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the store - centro comerciale

Evoluzione e tecnoligia nella frontiera del commercio su internet: questo è ciò che offre Store Digitale Online, il portale per lo shop on line del celebre circuito Gigacenter.

Store Digitale propone un catalogo di oltre 3 milioni di prodotti suddivisi in varie categorie. Grazie al funzionale menù di navigazione ed al sofisticato motore di ricerca interno al sito sarà possibilie cercare e raggiungere con facilità ciò che l’utente sta cercando.
Le migliaia di prodoti disponibili sono suddivisi per categorie, composte da sezioni e sottosezioni

  • Informatica: centinaia di articoli delle migliri marche, componenti per pc, periferiche esterne, stampanti, mouse. Ma anche notebook & Desktop completi, hardware e componenti interni
  • Elettronica:
    la sezione offre elettrodomestici di ogni ticpo, televisori, impianti streo hi-fi, lettori mp3 iPod e Creative, telefonia fissa e mobile, cellulari e smartphone di ultima generazione.
  • DVD
  • Ufficio
  • Abbigliamento

Tecnologia, Elettronica ed informatica sono solo alcune delle categorie in cui è suddiviso lo store. Presso il centro commerciale digitale tanti altri prodotti di ogni tipo e genere. Inoltre la homepage del sito, sempre aggiornatissima, propone all’utente le ultime offerte a prezzi di saldo, per promuove gli acquisti più convenienti.
Store Digitale offre trasparenza, risparmio, qualità dei prodotti e convenzia per chi vuole acquistare sul web in tutta sicurezza.

Comunicare (dal lat. cum = con, e munire = legare, costruire, mettere in comune, far partecipe, condividere) è un’arte assai complessa che rapporta l’individuo al mondo esterno.
Trasmettere un messaggio e rendere il messaggio comprensibile non è semplice: comunicare non è informare, convincere o dimostrare. È invece lo strumento per riconoscere la dignità dell’altro ed entrare in relazione con esso. Una comunicazione efficace è proporzionale alle risorse che impieghiamo per raggiungere gli interlocutori nel loro mondo, per comprendere il modo di ragionare, le necessità, le reazioni emotive.
Nell’email marketing gli attori di una comunicazione sono il mittente e il destinatario di una email, di una dem o di una newsletter. Il canale è ovviamente internet. Il feedback che consente di aggiustare le strategie della comunicazioni è dato ad esempio dalle statistiche: elemento determinante nelle piattaforme di email marketing.
Le email che vengono inviate dagli amici, che ricordano le vecchie lettere della posta tradizionale, perché attese ed emotivamente coinvolgenti, vengono lette con attenzione. Si ha invece la tendenza a leggere in modo sommario, veloce e frammentario le email generiche. L’obiettivo di chi opera nell’email marketing è quello di creare con i clienti un rapporto privilegiato, amichevole, duraturo: dal semplice informare, si passa al dialogare, al condividere.
Scrivere un’email non è un operazione semplice:

  1. la sintesi è d’obbligo, le informazioni devono essere chiare, visibili, dinamiche. Gli unici strumenti utili sono parole e immagini: la comunicazione non verbale è abolita.
  2. l’oggetto è la parte più importante di una email, è il vostro bigliettino da visita: se è utile, curioso o convincente il destinatario sarà invogliato alla lettura, in caso contrario la vostra comunicazione popolerà eternamente il cestino.
  3. l’email è un po’ come una donna in estate: ha la necessità della dieta per la prova bikini. La newsletter deve sottoporsi costantemente ad una prova “di costume”: è preferibile l’utilizzo di un linguaggio semplice, ma non troppo colloquiale. Lo scrivere deve essere leggero, non pesante, non ingombrante, intuitivo. Una comunicazione piena di parole tutte identiche, senza nessun elemento grafico è mal digerita come il verbale di una multa. Nell’ email marketing il registro linguistico è fondamentale: è dannoso utilizzare tecnicismi poco comprensibili, lo stile deve essere coerente con lo scopo della comunicazione.
  4. I link possono essere dei validi aiuti: possono essere utilizzati per non appesantire il messaggio e per spiegare nel dettaglio ciò che nelle email o in una newsletter non è bene approfondire: è preferibile creare alcune suggestioni e lasciare alla sensibilità o alla curiosità dei lettori la scelta di analizzare o meno l’argomento.
  5. Quando poi l’email sembra conclusa, ben impostata e pronta per l’invio, è proprio allora che bisogna innalzare il livello di attenzione: un email piena di strafalcioni non è professionale! È necessario essere più furbi e veloci dei refusi: gli errori spesso si palesano solo nell’istante in cui la freccia del mouse è posizionata sul tasto INVIA.

Il gioco delle ambiguità comunicative, se non si è stati sufficientemente chiari, e se non si conosce il destinatario dell’email nasce nel momento in cui la vostra newsletter viene letta. La comunicazione è ciò che gli altri leggono e comprendono, non quello che noi scriviamo. Ciò che gli altri comprendono però è mediato ed influenzato dalla modalità in cui noi comunichiamo e “ipnotizziamo” chi riceve la nostra email. Gli strumenti e la modalità con cui influenzate il destinatario delle vostre comunicazioni sono determinanti!

Simona Ibba

Simona Ibba lavora presso Hoplo ed è Business Development Manager della piattaforma per l’invio di newsletter Infomail.

Pubblichiamo l’intervento di Massimo Silvano Galli al convegno “Innovation Forum” tenutosi sabato 15 marzo a Milano, presso la sala del Consiglio della Provincia a Palazzo Isimbardi.

L’entusiasmo con cui, soprattutto negli ultimi anni, gli addetti e i cadetti della rete e delle nuove tecnologie, con l’aiuto dei mass-media e della imperante “teologia delle tecnoscienze”, hanno disegnato l’avvento della cosiddetta “Società della Conoscenza”, per quanto giustificato dalle reali opportunità di cui tale ipotetica società è -o sarebbe- depositaria, ha, tuttavia, costituito un freno all’analisi più profonda che necessariamente comporta ipotizzare una siffatta società e, a maggior ragione, esigono le azioni necessarie al suo concretarsi.

Tali, non oso dire superficiali ma, quantomeno, ergonomici entusiasmi, sembrano unilateralmente concentrati a superare due annose questioni che sole paiono frapporsi tra le potenzialità delle nuove tecnologie e il loro effettivo usufrutto, questioni che prendono il nome di “digital divide” e “cultural divide”, intendendo, con il primo, quel divario esistente in termini di possibilità tecnologiche di utilizzo della rete, che vanno dal non possedere fisicamente un Pc o il software necessario, al non essere raggiunti da DSL o simili; e, con il secondo, quel divario che va dall’ignorare le potenzialità/possibilità della rete, al non possedere gli strumenti conoscitivi per utilizzarla in parte o in tutte le sue opportunità. Due categorie che paiono distinte (per quanto, separatamente o insieme, collaborino al medesimo risultato) ma che, in verità, afferiscono ad un unico paradigma tecnocentrato.

Dando per adeguato, il primato tecnologico che delimita il concetto di “digital divide”, non possiamo -credo- rimanere indifferenti quando il medesimo primato soverchia il concetto di “cultural divide”, riducendo radicalmente i confini stessi della nozione di cultura che finisce per assumere, appunto, un piega strumentale alle esigenze tecnopratiche, ignorando tutte le implicazioni che, ad esempio, fanno della cultura il più vistoso oggetto di quella epistemologia della complessità con cui pure la rete deve non solo fare i conti, ma anche sostenere adeguatamente la concreta esemplificazione che della complessità rappresenta.

Gli strumenti, anche gli strumenti della conoscenza prettamente tecnica e pragmatica, sono, infatti, la premessa affinché una “Società della Conoscenza” sia possibile, ma perché tale società si reifichi, senza ridursi ad una “Società dell’Informazione” o, al massimo della scienza (ossia di una conoscenza troppo spesso mutilata da quel prefisso con- che sta a indicare unione, partecipazione, simultaneità), e cogliendo davvero e fino in fondo le sue opportunità, è necessario annullare, insieme al divario digitale e culturale, quel divario direi “psicologico” oltre il quale solo si può affacciare una non millantata “Società della Conoscenza”.

Questo divario, che il dibattito sulla rete pare disconoscere o non cogliere come merita, e che chiameremo, per stare in sintonia: “psychological divide”, ha a che fare con un’umanità ben più vasta, sia di quelli che subiscono il “digital divide”, sia di quelli che soccombono al “cultural divide”, e nemmeno esclude coloro che non appartengono a nessuna delle due categorie ma, anzi, paiono sfruttare la rete in (quasi) tutta la sua potenza.

Prima di profilare questo divario psicologico è bene tuttavia soffermarci sull’idea di “Società della Conoscenza” da cui emerge. È chiaro, infatti, che, se per “Società della Conoscenza” intendessimo esclusivamente un insieme più o meno vasto di individui che grazie ad una particolare dotazione tecnologia e ad una serie di tutele legislative, sono posti nella condizione di scambiarsi, come mai prima d’ora: informazioni, dati, saperi e sapienze, tale società non esprimerebbe l’esigenza di una soggetto dalla diversa predisposizione psichica. Una “Società della Conoscenza”, intesa come luogo di maggiore circolarità e disponibilità di saperi, avrebbe sì semplicemente bisogno di un individuo che possa utilizzare gli strumenti per accedere a queste informazioni e sappia come sfruttarli al meglio.

La “Società della Conoscenza” che concepiamo e che è intrisa nelle possibilità della rete, auspica invece un vero e proprio sovvertimento del rapporto che l’uomo contemporaneo intrattiene col sapere, e per questo avanza l’istanza di un necessario mutamento psicologico da parte dei suoi cittadini.

Per figuraci tale società dobbiamo evadere dall’idea di “luogo” che ci permea, e che possiamo sostanzialmente descrivere in due aree: quella del fuori-da-me, e quella del dentro-di-me, e spostarci in uno spazio terzo, che è poi lo spazio in cui la conoscenza prende forma e di cui la rete ha tutte le caratteristiche per essere l’incarnazione.

Compiendo una necessaria azione e-semplificatrice, pensiamo al computer, alla rete e ai suoi annessi, come all’ennesimo tentativo dell’uomo di spostare il patrimonio di informazioni in suo possesso dal dentro-di-sé al fuori-da-sé, con l’obiettivo di facilitarne la disponibilità, il recupero e l’utilizzo. Un tentativo che, per quanto non abbia conosciuto freni, essendo simbiotico alla stessa idea di evoluzione umana, registra fin dai suoi primi passi alcune importanti critiche su cui è necessario riflettere. È Platone (1998), nel suo Fedro, a metterci in guardia per primo. Quando il dio egizio Teuth si reca dal suo faraone per illustragli l’invenzione della scrittura, così la descrive: “O re, questa conoscenza renderà gli egiziani più sapienti e più dotati di memoria”. Ma il faraone gli risponde: “Tu credi di aver inventato qualcosa che aiuti la memoria, invece questa tua invenzione produrrà dimenticanza nelle anime di chi impara, proprio perché, fidandosi della scrittura, ricorderanno le cose dell’esterno, da segni alieni, e non dall’interno, da sé,” e poi conclude con una profezia che pare il ritratto della nostra post-modernità e in cui intravediamo il rischio di una “Società della Conoscenza” semplicemente intesa come luogo di parossistica circolazione delle informazioni: “Tu non offri verità agli allievi, ma una apparenza di sapienza; infatti, grazie a te, divenuti informati di molte cose senza insegnamento, sembreranno degli eruditi pur essendo per lo più ignoranti; sarà difficile stare insieme con loro, perché in opinione di sapienza invece che sapienti”.

Questo non significa, evidentemente, una demonizzazione della scrittura e degli innegabili vantaggi che ha recato all’umanità. Umberto Eco ci segnala, opportunamente, come l’esternalizzazione delle informazioni produce semplicemente un nuovo concetto di conoscenza che non si esprime più in “quante informazioni possiedo”, ma nella capacità di andare a cercare le informazioni che mi occorrono, ampliando evidentemente la possibilità di raccogliere dati essenziali.

Fare proprio il dubbio del re egizio ci offre però l’opportunità di osservare il fenomeno da un’altra angolazione, tanto più appropriata per quello straordinario strumento che è la rete, che rappresenta, o potrebbe rappresentare, un superamento delle critiche che Platone muoveva alla scrittura, quando l’accusava di non essere in grado di dialogare, né di sagomarsi all’anima a cui si rivolge per poter rispondere alle sue domande, accendendo così la scintilla della conoscenza. In verità, la rete, supera questo limite, almeno come possibilità, e dà l’opportunità di mettere in intima comunicazione, a partire da un oggetto di condivisione, l’autore e il lettore. Il problema è, semmai, come e con quali schemi mentali (e torniamo a bomba al nostro divario psicologico), queste due anime processano la loro relazione.

La questione è questa. Ogni allocazione di informazioni dal dentro-di-me al fuori-da-me produce, di fatto, un luogo il cui destino può essere almeno duplice: rimanere in quel territorio che afferisce al fuori-da-me, così come ci sembra corra il rischio la rete: una sorta di magazzino di dati più o meno vasto e facilmente accessibile; il luogo, per così dire, della potenza del sapere, proprio perché “sapere” non limitato nella raccolta, nell’usufrutto, nella velocità di accesso, etc. (qualità strettamente dipendenti dall’evoluzione tecnologica e libertaria di una società); oppure, ed è quello cui vorremmo auspicare parlando di una “Società della Conoscenza”, dare vita a quel luogo terzo che non è dentro-di-me e non è fuori-da-me.

Questa area, che non è dentro-di-me e non è fuori-da-me, è il luogo del potenziale, dell’ipotetico, di ciò che non è o non è stato, ma che può o avrebbe potuto essere. È quello spazio intermedio che Donald Winnicott (1974) indica tra il bambino e la madre in cui si va compiendo l’organizzazione dell’io e il soggetto neonato entra in rapporto con l’oggetto attraverso la sua ri-creazione simbolica con funzione sostitutiva al progressivo allontanamento dalla madre. È lo spazio meticcio della relazione che suggerisce Michel Serres (1992), in cui il Maestro e l’Allievo, il Bambino e la Madre, Io e l’Altro, (inteso come tutto ciò che non sono io) si abbandonano ad una danza le cui movenze sono dettate dalle singole esperienze di ogni proprio esterno e di ogni proprio interno, ma sospinti verso una soglia di cui entrambi ignorano la meta. È la terra di Terra di Hurqalya evocata da Henry Corbin (1979), un mundus imaginalis in cui ogni simbolo conserva e irradia la sua natura polisemica e i “sì” e i “no” delle cose convivono contemporaneamente sotto lo stesso sguardo. È il territorio, insomma, non dell’informazione, ma della trasformazione. È, appunto, quel luogo che Platone rivendica innalzando il primato dell’insegnamento orale sulla scrittura.

Avevo già dedicato alcune riflessioni a questa “Società della Conoscenza” nell’articolo “L’Arte Internet l’Altro”. Riportavo, allora, come al centro di una siddetta società vi debba essere, giocoforza, una congrua consapevolezza e capacità di determinare “condivisione di conoscenza”, intendendo per questa un interscambio di oggetti (fisici o astratti) tra due soggetti in relazione che siano in grado di andare oltre il semplice e meccanico peer-to-peer, ma si pongano, invece, pariteticamente e contemporaneamente come maestro e come allievo impegnati in uno sforzo ri-creativo, avendo entrambi interiorizzato quello spazio potenziale tra me e l’Altro quale elemento cardine nella costruzione mai finita della propria identità; avendo individuato l’Altro quale simile e al contempo diverso (altro da me), la cui ri-conoscenza determina la scoperta di quello iato, di quello spazio potenziale, in cui si avvicenda, colmandolo, la possibilità di creare, di trasformare e di trasformarsi, anzi di trans-formarsi<!–[if !supportFootnotes]–>. Una “condivisione di conoscenza” che, quindi, non si limita allo scambio dell’esistente ma, a partire dall’esistente, produce un nuovo oggetto di conoscenza.

Tale concetto di “condivisione della conoscenza” è qualcosa di più del semplice partecipare o mettere a disposizione di… è, invece e appunto, un atteggiamento mentale, quello che Winnicott (ibid.) indica quando parla di una “madre sufficientemente buona”, ossia una figura in grado di presentare il mondo (l’Altro da sé) al bambino (all’allievo) con creatività, mettendolo nella condizione di sperimentare l’onnipotenza soggettiva, mentre lo accompagna verso una condivisione meno egocentrica della realtà. Solo che nella “Società della Conoscenza” che auspichiamo, con tutte le approssimazioni del caso, ogni utente è al contempo madre e bambino dell’Altro e, insieme all’Altro, si dispone a condividere il gioco della libera ri-creazione del mondo.

Una disposizione estranea alle mitologie e ai paradigmi della nostra epoca, anzitutto per la forte concentrazione sull’io tipica del nostro tempo che ci fa diventare un po’ come quelle madri “non sufficientemente buone” che si dimostrano incapaci di giocare al gioco della libera ri-creazione del mondo e riescono a portare al bambino soltanto il mondo per come lo vedono loro, lasciandolo nella unica condizione di accondiscendere).

Il cittadino sufficientemente buono dell’ipotetica “Società della Conoscenza” è, invece, colui che è in grado di operare una sottrazione delle proprie proiezioni, affinché l’Altro non diventi la mera riproduzione delle sue forme interiori, dei suoi narcisismi, delle sue precomprensioni biografiche, o la ansiosa ricerca di questi. Il cittadino sufficientemente buono dell’ipotetica “Società della Conoscenza” è in grado di operare un decentramento da sé a favore di questo Altro, al quale apparteniamo più profondamente di quanto non si sappia o creda e a cui solo attraverso questo sforzo, in cui l’Io si sottrae, è possibile accedere (Mottana, 2002) dando forma a quello spazio potenziale in cui si genera la conoscenza.

Il questo senso, il divario psicologico che mi sembra si debba colmare, e su cui credo sia necessario lavorare, è direttamente proporzionale al disinvestimento pedagogico che coinvolge le società occidentali e che si manifesta nella totale assenza di un’educazione ai processi creativi che definiscono le modalità profonde con cui la conoscenza si produce e si diffonde, mentre si continua ad investire sull’idea di un mondo che, almeno in potenza, sembrerebbe in grado di sopravvivere di pura in-formazione, di conoscenze non ri-create ma trasmesse e supportate da una tecnologia -appunto- dell’informazione e dell’istruzione che, non a caso, tende a universalizzarsi attraverso la lotta (almeno dichiarata) al digital e al cultural divide.

La rete rappresenta, per ora, una grande opportunità che si dà nel più “grande spazio pubblico che la storia abbia mai conosciuto” (Rodotà, 2006): stringere un patto tra qualcuno che ha qualcosa da dire, mostrare, rappresentare, e qualcuno che cerca quella cosa, fatta in quel modo, detta così, in quel dato modo rappresentata, superando nei fatti, o comunque mettendo a repentaglio, il concetto di autorevolezza che ha dettato sin qui la distribuzione del sapere; superamento che non significa la deriva dell’incompetenza, bensì la possibilità per molti competenti, capaci, ma occulti o occultati dalle forme selettive di distribuzione dell’autorevolezza (mercati, censure, regimi, etc.), di trovare un luogo in cui la loro voce abbia risonanza, semplicemente stringendo, come insegnava Pier Paolo Pasolini (1990) in tempi non sospetti, un patto con il lettore: l’Altro -appunto- che mi è diverso e mi somiglia, il solo “[…] degno di ogni più scandalosa ricerca”.

Ma, per costruire una “Società della Conoscenza” è necessario non fermarsi a contemplare entusiasti questo scenario e, insieme alla sutura del digital e del cultural divide, iniziare a predisporre percorsi educativi e formativi in grado di guidare l’uomo contemporaneo a prendere possesso di quella complessità necessaria a penetrare e utilizzare la rete quale spazio potenziale dell’incontro ri-creativo con l’Altro.

Con il concetto di “psychological divide” intendiamo sottolineare che, per quanto si possa supporre una riorganizzazione in atto della conoscenza umana e dei suoi modelli (una sorta di lungo ponte che forse tra qualche decennio sapremo definire in maniera più adeguata), la rivoluzione che attraverso le tecnologie informatiche sta segnando l’agire umano, non ha ancora trovato piena corrispondenza in una eguale evoluzione psichica. Mentre il corpo dell’uomo contemporaneo è sempre più immerso in un ambiente di stimoli, informazioni, immagini, connessioni, comunicazioni che lo coinvolgono in uno spazio-tempo apparentemente senza soluzione di continuità, in cui oggetti e soggetti si danno tutti contemporaneamente sotto lo stesso sguardo; la sua psiche è ancora legata a quella razionalità meccanicistica che, dall’invenzione dell’alfabeto in poi, ha caratterizzato il suo cammino tecnologico e ancora permea il suo pensare. Per questo strumenti come il computer e la rete, che esemplificano la possibilità di un approccio complesso, rizomatico, non sequenziale e serendipico al sapere, faticano a imporre il loro vero primato evolutivo, mettendo in luce quell’area che abbiamo chiamato “psychological divide” e che tutti coinvolge in uno sguardo che troppo somiglia a quello con cui la regina dell’Amleto shakespeariano osserva il mondo e le sue cose: “Non vedete nulla, là?”, le chiede Amleto, e lei: “Proprio niente; eppure vedo tutto quello che c’è”.

La costruzione di una “Società della Conoscenza” deve necessariamente fare lo sforzo di guadare oltre questo “tutto quello che c’è”, educando ogni cittadino all’incontro con l’Altro nello spazio autentico di una conoscenza non disciplinata e generata da quel sapere che sta a monte d’ogni recinzione del sapere e ne è costitutivo: l’immaginazione creativa, potenza capace di miscelare la materia prima del dentro-di-me e del fuori-da-me e, al contempo, di generare, da questi e attraverso questi, nuova conoscenza; aculeo dei sensi in grado di trasformare qualsivoglia definizione del mondo e delle cose in una figura retorica che, mentre si allontana da ogni verità condivisa, né abbraccia un’altra, altre, più sottili e spesso più invisibili, ma non meno degne di essere osservate, gridate, reclamate.

È chiaro e evidente che un tale mutamento risponde ad una complessità di interventi che contemplano ma non si risolvono unicamente nella rete, nelle sue possibilità o nel superamento dei suoi limiti, ma coinvolgono la società tutta, in primo luogo nelle sue strutture educative che devono riequilibrare i processi dell’apprendimento affiancando al profilo del metodo scientifico un profilo, potremmo dire: “extrametodico della verità” che chiami in causa tutte quelle forme di accesso al sapere non governate dal regime della prova, ridimensionando radicalmente la visione ontologica della verità che ha dominato tutta l’età moderna (e che ancora è retaggio di un sentire più che comune) per modificare il sistema articolato per “trasmettere verità” che oggi ci travolge, in un sistema capace di “costruire conoscenza”.

La rete e le tecnologie annesse, esemplificano e promettono questa possibilità, ed è per questa ragione che il limitarsi ad un loro uso poco più che meccanico appare oggi non solo gnoseologicamente inconcepibile, ma forse anche moralmente eccepibile.

Massimo Silvano Galli

Il mese scorso Blizzard ha annunciato che sta sviluppando l’attesissmo sequel di StarCraft e BroodWar: StarCraft II. Anche questo episodio si configura come un RTS, un gioco di strategia in tempo reale. Come il primo episodio anche in StarCraft II sarà basato sul contrapporsi di grandi eserciti di numerose unità. Le razze caratteristiche del gioco rimangono sempre le stesse: Protoss, Terran e Zerg. Naturalmente saranno introdotte nuove unità con abilità e caratteristiche specifiche. Anche la storia di StarCraft II proseguirà da dove è finita quella di BroodWar. La raccolta delle risorse sarà sempre la stessa, ovvero saranno due quelle da raccogliere: i cristalli ed il gas vespene. Le risorse saranno indispensabili per costruire unità, strutture e fare gli upgrade.

StarCraft 2 è completamente basato su di una nuova tecnologia sviluppata interamente da Blizzard e chiamata IK System. Tale tecnologia serve per dare maggiore dinamicità agli scenari, visualizzare sfondi e consente di inclinare la visuale della telecamera rendendo il gioco maggiormente coinvolgente e spettacolare. L’uscita di StarCraft II sarà probabilmente nel corso del 2008, Blizzard intanto ha rilasciato tre filmati che anticipano come sarà effettivamente il gioco: l’Artwork Trailer, il Cinematic Trailer, ed il Gameplay Trailer. Il rilascio di StarCraft II è previsto in contemporanea per piattaforma PC e Mac, mentre non è attualmente prevista una versione per console.

In risposta alle richieste da parte dei ricercatori che operano all’interno di istituzioni governative, università e aziende che si occupano di generi alimentari è stato creato il primo forum internazionale che permette ai ricercatori di collaborare per le ricerche in materia di valutazione d’esposizione.

Questo strumento è chiamato Rete di Ricerca CREMe (CRN, CREMe Research Network), accessibile in 2 possibili modi diversi.

La mancanza di dati condivisi, l’incompatibilità di formato tra dati e database obsoleti sono alcune delle ragioni per cui questo tipo di network risponde alle esigenze degli specialisti internazionali in campo di valutazione d’esposizione.

All’interno dell’Unione Europea i ricercatori si stanno rendendo conto che il loro lavoro è ostacolato dalla mancanza di scambio di informazioni tra quelli di loro che operano in aree geografiche diverse, tra organizzazioni governative ed aziende e persino tra ricercatori che lavorano a breve distanza.

Invece che collaborare, spesso le unità di ricerca lavorano separatamente, senza consultare altri esperti. Questo fa sì che i ricercatori possano contare soltanto su database obsoleti o su informazioni valide per poco tempo.

La CREMe Software Ltd., azienda irlandese leader mondiale nelle valutazioni probabilistiche di esposizione, offre una soluzione a questi problemi. Difatti ha creato un network al quale solo ricercatori, consulenti o dirigenti altamente qualificati hanno accesso, il CRN.

Lo scopo del CREMe Research Network è proprio quello di permettere ai ricercatori di collaborare e interscambiarsi dati a livello internazionale ed assicurare loro l’accesso a dati più aggiornati e informazioni affidabili.

Ogni membro riceve periodicamente e-mails contenenti gli aggiornamenti sugli principali problemi che son stati discussi all’interno del network. I membri son poi incoraggiati a contribuire alle discussioni condividendo le loro abilità e conoscenze. In cambio ricevono in via esclusiva relazioni, pubblicazioni, articoli e l’accesso ai consigli e all’esperienza di altri esperti del settore.

I membri del network possono discutere di problemi attuali all’interno del Forum del CRN, con messaggi privati o utilizzando la Chat interna. Possono anche decidere se condividere i loro dati con altri o meno. Se un membro decide di condividere i suoi dati viene ricompensato ricevendo un insieme di dati da altre organizzazioni che fanno parte del network.

Esistono 2 livelli di appartenenza al CRN:

•           Accesso solo al Forum del CRN: i ricercatori possono accedere al forum di esperti internazionali e hanno la possibilità di parlare di importanti argomenti scientifici con esperti del loro stesso settore o di settori correlati. Possono vedere i rapporti pubblicati da tutti gli altri membri all’interno del CRN. Tale livello di associazione è gratuito.

•           Associazione completa: se i ricercatori sottoscrivono l’utilizzo del software online (CREMe 2.0) per le valutazioni d’esposizione, ottengono automaticamente completo accesso al CRN, il che permette loro di esser parte di un gruppo di esperti in continuo ampliamento e condividere conoscenze, abilità, dati e relazioni riguardanti le loro rispettive analisi di sicurezza.

Riassumendo, un membro del CRN (che non utilizza il CREMe 2.0) ha accesso a:

•           Un team internazionale di esperti e ricercatori per l’interscambio di idee

•           Dei rapporti di ricerca esclusivi CREMe e articoli di ricerca che non sono pubblicamente disponibili

•           Un Forum online con l’elenco dei membri e la possibilità di scambiare dati e risultati con altri ricercatori

•           Un Forum per richiedere relazioni specifiche o articoli di particolare interesse

•           Una Chat riservata ad esperti e ricercatori.

Utizzando il CREMe 2.0 gode di ulteriori benefici, oltre all’accesso al CRN:

•           Può valutare il rischio con modelli matematici scientificamente riconosciuti

•           Dispone di banche dati in ampliamento disponibili per la valutazione del rischio

•           Può usare High Performance Computing per un’analisi veloce dei dati

•           Ha accesso ai dati messi a disposizione dai membri del CRN per calcolare le valutazioni d’esposizione.

I ricercatori condividono dati e comunicano online, usando sia i propri dati che quelli ottenuti da altri database. I risultati e le relazioni son generate utilizzando i modelli matematici scientificamente riconosciuti della CREMe e il sistema di High Performance Computing.

Per diventare un membro di questo potente network, i ricercatori interessati devono mandare un’email alla CREME Software e richiederne l’accesso personale. Una volta che la richiesta viene approvata,  riceveranno i dettagli per il loro login (accesso) e potranno iniziare a beneficiare immediatamente dei vantaggi del CRN.

PROGETTI INTERNAZIONALI DI RICERCA ALL’INTERNO DEL CRN

L’Unione Europea incoraggia la ricerca e il progressivo sviluppo tecnologico in Europa attraverso il suo settimo Framework Programme (FP7). 

Tra il 2007 e il 2013 l’UE finanzierà, infatti, un grande numero di attività di ricerca a livello comunitario. Il CRN sarà il catalizzatore di ciò per i ricercatori nel campo dell’alimentazione, degli alimenti, della sicurezza dell’ambiente e dei cosmetici, dello sviluppo di prodotti e della sicurezza internazionale da agenti chimici, offrendo un’area all’interno del Forum del CRN in cui i ricercatori potranno far conoscere i programmi del FP7 e richiedere collaborazione scientifica ad altri membri del CRN. Il gruppo potrà poi presentare una richiesta di finanziamento all’UE per i membri coinvolti.

La CREME Software Ltd. sta attualmente cercando collaboratori per il FP7 nelle seguenti aree:

-           Salute,

-           Alimenti, Agricoltura and Pesca, Biotecnologia,

-           Ambiente.

IL CRN E LA REACH

Con la REACH – European Regulation for the Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals (Regolamentazione Europea per la Registrazione, Valutazione ed Autorizzazione di Agenti Chimici) – che entrerà in vigore da Giugno 2007, il numero di organizzazioni che avranno bisogno di valutare i rischi per i consumatori derivanti da agenti chimici sicuramente aumenterà. Quindi anche il numero di domande sulla legislazione è destinato ad aumentare. Il CRN riunisce  esperti ricercatori in possesso di tutte le capacità necessarie per valutare l’esposizione chimica ed esperti della REACH che dispongono delle informazioni rilevanti per quel che riguarda quali sostanze chimiche debbano essere valutate e come effettuare una valutazione d’esposizione ad agenti chimici. Il CRN ha l’obiettivo di semplificare la comprensione della REACH e trovare e condividere soluzioni a problemi comuni a numerose organizzazioni.

La regolamentazione REACH incoraggia la condivisione di dati per valutare il livello  d’esposizione, per ridurre così i test sugli animali. Il CRN sostiene la riduzione dei test sugli animali offrendo una struttura online di condivisione di dati che può esser utilizzata solo da chi si è iscritto alla REACH. Il Forum del CRN, inoltre, offre una sezione dedicata alle domande più frequenti (FAQ) sulla REACH, dove i membri del CRN che son interessati possono aggiungere le loro domande sulla REACH e ricevere poi le risposte da parte degli impiegati della CREMe o da altri membri del CRN il più velocemente possibile.

IL CRN E LE VALUTAZIONI DI SICUREZZA DEI PRODOTTI

Il CRN è un completamento ideale per il software online CREMe 2.0 che offre modelli scientificamente riconosciuti  per le valutazioni d’esposizione ad agenti chimici e database che permettono agli analisti di creare relazioni accurate sul livello di consumo di agenti chimici per caratteristiche socio-demografiche chiave per tutto il mondo.

Paesi diversi pongono diversa attenzione sulla valutazione della sicurezza a livello chimico nei prodotti ma i problemi riscontrati dai ricercatori e i pericoli per i consumatori sono ovunque gli stessi. Usando il CRN e il software online CREMe 2.0 per la valutazione della sicurezza dei prodotti, i ricercatori, le autorità governative e le aziende possono collaborare ed accertarsi di utilizzare e disporre delle migliori tecniche disponibili a livello internazionale.

Per produrre risultati dettagliati e scientificamente assodati, un’analisi dev’essere  effettuata utilizzando dei dati sui consumi che siano aggiornati e completi, messi a disposizione per un ampio numero di aree del mondo e offerti dai membri del CRN.

I dati sono poi analizzati e gli analisti possono identificare i codici degli agenti chimici a cui sono interessati, utilizzando l’opzione “ricerca di gruppo” del software CREMe 2.0. Questo permette agli analisti di individuare velocemente prodotti con caratteristiche chimiche simili e raggrupparli insieme in vari gruppi. Un ricercatore sugli alimenti potrebbe, ad esempio, creare un certo numero di gruppi di tipi di pane e misurarne la diversa concentrazione di acido folico.

Il software CREMe 2.0 contiene modelli specifici per valutare i livelli di consumo, come il database sul consumo di cibo, strumenti per la creazione di gruppi di alimenti, quote di mercato, fedeltà alla marca e concentrazione chimica di prodotti di marca e modelli probabilistici per gestire la variabilità e l’incertezza. Per variabilità si intendono le naturali differenze di caratteristiche e abitudini alimentari tra consumatori. Si tratta di differenze naturali, come il peso corporeo di una persona o differenti abitudini nutrizionali, all’interno di una popolazione o addirittura di una singola persona dovute ad abitudini alimentari che variano nel tempo.

Se i dati per un prodotto specifico devono essere valutati per i loro effetti nel lungo periodo, ci potrà essere qualche incertezza nei valori da assegnare ad essi. Incertezza significa che c’è un’effettiva mancanza di informazioni. Per esempio, se l’esatta concentrazione di un pesticida in un particolare alimento che viene consumato non è perfettamente nota, l’analista sarà effettivamente incerto circa il valore di concentrazione chimica in ogni singolo alimento.

Questi problemi son gestiti dal software CREMe 2.0 usando un metodo probabilistico per le valutazioni d’esposizione (o Metodo Monte Carlo). Questo metodo di calcolo è molto utilizzato in altre aree di analisi del rischio, come l’analisi del rischio finanziario. Il Metodo Monte Carlo ha il vantaggio di riuscire a superare il problema sia della variabilità che dell’incertezza e quindi produrre risultati molto più accurati rispetto a quanto possibile con metodi di calcolo conservativi e deterministici.

Lo strumento CREMe 2.0 non facilita soltanto la ricerca, ma anche l’analisi di mercato. I prodotti presenti sul mercato che possono contenere elementi chimici di interesse possono esser analizzati per ottenere informazioni sulle quote di mercato e sulla fedeltà alla marca e si può inoltre analizzare l’impatto di prodotti di marca sulla salute dei consumatori.

Una volta che l’analista ha finito di inserire tutti i dati nel sistema, vengono calcolati i livelli di esposizione per i gruppi demografici prescelti tra l’intera popolazione. Se devono esser calcolati i dati di utilizzo medio della fascia di età di consumatori “adolescenti” o la popolazione ad alto rischio del 95^ percentile degli uomini pensionati, CREMe 2.0 dà ai ricercatori tutte le possibilità di cambiare le impostazioni. I risultati vengono calcolati in termini di assunzione di composti chimici in mg per giorno (oppure assunzione in mg per kg di peso corporeo al giorno). Il vantaggio del metodo CREMe è che tutti i risultati son generati con gli intervalli di confidenza.

Questi set di dati vengono poi combinati in un modello stocastico. A causa della natura stocastica di questo processo il calcolo dev’essere ripetuto più volte, scorrendo ogni volta tutti i dati sul consumo di cibo ed assegnando un valore di concentrazione al valore di entrata ad ogni calcolo. Ripetendo questo processo l’analista può calcolare il “valore atteso” delle statistiche di interesse. Inoltre l’analista può così avere un resoconto sugli intervalli di confidenza.

FUTURO SVILUPPO DEL CRN

Il CRN è stato lanciato nel Febbraio del 2007 ed è stato ben accettato dal gruppo di esperti iniziale. Tra i suoi membri ci sono università, aziende ed istituzioni governative d’Irlanda, Italia, Belgio, Spagna, Francia, Giappone, Svizzera, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Gran Bretagna e USA. L’azienda vuole incoraggiare i ricercatori che lavorano nel settore chimico, degli alimenti, dei cosmetici e dell’ambiente ad aderire al suo network per aumentare così la loro stessa rete di esperti collaboratori a livello internazionale. Mentre il CRN cresce, cresce anche il suo valore agli occhi dei ricercatori. Aiutaci a modellare il futuro del CRN, diventandone un membro e diventando parte del più potente network per la valutazione d’esposizione chimica di alimenti e prodotti per la cura del corpo.

La CREMe Software Ltd.

La CREMe promuove la salute e il benessere aiutando le istituzioni organizzative, le autorità responsabili per la sicurezza e le aziende operanti nel settore alimentare e in quello dei prodotti chimici e per la cura della persona a valutare accuratamente i livelli d’esposizione chimica dei consumatori.

L’Autore

Cronan McNamara é il Direttore Generale e Fondatore della CREMe Software Ltd. di Dublino, Irlanda. La CREMe vuole migliorare la salute e il benessere della popolazione, aiutando le aziende, i governi e i ricercatori a valutare accuratamente e facilmente i livelli d’esposizione dei consumatori a nutrienti, additivi, migranti nei materiali, pesticidi ed agenti chimici.

Cronan si é laureato in Fisica all’UCD e ha conseguito un Master in Computing al TCD. Dopo aver lavorato nel settore dell’analisi del rischio finanziario presso la Merrill Lynch Capital Markets Bank di Dublino, Cronan é tornado al Trinity College per gestire lo sviluppo del modello e del software per il 7^ EU Framework (Progetto  Monte Carlo) e seguire il 6^ EU Framework (Progetto NOFORISK) e il Progetto CREMe finanziato dalla Enterprise Ireland.

In Aprile 2005 Cronan ha fondato la CREMe Software Ltd. per portare ad un pubblico più ampio i benefici dei software e dell’esperienza sviluppata nei programmi di ricerca già citati. 

www.cremesoftware.com/it/

info@cremesoftware.com

+353 1 896 3847

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