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Conice a scodella sec XVIIICon l’apparire della pittura in formato ridotto, eseguita su materiali mobili, allo stesso tempo si diffonde l’uso della cornice.

Questa non rappresenta soltanto un accessorio protettivo per i bordi del quadro, ma fin da allora svolge un’importante funzione estetica. Infatti la cornice racchiude in se’ lo spazio ideale ricreato dall’artista nel suo dipinto, separando l’universo statico della pittura da quello reale in continuo movimento. La cornice puo’ essere considerata come una specie di finestra multiforme dalla quale lo spettatore guarda la natura o il mondo soprannaturale creato dall’artista.
La cornice deve essere osservata in stretta relazione con la pittura che contiene, con la quale spesso condivide lo stile, che puo’ essere piu’ o meno adeguato alla cultura circostante.
La cornice era gia’ conosciuta nell’antichita’, ma il suo sviluppo maggiore si ha con la nascita del dipinto su legno durante il medioevo, raffigurante principalmente soggetti sacri per i luoghi di culto, ma anche per uso privato.
L’aspetto della cornice in questo periodo si rifà soprattutto allo stile dell’architettura coeva, stilizzando elementi morfologici di finestre, porte o anche facciate di chiese.
Nel Rinascimento si continua a trarre ispirazione dall’architettura, soprattutto con edicole e tabernacoli che si ispirano alle forme classiche.
Le strutture architettoniche rimangono il repertorio base nella composizione delle cornici fino all’inizio del ‘500, quando si assiste alla nascita del dipinto su cavalletto, di piccole dimensioni e di soggetto profano. La cornice comincia così ad acquistare maggiore libertà e fantasia negli elementi ornamentali, che comunque continuano ad attingere da quelli antichi fino alla fine del ‘700. Tuttavia adesso la struttura stessa della cornice non crea più il suddetto rapporto finestra-paesaggio, ma acquista autonomia ed assurge ad una funzione puramente decorativa.
La cornice italiana nel ‘400-‘500, come la pittura, acquista un’importanza enorme in campo artistico internazionale, e spesso viene anche imitata; fin quando verso la metà del ‘600, acquista maggior interesse lo stile francese detto “Luigi XIV”.

Vediamo il diverso sviluppo della cornice e dell’arte corniciaia nelle varie regioni italiane.

In Piemonte la cornice acquista importanza solo intorno al ‘400-‘500, quando le forme delle pale d’altare mostrano interessanti caratteristiche. Si trovano cornici architettoniche con decorazioni a “candelabra”, ma anche cornici dorate.
Durante il periodo manierista (circa 1530-80) si sviluppa un tipo di cornice sormontata da cimase intagliate e colonne scolpite, riviste da motivi originali archittettonici lombardi del ‘400.
Anche nel ‘600 si ritrova qualche esempio interessante che presenta decorazioni con motivi naturalistici.
Nel secolo succesivo si trovano molti affascinanti modelli di cornice che si rifanno allo stile barocco e roccoco’, con uno stile inciso ed accurato, che risente degli influssi d’oltralpe.
Verso la fine del ‘700, nel periodo “Luigi XIV”, assume grande rilievo l’intagliatore Giuseppe Maria Bonzanigo, autore di alcuni fra i piu’ importanti modelli di cornice neoclassica.
Tipica di questo periodo e’ la moda di inserire ricche cornici con ritratti nei grandi specchi sopra i camini.

In Lombardia per tutto il ‘400 non appaiono molti esempi di cornici, forse dovuto alla scarsa diffusione della pittura su tavola in questa zona.
Fino all’inizio del ‘500, rimangono alcuni scarsi modelli che si rifanno alla tradizione tardo gotica e si ritrovano ancora stilemi quattrocenteschi.
A Cremona, verso la seconda metà del secolo XVI, si sviluppa un particolare tipo di cornice da altare, certamente ad opera dei pittori Campi che idearono le cornici che racchiudono i loro stessi quadri dove vengono rielaborati elementi di estrazione classica.
Una caratteristica tipica della cornice Lombarda di questo periodo è l’impiego della lacca nera per sottolineare l’oro applicato sui rilievi più prominenti. Il nero è sempre la nota cromatica basilare delle cornice cosiddetta “guilloché”, che deriva da modelli fiamminghi.
Nella zona bergamasca si diffonde invece un tipo di cornice a carattere eminentemente scultoreo.
Altrettanto significative sono le cornici rococò, ma specialmente quelle neoclassiche di fine ‘700 inizio ‘800 caratterizzate da un intaglio molto preciso, o semplicemente composte da aste a gola sgusciata con all’interno file di palmette intagliate e perline.
In pieno 800, nel periodo Romantico, sussistono interessanti modelli di cornici costruite in legno scuro con intarsi in avorio.
In Veneto l’arte corniciaia ebbe un’importanza assolutamente primaria rispetto alle altre regioni, forse pari soltanto alla Toscana. A Venezia venne anche costituita una particolare corporazione di artigiani che producevano cornici.
I primi esempi risalgono addirittura al ‘200, con esempi su tavolette bizantine alle quali si rialzavano i bordi che poi venivano dorati assieme al dipinto e decorati con figure di santi, creando una particolare unione fra cornice e contenuto della stessa.
Tipiche del ‘300 sono le cornici a “tabernacolo” in stile gotico.
Nel ‘400 la cornice acquista ricchezza negli intagli leggeri delle cimase che vengono poi dorati. Le cornici creano delle edicole traforate che lasciano intravedere i coloro vivaci e che svettano verso l’alto con pinnacoli sfrangiati tipici dell’architettura gotica. Tuttavia gia dalla metà del 400 si contrappongono cornici che presentano modelli architettonici rinascimentali tipicamente razionali. Le incorniciature acquistano un’importanza fondamentale rispetto ai dipinti in quanto divengono struttura portante dell’intero complesso figurativo, infatti il pittore sul dipinto finge una continuazione dello spazio che viene completato dalla superficie stessa della cornice.
All’inizio del ‘500 appare molto caratteristica la cornice ad “ancoretta”, che mostra forme appiattite decorate da tondi e disegni in oro a volte realizzati a bassorilievo con la tecnica della pastiglia, con cimasa lineare e basamento dentellato; altri tipi hanno ai lati semicolonne.
La larga diffusione di questo genere è anche dovuta al costo moderato della tecnica impiegata che sostituisce quella più sofisticata dell’intaglio.
Questi modelli vengono presto sostituiti dal modello detto “Sansovina”, diffusasi in modo straordinario per tutto il ‘500 un po’ in tutte le Regioni. Questa cornice nasce da modelli del celebre architetto Jacopo Tatti detto il Sansovino ed è opera eminentemente scultorea con tipiche forme manieristiche; spesso è in legno naturale, oppure laccata di scuro e lumeggiata ad oro sui profili. Il disegno è caratterizzato da grandi volute baccellate ed unghiate, contrapposte sinuosamente ed intrecciate, costellata di roselline, festoni o teste d’angelo.
Nel ‘600 si trovano ricorrenti le cornici “a bastone” costituite da aste sottili scolpite con festoni di alloro, ai quali sono spesso intercalate figure di putti o uccelli.
Nel ‘700 il gusto si assottiglia in raffinati intagli rococò, alcuni modelli di cornici sono traforati tanto sottilmente da sembrare merletti, con influenze tipicamente francesi.
Molto caratteristico e assai diffuso è il modello di cornice detto “Canaletto” dal nome del celebre pittore, costituita da aste leggermente sagomate e intagliate a bassissimo rilievo al centro con cartelle lisce, mentre agli angoli vi sono radi rametti di fiori.
In questo periodo si diffonde anche un tipo di cornice più povera, costituita da una semplice sagoma decorata e colorata; più elaborato ed elegante il tipo di cornice decorato a cineseria con motivi orientaleggianti in oro su di un fondo a lacca nera o rossa; questo motivo rimane in voga per tutto l’800.

L’arte corniciaia in Liguria non risulta altrettanto ricca e significativa: gli esempi che si conservano si rifanno a modelli fiamminghi, cui si contrappongono altri pezzi rinascimentali.
Nel ‘600 le cornici sviluppano uno stile barocco genovese, denotato da finezza e leggerezza negli intagli.
Nel ‘700 la levità del disegno si accentua quando i raffinati intagli dorati vengono applicati su strutture lisce laccate di nero.
Viene anche molto usata la cornice dipinta, più povera, ma altrettanto elegante e personale.

Anche in Emilia Romagna l’arte corniciaia fu molto fiorente. Già nel 300 abbiamo alcuni esempi stilisticamente autonomi. L’artigiano corniciaio trae la sua ispirazione dagli intarsiatori di mobili che forniscono modelli di decorazione rinascimentale. Ruolo trainante viene svolto a Bologna dalla Bottega De Marchi, alla quale si attribuisce una cornice quadrata strutturata a cassetta e decorata nella zona piatta interna da fregi intagliati.
Per tutto il ‘500 trovano molta fortuna esempi di corniceria architettonica con motivi decorativi dipinti o realizzati a pastiglia.
Nel secolo successivo il gusto barocco si fa sentire nel bolognese, ma anche nel parmense, dove gli artigiani si mostrano un po’ restii a cedere al nuovo stile e risentono ancoro dello stile architettonico cinquecentesco.
Ai pezzi più sontuosi si affiancano quelli più modesti, come la cornice a cassetta e decorata “a prezzemolo” laccate in nero. Elemento unificante di tutta la regione è il tema dell’intaglio che mostra esuberanti fogliami traforati che si svolgono tramite il supporto di un’asta portante, e che col ‘700 divengono sempre più sottili ghirigori.
Alla fine del secolo si afferma lo stile Neoclassico che presenta modelli di sobria eleganza.

In Toscana si ha il più vario sviluppo della cornice e dell’arte corniciaia.
Già nel ‘200 si trovano sobri elementi di cornice piatta direttamente applicata ai bordi dei grandi dipinti a fondo oro di Cimabue, Giotto, Duccio coi quali condividono la stessa doratura.
Nel ‘300 si concretizza la forma della cornice a tabernacolo, qui inventata e poi diffusa anche in Europa.
Nel XV secolo in Toscana si ebbe un eccezionale incremento della cornice, quando vennero creati modelli autonomi ed originali che poi fecero scuola. Si consideri che la maggior parte dei disegni per cornici che ancora si conservano sono proprio Toscani.
Tipico esempio della ricca inventiva degli artigiani è l’emergere del cosiddetto “Tondo” che si sviluppa a partire dalla seconda metà del ‘400; si tratta di un modello che trae origine dagli esempi in terracotta invetriata creati da Luca della Robbia. Il tondo è decorato da ricchi festoni di frutta e fiori scolpiti in altorilievo, oppure da semplici baccellature, o elementi architettonici posti ai fianchi di una ricorrente treccia centrale, mentre la struttura ha quasi sempre una sezione molto aggettante.
Altro esempio tipico è quello della cornice-tabernacolo, di semplice concezione architettonica, che ospita dipinti e rilievi in terracotta.
L’uso del tondo continua anche nel ‘500 ma la sua decorazione diviene più plastica, come si può osservare nell’ineguagliabile esempio del “Tondo Doni” di Michelangelo agli Uffizi a Firenze.
Nella seconda metà del secolo tipica è la cornice in legno di noce intagliata con motivi che mostrano un’incredibile fantasia, mentre il materiale viene mantenuto naturale e lumeggiato d’oro sui profili più sporgenti, evidente il contatto con la cornice “Sansovina” veneta.
L’effetto bicolore di legno-oro è creato colorando con terra bolare marrone scuro l’imprimitura in stucco.
Le esuberanti cornici del ‘600 trovano la loro origine nelle botteghe granducali che realizzano nuovi pezzi per i quadri delle collezioni degli Uffizi e Palazzo Pitti. Questi modelli sono caratterizzati da grandi intagli a cartelle e baccelatture aggrovigliate, con varie decorazioni vegetali.
Altri esempi di artigianato granducale sono le cornici in legno di ebano lavorato “guilloché”, con intarsi di pietre policrome. Altri esempi sono in legno di ebano con applicazioni in bronzo dorato.
Nel ‘700 le botteghe producono cornici a passepartout intagliate oppure lisce in legno duro con applicazioni bronzee.

Nel Lazio, che per molti aspetti rappresenta un importante centro culturale, l’arte corniciaia non ha trovato uno sviluppo così significativo come in altre regioni precedentemente descritte.
Nel ‘400 si riscontrano forme provinciali, influenzate da quelle toscane rinascimentali.
Nel XVI secolo si assiste invece ad una ripresa grazie alle cornici dal disegno manierista, con riferimenti all’antichità classica.
Nel secolo successivo, a Roma i modelli di cornici non eccedono mai in intagli troppo esuberanti, ma rimangono sobri e moderati.
Si trovano cornici a cassetta, con aste lisce di ebano (o legno dolce tinteggiato), con moderate strisce di intagli dorati.
Nei pezzi più eleganti si inseriscono impiallacciature di tartaruga, mentre i profili sono a “guilloché” con applicazioni bronzee di derivazione fiamminga, o marmi clorati.
Simile moderazione continua anche nel ‘700 quando si ritrovano lisce e semplicissime cornici a modanature dorate, con fogliette d’acanto e tortiglioni intagliati.
Molto usate sono le cornici a passepartout applicabili su qualsiasi forma di dipinto grazie alle sagome interne che si giustappongono e decorate da fini intagli.

In Campania non si trova un interessante sviluppo della cornice, ed i pochi esempi risentono principalmente dell’influsso fiammingo e catalano.
Nel ‘600 prevale lo stile spagnolo, infatti la regione in quel periodo era una provincia iberica. Questo stile si vede nei sobri modelli ad asta o a cassetta.
In questo periodo diviene famosa la cornice detta “Salvador Rosa”, dal nome del celebre pittore, costituita da sagome lisce alternate ed aggettanti.
Nella prima parte del ‘700 si risente di un’ influenza romana nei modelli di cornice liscia, nera, tirata o argentata in mecca, con piccoli intagli dorati.
Nella seconda metà del secolo si assiste invece ad influssi tipicamente Francesi, soprattutto a Napoli. Nascono così pezzi molto eleganti costituiti da lisce strutture sulle quali si inseriscono ricche cimase ad intagli floreali o nastri intrecciati.
Contemporaneamente al diffondersi della scuola pittorica di Posillipo nell’800, si hanno modelli di cornice molto originali, studiati appositamente dagli stessi artisti per i propri dipinti.

Anche in Puglia ed il Sicilia si ebbe uno sviluppo della cornice molto pacato.
Nella prima, verso la seconda metà del ‘200, vi sono tipi di cornici affini a quelli veneti, cioè rialzi dei bordi delle tavole, dorati con lo stesso oro del fondo, a volte dipinti con figure sacre.
In Sicilia, nel ‘300-‘400 le cornici dei polittici si rifanno a modelli toscani e francesi. Nel ‘500 e nel ‘600 i ricchi intagli risentono del coevo barocco spagnolo che è caratterizzato da una certa opulenza decorativa, ma di scarsa raffinatezza.





L’amore finisce, ma c’è chi non accetta l’abbandono e non si dà pace.
L’ex innamorato diventa un’ossessione: telefonate, sms, e-mail, murales o graffiti, regali non graditi, visite a sorpresa sotto casa o sul posto di lavoro, fino ai casi estremi di pedinamenti, appostamenti, auto distrutte, minacce di violenza, violazione di domicilio, aggressioni fisiche o sessuali, tentato omicidio e omicidio. L’ultima moda sono gli investigatori privati, reclutati per avere foto e filmati da mostrare poi ad amici, parenti e conoscenti.

In Italia la violenza è la prima causa di morte per le Donne di età tra i 15 e i 45 anni.

Sto parlando dello Stalking, ossia sindrome del molestatore assillante o inseguimento ossessivo.
Il problema è in ascesa, è molto grave e sottovalutato dalla legge italiana, in quanto purtroppo costituisce la base e la preparazione per la maggior parte degli omicidi premeditati. Tutte queste molestie persecutorie sono difficili da denunciare perchè lo Stalking nel nostro Paese non è ancora considerato un reato.
In America da diversi anni oramai, oltre alle leggi anti-stalking, anche la cinematografia si occupa di questo grave problema sociale. Tanto per citare qualche esempio, chi di noi non ricorda il film di Micheal Douglas “Attrazione fatale” o quello di Julia Roberts “A letto con il nemico”?

In questi ultimi anni anche in Italia tale fenomeno è studiato da psichiatri e criminologi, ma non è un argomento che riguarda soltanto la scienza perchè riguarda tutti noi. Non possiamo più chiudere gli occhi e fingere che non esista. Un italiano su cinque è vittima dello Stalker, ma solo il 17% trova il coraggio di denunciarlo, per paura di peggiorare la situazione o di non essere creduto.

Lo Stalker (molestatore assillante) può essere una donna affettivamente dipendente, ma le statistiche assicurano che nella maggior parte dei casi (87%) è un uomo, tra i 35 e i 40 anni. Si tratta per lo più di persona conosciuta: partner ed ex partner. Ma anche colleghi di lavoro, amici, vicini di casa che vogliono stabilire una relazione o esercitare un controllo sulla vittima.
Gli Stalkers sono persone “normali” e abili manipolatori, difficilmente commettono degli errori perché sanno come muoversi e sfruttare a loro vantaggio i vuoti delle leggi.

Le conseguenze per le loro vittime possono essere devastanti: il 20% manifesta tendenze suicide, il 45% finisce con l’abusare di tranquillanti o alcol, il 70% ha problemi psico-relazionali. Più la vittima ha paura del suo Stalker, più egli si sente motivato a perseguitarla.

http://escialloscoperto.blogspot.com





A cura del Dr. Giuseppe Ruffolo, Psichiatra – Sebbene gli antidepressivi siano efficaci nel trattamento della depressione unipolare tuttavia, i dati a favore del loro impiego nella depressione bipolare, sono scarsi ed insufficienti per guidare le scelte terapeutiche nella pratica clinica quotidiana. Nonostante
la Food and Drug Administration (FDA) non abbia approvato alcun antidepressivo per il trattamento della depressione bipolare, l’associazione di un farmaco antidepressivo alla terapia con stabilizzanti dell’umore appare una pratica piuttosto diffusa fra gli operatori del settore.

Recentemente sono stati pubblicati i risultati del Systematic Treatment Enhancement Program for Bipolar Disorder (STEP-BD), un studio multicentrico americano nel quale, a pazienti con depressione bipolare già in cura con stabilizzanti delll’umore (litio valproato, carbamazepina o altri agenti antimaniacali regolarmente approvati dalla FDA), è  stato aggiunto un trattamento a base di un antidepressivo (paroxetina o bupropione) oppure di placebo. Dalle analisi dei risultati è emerso che il potenziamento con l’antidepressivo non contribuiva a migliorare la flessione del tono dell’umore mentre, il rischio di viraggi espansivi, è risultato essere basso, pari a quello registrato nel gruppo trattato con placebo.

Tratto da: The New England Journal of Medicine, Aprile 2007 -  Adding antidepressants to mood stabilizer therapy does not improve outcomes in bipolar depression.A cura del Dr. Giuseppe Ruffolo, Psichiatra – Istituto do Scienze del Comportamento – Pisa
www.psichiatria-online.it”
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Dal sito di Amnesty International

 Ovunque la pena di morte sia applicata il rischio di mettere a morte persone innocenti non può essere eliminato. Dal 1973 in Usa sono stati rilasciati 123 prigionieri dal braccio della morte dopo che erano emerse nuove prove della loro innocenza. Di questi, sei nel 2004, due nel 2005 e uno nel 2006. Alcuni di questi prigionieri sono arrivati ad un passo dall’esecuzione dopo aver trascorso molti anni nel braccio della morte. In ognuno di questi casi sono emerse caratteristiche simili e ricorrenti: indagini poco accurate da parte della polizia, assistenza legale inadeguata, utilizzo di testimoni non affidabili e di prove o confessioni poco attendibili. Ma non solo, in Usa purtroppo sono diversi i casi di prigionieri messi a morte nonostante l’esistenza di molti dubbi sulla loro colpevolezza. La Florida ha il più alto numero di innocenti condannati a morte e in seguito rilasciati, sono ventidue dal 1973.

Nel 2000, l’allora Governatore Ryan dello Stato dell’Illinois, dichiarò una moratoria sulle esecuzioni in seguito alla scarcerazione del tredicesimo prigioniero condannato a morte ingiustamente dal 1977, anno di ripresa delle esecuzioni negli Usa. Durante lo stesso periodo 12 prigionieri furono messi a morte. Nel gennaio del 2003, il Governatore Ryan ha concesso la grazia a quattro condannati a morte e commutato le restanti 167 condanne in ergastolo.

Ma il problema della potenziale esecuzione di un innocente non è solo limitato agli Usa. Nel 2006, in Tanzania, è stato rilasciato Hassan Mohamed Mtepeka, condannato a morte nel 2004 per lo stupro e l’omicidio della figliastra. La Corte d’appello ha dichiarato che la sua condanna si fondava in maniera indiscutibile su prove indiziarie che “non ne indicavano con certezza assoluta la colpevolezza”. In Giamaica, Carl McHargh è stato rilasciato dal braccio della morte nel mese di giugno del 2006 dopo essere stato assolto in appello.





I richiami di prodotti alimentari son stati per molti anni una preoccupazione per i consumatori. Comportano smisurati costi indiretti per produttori e distributori, possono turbare la fiducia dei consumatori e possono invogliare i consumatori a scegliere le marche concorrenti. Il numero di malattie alimentari confermate che conducono a richiami di prodotti di massa è elevato - negli Stati Uniti nel 2006 son stati registrati oltre 17.000 casi di avvelenamento da cibo.

INGREDIENTI CANCEROGENI - SUDAN RED

La Sudan Red è una tintura industriale che è utilizzata per colorare solventi, grassi, oli e cere, per tinture per capelli, per lucidi da scarpe e pavimenti e per tatuaggi temporanei. Prima che il problema della Sudan Red fosse sollevato, questo colorante alimentare era un ingrediente di circa 500 prodotti alimentari che contenevano la salsa Worcester (tra cui salse, condimenti per insalate e piatti pronti). In Europa e in molti altri paesi Occidentali l’uso della Sudan Red era stato vietato dopo che l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza del Cibo) aveva affermato che quella sostanza poteva essere cancerogena e tossica. Oggi il peperoncino secco importato, macinato o tritato in Asia (dove la Sudan Red è ancora utilizzata in qualche area per colorare il peperoncino, il curry e le salse di spezie) dev’essere accompagnato da un certificato di sicurezza alimentare.

La Sudan Red è recentemente diventata un problema in Cina, quando circa 1,200 kg di uova son state ritirate dal mercato, dato che il colore rosso dei loro tuorli, che i consumatori pensavano fosse un segno di qualità superiore di quelle uova, era causato colorandoli con l’aiuto della Sudan Red, che era stata aggiunta probabilmente al mangime dei polli. Questo e altri avvelenamenti alimentari e paure hanno recentemente guidato il governo cinese a valutare la possibilità di agire e creare un’Autorità di Sicurezza Alimentare Nazionale.

PAURA DI CONTAMINAZIONE DA SALMONELLA

Nel giugno 2006 un rilevate produttore di cioccolato fu obbligato a prelevare più di un milione di barrette al cioccolato dai negozi in Irlanda e GB, quando l’Agenzia Inglese per gli Standard Alimentari (UK FSA) scoprì una rara traccia di salmonella in uno dei suoi stabilimenti. Dato che l’Agenzia per la Protezione della Salute (HPA) in GB aveva registrato un’ampio numero di casi di consumatori che si erano ammalati di salmonella, furono condotte ispezioni che identificarono il ceppo dei batteri come quello che si era trovato nello stabilimento del produttore di cioccolato. Siccome soltanto i casi più seri sono riportati dall’HPA, è probabile che molte più persone abbiano avuto problemi di salute dovuti alla contaminazione da salmonella.

Il Comitato Consultivo per la Sicurezza Microbiologica del Cibo (ACMSF) ha avvertito che non c’era un livello sicuro di salmonella negli alimenti. Una cellula che forma un’unità è sufficiente per causare la malattia, in particolare nei bambini e negli anziani. Si è pensato che la salmonella nel cioccolato potesse essere particolarmente nociva, dato che il cioccolato può aiutare a proteggere la salmonella dall’attacco dell’acido nello stomaco e facilitare l’infiltrazione dei batteri negli intestini, dove essi si possono moltiplicare e causare danni.

SALMONELLA NEL BURRO DI ARACHIDI

Anche nel 2006, erano state trovate tracce di salmonella in una famosa marca americana di burro di arachidi. Vari processi sono stati archiviati per ottenere un compenso per i danni causati ai consumatori. Questa fu la prima vicenda in cui la salmonella fu trovata nel burro di arachidi. Il produttore ha nominato un manager per la sicurezza alimentare e sta attualmente compensando il danno fatto da una falla nel tetto e da uno spruzzatore in uno dei suoi stabilimenti, che si crede siano stati la causa dell’epidemia di salmonella.

CONTAMINANTE - PAURA DI E. COLI NEGLI STATI UNITI

Negli ultimi sei mesi varie paure alimentari hanno agitato la popolazione americana. Nel settembre 2006 degli spinaci crudi son stati trovati contaminati dall’Escherichia Coli (E. Coli) in 26 stati americani. Anche lattuga, pomodori e cipolle erano sospettati di diffondere tracce di E. Coli. La causa dell’epidemia della E. Coli è stata individuata in spinaci confezionati provenienti dalla California. Secondo i funzionari la traccia di E. Coli che ha portato all’epidemia della questione fu trovata in un ruscello e nelle feci di maiali selvatici e di bestiame vicino ad una piantagione di spinaci in California. Secondo le stime della FDA americana le malattie alimentari confermate uccidono 5.000 persone e causano 76.000 malati in America ogni anno. Il Centro Americano per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC) sosteneva che era necessario intervenire per prevenire la contaminazione patogena incrociata.

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L’Autore

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Cronan si é laureato in Fisica all’UCD e ha conseguito un Master in Computing al TCD. Dopo aver lavorato nel settore dell’analisi del rischio finanziario presso la Merrill Lynch Capital Markets Bank di Dublino, Cronan é tornado al Trinity College per gestire lo sviluppo del modello e del software per il 7^ EU Framework (Progetto  Monte Carlo) e seguire il 6^ EU Framework (Progetto NOFORISK) e il Progetto CREMe finanziato dalla Enterprise Ireland.

In Aprile 2005 Cronan ha fondato la CREMe Software Ltd. per portare ad un pubblico più ampio i benefici dei software e dell’esperienza sviluppata nei programmi di ricerca già citati. 

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