti

• Altri insiemi di dati

Questi insiemi di dati sono combinati in maniera analitica per calcolare il consumo di sostanze chimiche o nocive per ogni membro della popolazione.

PERCHE’ CONCENTRARSI SULLA VALUTAZIONE DI SICUREZZA DEI PRODOTTI?

Le organizzazioni normative governative e gli assessori alla sicurezza hanno l’obbligo di assicurare che i prodotti presenti sul mercato e venduti nella loro giurisdizione siano sicuri per la popolazione. Non solo sono interessati ai rischi acuti per la salute provocati da sostanze pericolose, ma sono anche preoccupati per gli effetti di lungo periodo sulla salute dovuti all’esposizione cronica ad agenti chimici. Non si preoccupano soltanto di agenti chimici singoli contenuti in prodotti singoli, ma piuttosto d’esposizione aggregata a agenti chimici multipli contenuti da un’ampia gamma di prodotti.

Malgrado i doveri morali e legali di governo, il beneficio economico di capire queste problematiche è significativo. Il costo per il governo dei conti per la salute per malattie che potrebbero essere prevenute con il consumo dietetico è alto perciò comprendere l’importanza della valutazione d’esposizione è economicamente benefico per le finanze statali.

Per le grandi aziende produttrici di alimenti, il costo per la comunicazione con gli enti normativi riguardante ingredienti nuovi o innovativi può essere immenso. Le compagnie hanno bisogno di essere sicure che i prodotti che presentano sul mercato non causino effetti negativi alla salute dei consumatori anche nel lungo periodo anche nel caso in cui vengano combinati con tutti gli altri prodotti consumati dalla popolazione.

Dal punto di vista positivo, altri ingredienti come i nutraceutici possono avere effetto positivo sulla salute della popolazione se assunti in modo corretto. È necessario comprendere i livelli di assorbimento di questi ingredienti così come quelli di ingredienti potenzialmente pericolosi per promuovere la salute pubblica. Puo’ essere utile rispondere a domande tipo quelle seguenti: basandoci su una quota di mercato del 5% di un prodotto innovativo con un ingrediente nutraceutico, che beneficio complessivo per i consumatori si otterrebbe? Basandoci su un incremento delle quote di mercato del 2%, quale sarebbe poi il beneficio atteso per la salute dei consumatori?

PROBLEMATICHE SULLA VALUTAZIONE DI SICUREZZA DI ALCUNI CAMPIONI DI PRODOTTI

DATI MANCANTI O INSUFFICIENTI

Un problema che emerge regolarmente quando gli analisti devono fare una valutazione di sicurezza di un prodotto è che non hanno i dati, anche se certamente possono essere trovati, se si chiede alle persone giuste di fornirli loro. I nuovi sistemi online di valutazione di sicurezza dei prodotti facilitano la condivisione di dati tramite internet e la collaborazione all’interno di organizzazioni così come tra organizzazioni diverse.

Dove c’è un’autentica mancanza di dati, l’analista deve imputare i dati sia utilizzando un insieme di dati con caratteristiche simili o consultando degli esperti. Ma questi dati saranno comunque incerti. Un sistema di valutazione di sicurezza di prodotto efficace dovrebbe permettere di inserire una gamma di dati per un valore inserito o una funzione di probabilità per descrivere dati mancanti o incerti. Questa incertezza viene poi trattata appropriatamente e diffusa correttamente tramite l’analisi.

GESTIONE DI VASTI INSIEMI DI DATI

Gli insiemi di dati sul consumo di prodotti sono ampi. In alcuni casi possono comprendere da 300.000 a 1.000.000 di voci, ognuna delle quali contiene generalmente 20 o più campi. Ne’ Excel ne’ ogni altro strumento per PC possono effettuare delle analisi dettagliate di ogni singolo caso di consumo che richieda la concentrazione chimica. Inoltre, dove c’è incertezza o variabilità dei dati inseriti, il sistema deve ripetere il calcolo un gran numero di volte per valutare lo scenario che si presentera’.

È essenziale un sistema per l’analisi della sicurezza che sia in grado di gestire un ampia quantità di dati e che riesca a calcolare rapidamente e ripetutamente le possibilità per ogni dato d’entrata. È importante usare un insieme completo di dati e metodi computerizzati più potenti per analizzarli (per ulteriori informazioni su ciò, si legga il paragrafo seguente).

INCOMPRENSIONE DEI RISCHI UTILIZZANDO STATISTICHE CONSERVATIVE

Come detto sopra, un sistema efficace per la valutazione di sicurezza di prodotto dovrebbe utilizzare un insieme di dati sul consumo completo per permettere valutazioni d’esposizione accurate e con un buon livello di dettaglio. Ciò facilita analisi accurate delle caratteristiche socio-demografiche della popolazione che può essere a rischio (per esempio i bambini o consumatori finali con un alto consumo).

Un problema comune nell’area della valutazione della sicurezza è l’uso di stime conservative e deterministiche d’esposizione. Queste stime si ottengono moltiplicando tra loro due dati ultra-conservativi (per esempio un consumo di un prodotto supposto estremamente alto per il limite legale massimo di concentrazione chimica e partendo dall’ipotesi che venga assorbito l’agente chimico per intero). Mentre queste stime conservative sono progettate per assicurare che la popolazione sia protetta dall’esposizione chimica, esse non offrono nessuna spiegazione degli attuali livelli d’esposizione chimica a cui è sottoposta la popolazione.

Non è importante valutare soltanto l’esposizione basata su un approccio conservativo, ma anche come tale livello d’esposizione venga raggiunto dalla popolazione. Ciò è possibile solo attraverso un’analisi dei dati sui casi di nutrizione e con l’uso di tutti i dati disponibili.

COMPLESSITÀ DEI DATI

Ci sono migliaia di alimenti disponibili sul mercato, migliaia di marche e centinaia di pericoli potenziali nella catena alimentare. Da dove si può partire?

Un buon sistema di valutazione di sicurezza dovrebbe permetterle di aggiornare gli insiemi di dati utilizzati nelle strutture dove il significato dei dati è chiaro e cristallino. Dovrebbe anche darle la struttura e i modelli per analizzare i dati facilmente ed efficacemente.

Per esempio, i casi di consumo di prodotti diversi e dettagliati devono essere acquisiti in una tabella sull’utilizzo di prodotti; le informazioni demografiche dovrebbero essere inserite ordinatamente in una tabella demografica; la concentrazione delle sostanze pericolose dovrebbe essere facilmente inserita in una tabella apposita. Le concentrazioni dovrebbero essere assegnate al livello di gruppo di prodotto (ad esempio “tutti gli shampoo”), al livello di codice di prodotto (ad esempio “tipo di shampoo”) o al livello del codice della marca (ad esempio shampoo della Marca X, 500ml, bottiglia).

ESPOSIZIONE AGGREGATA AD AGENTI CHIMICI MULTIPLI

Il rischio di danni provocato dall’assorbimento di una sostanza chimica da un particolare cosmetico o prodotto di igiene personale può essere molto basso, ma se viene combinato con altre sostanze chimiche, il rischio può aumentare significativamente. Ma come si può calcolare tale rischio?

Questa è una valutazione d’esposizione chimica aggregata che dev’essere gestita statisticamente per stimare la sicurezza della popolazione dagli agenti chimici multipli. Quando si ha a che fare con l’assorbimento di agenti chimici da parte di consumatori finali, non risulta che il 95^ percentile dell’agente chimico A + il 95^ percentile dell’agente chimico B = il 95^ percentile dell’agente chimico (A+B). In altre parole, i numeri hanno bisogno di essere utilizzati da un sistema convalidato di valutazione di sicurezza cosi’ che si possano comprendere le tendenze d’esposizione aggregata e le statistiche.

UN’OCCHIATA NELLA SCATOLA NERA

I modelli usati nei calcoli della valutazione di sicurezza devono essere trasparenti e chiari per l’utente su come lavorano e calcolano. Quindi la pubblicazione pubblica e il fac-simile dei metodi e i metodi utilizzati per effettuare le valutazioni di sicurezza son essenziali.

Inoltre i dati in uscita da ogni livello di calcolo, includendo ogni livello di decisione presa dal software in base alle probabilità dei dati inseriti dagli utenti, hanno bisogno di essere a disposizione dell’utente per lo scrutinio al fine di eliminare ogni possibilità di scatola nera nei modelli o nel software.

ESPOSIZIONE CRONICA ED ESPOSIZIONE ACUTA

I set di dati sui prodotti consumati dalla popolazione sono raccolti per un certo periodo di tempo. Ciò significa che la valutazione che si sta facendo riflette l’esposizione ad agenti chimici nel breve periodo (esposizione acuta). È importante trasformare questi risultati acuti in stime d’esposizione croniche o di lungo periodo, utilizzando dei metodi convalidati.

MANCANZA DI INFORMAZIONI SULLA MARCA NEGLI INSIEMI DI DATI

La grande maggioranza dei set di dati sull’utilizzo di prodotti non documentano informazioni sulla marca attuale dei prodotti consumati in ogni evento d’uso. Questo è un problema importante dato che la concentrazione chimica può variare significativamente da una marca all’altra.

Un sistema efficace di valutazione di sicurezza dei prodotti permette all’utente di inserire nel sistema informazioni sulle quote di mercato e sulla fedeltà alla marca per valutare l’esposizione chimica nei prodotti di marca.

CONVERSIONE DELL’ESPOSIZIONE IN EFFETTI ATTUALI NEGATIVI PER LA SALUTE

Se abbiamo esposizioni acute e croniche accurate degli individui ad agenti chimici aggregati, dobbiamo valutare se è probabile che queste esposizioni portino effetti negativi per la salute. Ciò può essere calcolato con l’aiuto di modelli “dose-risposta” (modelli in cui si valuta la reazione dei consumatori a cambiamenti di quantita’ di agenti chimici o alimenti consumati), che devono essere forniti da opinioni di esperti o da esperimenti fatti in laboratorio.

AUTOMAZIONE DELLE ATTIVITÀ RIPETITIVE PER RISPARMIARE TEMPO

Una volta che son stati strutturati e caricati i principali set di dati nel sistema di valutazione di sicurezza del cibo (cioè dopo che son stati caricati i principali set di dati e creati i gruppi), questi insiemi di dati sono subito disponibili per l’uso di tutte le valutazioni di sicurezza future che abbiano bisogno di essere fatte.

Ora si dovrebbe effettuare una nuova valutazione nel sistema in maniera più chiara: si può semplicemente caricare una piccola quantità di nuovi dati o aggiornare alcuni dei dati già esistenti. Si potrebbe anche copiare dei dati dallo spazio pubblico condiviso su internet, se li si desidera usare.

Dopo che si hanno caricati e modificati i nuovi dati, è sufficiente un “click” per far partire la valutazione attraverso il sistema e produrre un rapporto che delinei i dati d’entrata e d’uscita della valutazione. I seguenti compiti di routine possono essere fatti regolarmente e il lavoro necessario è ridotto ad un semplice processo:

• Far valutazioni di routine basate sui dati dei residui di nuovi pesticidi o contaminanti provenienti dal programma di monitoraggio di routine

• Far valutazioni di routine basate su nuove informazioni sulle quote di mercato

• Rifare analisi individuali per le caratteristiche socio-demografiche

• Rifare analisi con supposizioni conservative per testare la probabilità.

Come vorrebbe un sistema che le permettesse di aumentare facilmente il numero di analisi da poter fare regolarmente?

PROCESSI CHIAVE COINVOLTI NELLE VALUTAZIONI DI SICUREZZA

VALUTAZIONE DI SICUREZZA E RELAZIONI NORMATIVE

Sapere dove si può stare con la normativa: comunicare efficacemente con il governo o altri azionisti. Comunicare sulla base di dati scientifici solidi con i colleghi di organizzazioni simili.

R&S E SVILUPPO DI NUOVI PRODOTTI

Le tecniche di valutazione d’esposizione e sicurezza son utilizzate per valutare l’impatto potenziale a diversi livelli di quota di mercato per nuovi prodotti. Ciò può essere tradotto in messaggi PR positivi, come il seguente: “I nostri prodotti fortificati ridurranno le possibilità dell’effetto negativo A nella nostra popolazione del 50-70% entro i prossimi due anni”.

Le valutazioni efficaci per la sicurezza dei prodotti, inoltre, ridurranno il rischio di reclami costosi per prodotti e il conseguente pericolo per la reputazione del produttore, dovuti a problemi di sicurezza.

ACQUISIZIONE DI NUOVI PRODOTTI / AZIENDE

Valutare le problematiche di sicurezza legate ad alcune acquisizioni di nuovi prodotti da altre aziende: sono sicuri questi prodotti per i consumatori? Sono sicuri se vengono combinati con altri? Sono sicuri quando sono combinati con un tipico paniere di prodotti usati dalla popolazione?

Sono aumentati i benefici per la salute della popolazione dopo l’acquisizione di questi prodotti o aziende o incrementando le nostre quote di mercato del 30%? Di quanto è migliorata la salute?

MARKETING

Capire i modelli di uso di prodotti della popolazione può rivelare informazioni preziose per gli uffici marketing delle aziende. Può anche portare forti messaggi di marketing, dato che i suoi benefici son scientificamente convalidati. Per esempio, una scoperta chiave di un recente studio sulla valutazione d’esposizione ha dimostrato che per alcuni prodotti la quantita’ di prodotto utilizzata ad ogni applicazione era inversamente proporzionale alla frequenza d’uso dello stesso prodotto.

INTEGRAZIONE DEL CARICO DI LAVORO NELLA VALUTAZIONE DI SICUREZZA DI PRODOTTO

Utilizzare un sistema online che permette la collaborazione interna e con organizzazioni esterne facilita l’accesso ad informazioni importanti per gli azionisti chiave. In questo modo, ora si potrà comprendere, innovare e migliorare l’efficienza della propria organizzazione.

COLLABORAZIONE

La collaborazione è un importante aspetto della valutazione di sicurezza. Impegnare e coinvolgere gli azionisti chiave è un aspetto importante del processo. Ora gli esperti che operano in diverse aree possono lavorare insieme più facilmente per generare i risultati di cui hanno bisogno.

È essenziale aver accesso ai dati da gruppi diversi per massimizzare l’efficacia di una valutazione. Quindi la collaborazione online e’ una caratteristica importante per un sistema di valutazione di sicurezza di prodotto.

BENEFICI DI UN’EFFICACE VALUTAZIONE DI SICUREZZA DI PRODOTTI COSMETICI E PER L’IGIENE PERSONALE

Adottando dei metodi di valutazione di sicurezza di prodotto efficaci, la sua organizzazione può:

Per il suo staff interno:

• Effettuare valutazioni su tutte le problematiche di sicurezza efficienti e sicure basandosi su dati reali e scienza convalidata

• Risparmiare tempo esaminando efficientemente grandi set di dati, senza collegare il proprio PC

• Risparmiare tempo automatizzando compiti ripetitivi

• Collaborare con altre persone della propria organizzazione per condividere il carico di lavoro e le informazioni. Ogni esperto può così occuparsi della propria area di esperienza

• Collaborare con altre organizzazioni per aver accesso a maggiori dati, esperienza e informazioni.

Per la sua organizzazione:

• Gestire efficacemente e con sicurezza tutte le problematiche legate ai consumatori

• Comunicare efficacemente con tutti gli azionisti

• Essere preparata ad ogni problema o crisi per la sicurezza di qualsiasi alimento.

Il costo complessivo di valutazioni efficaci di sicurezza può essere significativamente ridotto adottando dei metodi di valutazione di sicurezza del cibo che siano efficaci.

CRITERI TECNICI DA CONSIDERARE PRIMA DI DECIDERE DA QUALE ORGANIZZAZIONE FARSI AIUTARE PER EFFETTUARE VALUTAZIONI DI SICUREZZA DI PRODOTTO

Se Lei pensa che potrebbe beneficiare di un sistema di valutazione di sicurezza di prodotto, qui sotto ci sono alcuni criteri che dovrebbe considerare prima di decidere da quale organizzazioni farsi aiutare:

• Il software è stato scientificamente revisionato e convalidato?

• Il software è nato con l’appoggio di esperti massini? Ha il supporto tecnico e scientifico entusiasta di esperti del settore?

• Il software permette di valutare l’esposizione aggregate ad agenti chimici multipli?

• Il software è in grado di gestire l’incertezza e la variabilità dei dati inseriti, cioè è in grado di accogliere le distribuzioni di probabilità o le gamme per i dati in entrata incerti o mancanti?

• Il software è in grado di gestire dei grandi set di dati da più di 1.000.000 di voci? Ed è veloce ad esaminare queste 1.000.000 di voci per migliaia di volte per valutare le probabilità possibili?

• Il software è disponibile online e permette la collaborazione e la condivisione d i dati all’interno di un’impresa e tra imprese?

• Il software consente di analizzare facilmente fino al livello più basso di calcolo e permettere di evitare ogni possibilità di scatola nera nei software?

• Il software dispone di modelli per occuparsi anche della quota di mercato e della fedeltà alla marca delle marche presenti sul mercato?

5 + 1 CRITERI NON-TECNICI DA CONSIDERARE PRIMA DI DECIDERE DA QUALE ORGANIZZAZIONE FARSI AIUTARE PER EFFETTUARE VALUTAZIONI DI SICUREZZA DI PRODOTTO

Qui sotto ci sono alcuni ulteriori criteri che dovrebbe considerare prima di decidere da quale organizzazioni farsi aiutare per le valutazioni di sicurezza di prodotto:

1. Esperienza

L’organizzazione scelta ha esperienza rilevante nel mio tipo di attività? Ha soddisfatto altri clienti?

2. Comprensione

Riesce a comprendere i miei problemi e difficoltà e, ancora più importante, Comprende le problematiche dei miei clienti?

3. Metodologia

Segue e implementa un processo affermato? Offre qualcosa in più di software? Il suo tipo di processo funzionerà per il mio lavoro?

4. Credibilità

Sembra credibile? Son pronto/a ad affidare il futuro della mia attività a questa azienda?

5. Integrità

Quanto è onesta nei miei confronti? Mi aiuterà a proteggere i miei clienti e la mia attività?

E infine

1. Passione

Ha la passione necessaria per riuscire nella propria attività, che poi si rifletterà su ciò che farà per la mia attività?

Ogni impegno con aziende esterne dovrebbe basarsi sulla partecipazione. È necessario condividere valori e credenze. Mentre tutte le attività dovrebbero essere svolte per ottenere un profitto, occorre anche un principio guida per il servizio di cura e al cliente.

La CREMe Software Ltd.

La CREMe fornisce alle organizzazioni gli strumenti intuitivi online necessari e le supporta per ottenere risultati di prima classe nell’area della valutazione di sicurezza degli alimenti e della valutazione del consumo di agenti chimici ed altri ingredienti.

Il CREMe 2.0 è un sistema online che permette alle organizzazioni di collaborare e condividere dati tra loro. Nel CREMe 2.0 ci sono spazi di collaborazione privata e per dati pubblici con dati e informazioni forniti dagli utenti della comunità.

Il CREMe 2.0 usa la tecnologia dell’high performance computing che è utilizzata dalle maggiori istituzioni finanziarie per valutare l’esposizione e il rischio al fine di calcolare accuratamente ed efficacemente l’esposizione della popolazione ad agenti chimici nei propri alimenti. Questa tecnologia è fornita tramite un’interfaccia online di facile utilizzo.

Tutte le informazioni su pericoli e consumi sono facilmente inserite o caricate nel sistema. Una volta che le informazioni son state caricate nel CREMe, il significato dei dati diventa chiaro per il sistema. Il CREMe si occupa della complessità di calcolare i livelli d’esposizione della popolazione ai suddetti pericoli.

Il CREMe fornisce dati in uscita ad ogni livello di calcolo, includendo ogni livello di decisione presa dal software in base alle probabilità dei dati inseriti dagli utenti. Questi devono esser messi a disposizione degli utenti per lo scrutinio al fine di eliminare ogni possibilità di scatola nera nei modelli.

L’Autore

Cronan McNamara é il Direttore Generale e Fondatore della CREMe Software Ltd. di Dublino, Irlanda. La CREMe vuole migliorare la salute e il benessere della popolazione, aiutando le aziende, i governi e i ricercatori a valutare accuratamente e facilmente i livelli d’esposizione dei consumatori a nutrienti, additivi, migranti nei materiali, pesticidi ed agenti chimici.

Cronan si é laureato in Fisica all’UCD e ha conseguito un Master in Computing al TCD. Dopo aver lavorato nel settore dell’analisi del rischio finanziario presso la Merrill Lynch Capital Markets Bank di Dublino, Cronan é tornado al Trinity College per gestire lo sviluppo del modello e del software per il 7^ EU Framework (Progetto Monte Carlo) e seguire il 6^ EU Framework (Progetto NOFORISK) e il Progetto CREMe finanziato dalla Enterprise Ireland.

In Aprile 2005 Cronan ha fondato la CREMe Software Ltd. per portare ad un pubblico più ampio i benefici dei software e dell’esperienza sviluppata nei programmi di ricerca già citati.

www.cremesoftware.com/it/

info@cremesoftware.com

+353 1 896 3847





Xkill è un programma che permette ti chiudere all’istante qualsiasi finestra aperta. Risulta molto utile nei rari casi in cui un’applicazione si blocca e vorremmo chiuderla rapidamente… Niente di più facile! Basta aprire il terminale e digitare il seguente comando:

xkill

A questo punto il puntatore del mouse assumerà le sembianze di un teschio. Non vi resta che cliccare sulla finestra desiderata per “ucciderla” all’istante!

Vi consiglio inoltre di assegnare una scorciatoia da tastiera a questo comando per poterlo lanciare più velocemente..

Daniele Reviglione - Ubuntu Blog