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	<title>Articoli e Guide &#187; Psicologia</title>
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	<description>Ecco la sezione di Hellodir, dedicata ai vostri articoli e alle vostre guide!</description>
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		<title>Disturbi dell’Identità di Genere</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 09:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>btstudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi comportamento sessuale]]></category>
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		<category><![CDATA[problemi sessuali]]></category>
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		<description><![CDATA[Io e i miei disturbi sessuali
Marta si racconta, ci racconta del suo passato, di quello che ha significato per lei vivere la sua vita. Marta ricorda benissimo ogni particolare di quelle giornate speciali che per lei hanno significato cambiamento, svolta. Era un pomeriggio estivo e faceva molto caldo. Come al solito era uscita con Marco. [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

Post originale: <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/13529/">Disturbi dell’Identità di Genere</a>   a cura di <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float:left" src="http://www.centropsicoterapia.it/images/stories/disturbi-trattati/disturbo-della-identita-di-genere.jpg" border="0" alt="Anoressia" width="207" height="196" /><strong><a  title="Disturbi dell’Identità di Genere" href="http://www.centropsicoterapia.it/disturbi-trattati/del-comportamento-sessuale/disturbo-della-identita-di-genere.php" target="_blank">Io e i miei disturbi sessuali</a></strong></p>
<p>Marta si racconta, ci racconta del suo passato, di quello che ha significato per lei vivere la sua vita. Marta ricorda benissimo ogni particolare di quelle giornate speciali che per lei hanno significato cambiamento, svolta. Era un pomeriggio estivo e faceva molto caldo. Come al solito era uscita con Marco. Stavano sempre insieme, anche se a lui piaceva andare a caccia di lucertole, a lei piaceva raccogliere margherite, a lui piaceva giocare con il pallone, a lei un po’ meno. Si conoscevano da molto tempo, sin dalla scuola elementare che avevano frequentato insieme. Marta ricorda benissimo di esser caduta e Marco si prese cura di lei. In quel momento preciso Marta si accorse di provare per quel ragazzo qualcosa di profondo. Lo abbracciò ed poi ebbe l’istinto di baciarlo. Marco l’allontanò dicendole: “Manuel ma che fai? Avevano ragione gli altri a chiamarti femminuccia”. Marco scappò via e da quel giorno non si sarebbero più rivisti. Marta allora era ancora Manuel e quel giorno si dichiarava ufficialmente aperta la battaglia più dura della sua vita.</p>
<p>Da quel giorno niente è stato facile. Le emozioni dentro di lui erano contrastanti, alla paura seguiva la felicità, all’incertezza la certezza. Doveva barcamenarsi tra infiniti problemi di natura psicologica ma non solo. Aveva paura di “uscire” allo scoperto, di quello che avrebbe pensato la gente, i suoi genitori. Marta sin da bambino aveva capito di essere “diverso” dai suoi compagni di scuola, era una sensazione più che una certezza. Più cresceva e più si distaccava dai comportamenti e dai modi di fare maschili. Inizialmente, preso dalla preoccupazione, Manuel cominciò a documentarsi, viviamo in un Paese che si veste moderno ma nasconde tanti preconcetti e retaggi del passato, quindi si sentiva malato. Pensava che in lui ci fosse qualcosa che non andava. Viveva in preda all’ansia.</p>
<p>Nelle sue ricerche Manuel ben presto scoprì che soffriva di un disturbo dell’identità di genere, un disturbo sessuale: desiderare di essere del sesso opposto o manifestare disagio riguardo il proprio sesso biologico. Era questo quello che gli stava succedendo. Il suo era un disturbo ma non si chiuse in se stesso. Manuel andò avanti. Era determinato ad affrontare il “problema” e sperava che la soluzione l’avrebbe riportato a a sorridere ed essere sereno. Si informò e trovò un centro di psicologia. Lì potette parlare a lungo del suo problema e di tutti i suoi aspetti. Lì non volevano cambiarlo né tanto meno convincerlo di essere sbagliato. Volevano dargli una mano ad attraversare una strada pericolosa, difficile.</p>
<p>Oggi Manuel è diventato Marta. Una donna felice e serena, che ha imparato ad accettarsi e farsi accettare dagli altri. Scrive della sua storia perché vuole che sia d’aiuto a chi vive la sua situazione con paura, a chi non vuole gridarla ai quattro venti come tanto spesso si vede fare oggi, a chi non si accetta e vuole cambiare e non per questo deve essere destinato a soffrire emarginazione e preconcetti. È sbagliato pensare che andare dallo psicologo sia come affermare di essere malati, non è così. È un percorso che porta alla conoscenza di se stessi e della propria natura per poter poi affrontare, o meno, dei cambiamenti considerevoli.</p>
<p><strong>Studio Associato Logos</strong><br />
Centro di Psicoterapia a Roma<br />
<strong><a  title="Psicoterapia Roma" href="http://www.centropsicoterapia.it" target="_blank">www.centropsicoterapia.it </a></strong></p>
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Post originale: <a  href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/13529/">Disturbi dell’Identità di Genere</a>   a cura di <a  href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
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		<title>Frigidità: Disturbi nel Comportamento Sessuale Femminile</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 11:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>btstudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[anorgasmia]]></category>
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		<category><![CDATA[disturbi sessuali donne]]></category>
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		<category><![CDATA[frigidità]]></category>
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		<category><![CDATA[psicoterapia roma]]></category>
		<category><![CDATA[vaginismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Frigidità: Disturbi nel Comportamento Sessuale Femminile
Giovanna ha 25 anni. È una ragazza molto bella, mora con dei grandi occhi verdi. Ha un sorriso bellissimo ma appena inizia a parlare della sua storia cambia espressione. Tutto è iniziato per lei circa 8 anni fa. Aveva 17 anni e iniziava ad avvicinarsi al mondo del sesso. Erano [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

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</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float:left" src="http://www.centropsicoterapia.it/images/stories/disturbi-trattati/disturbi-femminili.jpg" border="0" alt="Anoressia" width="207" height="196" /><strong>Frigidità: Disturbi nel Comportamento Sessuale Femminile</strong></p>
<p>Giovanna ha 25 anni. È una ragazza molto bella, mora con dei grandi occhi verdi. Ha un sorriso bellissimo ma appena inizia a parlare della sua storia cambia espressione. Tutto è iniziato per lei circa 8 anni fa. Aveva 17 anni e iniziava ad avvicinarsi al mondo del sesso. Erano le prime esperienze sia per lei che per le sue amiche. Quando si incontravano era un racconto dopo l’altro. Ridevano, scherzavano, si consigliavano. Giovanna era felice di condividere le sue emozioni con le sue amiche ma ben presto cominciò a notare che per lei era tutto diverso. A lei non interessava il sesso, non aveva nessun piacere nel farlo. Era molto preoccupata ma più andava avanti negli anni e più si rendeva conto che lei non aveva alcun desiderio sessuale e non riusciva a raggiungere l’orgasmo. Era molto triste per questo. Non sapeva trovare una ragione. Cominciò a pensare di essere malata, di avere qualche problema. Ma il sesso molte volte è considerato ancora un tabù e la soluzione di Giovanna fu quella di tacere. Le chiacchiere con le sue amiche continuavano e lei era sempre di più in imbarazzo tra un’omissione e qualche bugia. All’età di 22 anni la situazione era diventata pressoché insopportabile e Giovanna decise di fare qualcosa anche se non sapeva cosa. La prima cosa che le venne in mente era andare in un consultorio dove c’erano sia psicologi che ginecologi che avrebbero saputo dirle qualcosa. Il suo primo incontro fu con la ginecologa la quale le disse di non poter fare molto per lei se non avesse prima capito da cosa nasceva il problema e le consigliò di andare dalla psicologa. Giovanna ricorda benissimo il suo primo incontro con la psicologa. Lei cominciò ad esporle il suo problema e una volta finito si sentì rispondere con un: parlami di te, cosa fai nella tua vita? Dove vivi? Com’è il rapporto con i tuoi genitori? Lì per lì Giovanna non capiva e pensava che la psicologa non aveva capito niente ma seduta dopo seduta Giovanna stava capendo se stessa, capiva il modo in cui era stata educata, cosa le avevano trasmesso i suoi genitori, perché si approcciava a diverse situazioni in un determinato modo, capiva le sue paure. Giovanna soffriva di frigidità che è un disturbo sessuale femminile e può scatenarsi per diversi motiv: paura, educazione sessuale molto rigorosa, inibizione sessuale, istruzione con molti divieti severi riguardo la sessualità, traumi sessuali, ansia, depressione, mancanza di lubrificazione vaginale, paura del dolore. Dopo molte sedute si scoprì che la sua era semplicemente paura ma per scoprirlo c’era voluto del tempo. Mentre le sedute si susseguivano Giovanna pian piano si riscopriva e scopriva alcune situazioni molto piacevoli. Adesso da quasi due anni sta con Luca e anche se per loro inizialmente è stato molto difficile adesso sono felici e hanno un’ottima vita sessuale. Giovanna ha scoperto e combattuto le sue paure. Non è stato un percorso facile, ci sono voluti una buona dose di pazienza e coraggio ma alla fine è riuscita a liberarsi da questo peso e da questo disturbo. La storia di Giovanna deve essere un modello per tutte quelle donne che vivono questo problema e deve spronarle a non rinunciare alla propria femminilità e al proprio piacere. Fare qualcosa è possibile basta volerlo. Questa è solo la Storia di Giovanna che sarà diversa da quella di Francesca, Caterina, Paola, Teresa, Fabiana, Irene perché ogni persona ha la propria personalità e ogni persona avrà sviluppato il disturbo in un proprio particolare modo. La cosa che accomuna tutte è la voglia di farcela e parlare con qualcuno competente è il primo passo verso la risoluzione.</p>
<p><strong>Studio Associato Logos</strong><br />
Centro di Psicoterapia a Roma</p>
<p><strong><a  title="Psicoterapia Roma" href="http://www.centropsicoterapia.it" target="_blank">www.centropsicoterapia.it </a></strong></p>
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		<title>Condividi la tua esperienza di genitore su Bambinoinforma.it</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 13:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cibbuzz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Come gestire l&#8217;amico immaginario di proprio figlio? come fargli mangiare le zucchine? questi ed altri consigli vengono elargiti in bambinoinforma.it. Un sito che racconta l&#8217;esperienza di una mamma o di un papà nella crescita del proprio figlio. A dare il nome al progetto è un gioco di parole in forma, nel senso di in salute, [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

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</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come gestire l&#8217;amico immaginario di proprio figlio? come fargli mangiare le zucchine? questi ed altri consigli vengono elargiti in bambinoinforma.it. Un sito che racconta l&#8217;esperienza di una mamma o di un papà nella crescita del proprio figlio. A dare il nome al progetto è un gioco di parole in forma, nel senso di in salute, ma anche informa nel senso di informato. Bambinoinforma.it  è un sito/blog in cui si affrontano tutte le curiosità di un genitore durante la crescita di un bambino. Non solo per parlare dei bambini, delle loro esigenze (allattamento, vaccini, svezzamento, inserimento all’asilo ecc…), ma anche per parlare delle mamme in quanto donne (la gravidanza, il parto, i primi approcci con il bimbo, rivedersi donna oltre che mamma, il rientro a lavoro) e di tutti gli stati d’animo che si attuano in questo divenire di eventi. Si spazia quindi da consigli per &#8220;mamme fai da te&#8221; che inventano vestiti di carnevale o nascondono le verdure in pietanze appetitose a racconti di esperienze di mamme  e papà che si trovano ad affrontare situazioni particolari come ad esempio quella di gestire la presenza di un amico immaginario.<br />
Anche al papà viene dato uno spazio dal momento che ad oggi la figura paterna si è evoluta ed ha assunto una nuova posizione, trasformandolo in un padre responsabile, impegnato e che partecipa attivamente alla vita del suo bambino, non solo cambiando i pannolini.<br />
Per contribuire, postando il proprio racconto è sufficiente iscriversi al sito o diventare <a  href="http://www.facebook.com/pages/Bambino-in-Forma/132529443470525">fan su Facebook</a>, dove una vera e propria piazza virtuale accoglie discussioni e modalità di educazione ponendole a confronto le une con le altre.</p>
<p><a  href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

Post originale: <a  href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/12849/">Condividi la tua esperienza di genitore su Bambinoinforma.it</a>   a cura di <a  href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
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		<title>Il Narcisismo e la sua cura</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 11:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vicinoate</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il narcisismo patologioco è un disturbo che può essere curato grazie alla psicoterapia, strumento valido ed afficace che sfrutta diverse forme di terapia, da quella individuale a quella di coppia o di gruppo. <p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

Post originale: <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/9308/">Il Narcisismo e la sua cura</a>   a cura di <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è narcisisti, talvolta, ma in certi casi in modo esagerato, o meglio, in modo patologico. Il confine tra narcisismo sano e narcisismo patologico è molto difficile da cogliere, non solo perché un certo amor proprio e stima di sé sono fattori normali e spesso auspicabili, ma soprattutto poiché gli elementi che lo caratterizzano si affacciano tanto in alcune fasi della vita quanto in un tipo di società come quella occidentale.</p>
<p>Lo ritroviamo nel periodo dell’adolescenza, con una particolare attenzione verso il proprio aspetto fisico. E’ parte di una fase della crescita in cui un soggetto non ancora totalmente formato nella coscienza di sé, si aggrappa con maggior forza a quegli elementi esteriori che sembrano rappresentare al meglio, a sé e agli altri, la propria identità.<br />
Allo stesso modo è giusto tener conto del contesto culturale in cui è immersa la persona, visto che la società contemporanea occidentale è profondamente caratterizzata da un discorso e una pratica narcisistica, dove i valori dell’immagine e l’importanza dell’apparire sembrano avere la meglio sull’essere e l’interiorità.</p>
<p>Per questo il DSM IV(Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ha individuato delle costanti del narcisismo patologico che ci aiutano a distinguere il normale compiancimento di sè da un disturbo che va affrontato e curato per evitare che interferisca in modo pesante sulle nostre relazioni sociale. Eccone i tratti caratteristici:</p>
<p>- senso esagerato di sé;<br />
- essere occupati in fantasie che ci vedono protagonisti di successo, potere ed effetti formidabili sugli altri;<br />
- credere di essere speciali e ricercare ossessivamente la vicinanza con persone appartenenti a status molto elevati;<br />
- desiderio o richiesta di ammirazione eccessiva rispetto al normale o al reale valore;<br />
- forte sentimento dei propri diritti e facoltà,il narcisista è irrealisticamente convinto che altri soggetti debbano soddisfare le sue aspettative;<br />
- approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, senza provarne rimorso;<br />
- carenza di empatia con conseguente disinteresse verso i sentimenti altrui;<br />
- invidia e convinzione che gli altri ne provino nei suoi confronti;<br />
- creazione di relazioni affettive basate su rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale;</p>
<p>Tendenzialmente, infatti, il narcisista patologico si relaziona agli altri come se fossero degli oggetti da usare o utili a soddisfare i propri sentimenti narcisistici, è incurante verso i sentimenti altrui e incapace di porsi nei panni dell’altra persona, cercando solo la soddisfazione dei propri bisogni; ciò lo porta ad avere relazioni abbastanza brevi, spesso interrotte da lui stesso nel momento in cui il proprio partner inizia ad avanzare con più forza il proprio bisogno di considerazione.</p>
<p>Tuttavia il narcisismo patologico, dopo essere diagnosticato, può essere affrontato e curato, in particolare attraverso la psicoterpia che è sicuramente uno dei più efficaci è quello della psicoterapia individuale, affiancata anche a quella di gruppo, che sfrutta i vantaggi derivanti dalla sinergia che il rapporto, tanto individuale con il terapeuta quanto di confronto con altri soggetti, ha sulla persona affetta da narcisismo patologico.</p>
<p><a  href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

Post originale: <a  href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/9308/">Il Narcisismo e la sua cura</a>   a cura di <a  href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
</p>
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		<title>Guarire dalla depressione</title>
		<link>http://www.hellodir.com/articoli-guide/4585/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 09:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dicarlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[La signora Maria era stata accompagnata presso il mio studio dalle figlie che, preoccupate per la sua continua perdita di peso, per la persistenza ad evitare qualsiasi relazione umana, per i suoi pensieri pessimistici e di suicidio, cercavano disperatamente di porre fine alla depressione della madre. Essa era piombata in questo penoso stato, dopo la [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

Post originale: <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/4585/">Guarire dalla depressione</a>   a cura di <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La signora Maria era stata accompagnata presso il mio studio dalle figlie che, preoccupate per la sua continua perdita di peso, per la persistenza ad evitare qualsiasi relazione umana, per i suoi pensieri pessimistici e di suicidio, cercavano disperatamente di porre fine alla depressione della madre. Essa era piombata in questo penoso stato, dopo la morte del proprio coniuge. Lentamente ma inesorabilmente, s’era chiusa in sé stessa rifiutandosi di continuare a vivere. A nulla erano serviti le esortazioni e gli incitamenti delle amiche, né le varie medicine. La signora Maria era entrata in un’escalection di pensieri, sensazioni, comportamenti che le dipingevano di nero il presente e il futuro.</p>
<p>Il disturbo dell’umore depressivo riguarda, purtroppo, dal 6% al 17% della popolazione in generale.<br />
Le donne hanno una probabilità da due a tre volte superiore rispetto agli uomini di essere colpite dalla depressione maggiore, distimia, disturbo affettivo stagionale. La fascia d’età d’insorgenza<br />
si colloca, per lo più, tra i venticinque e i quarantaquattro anni. Si calcola, inoltre, che circa il 15%<br />
degli adulti al di sopra dei sessantacinque anni e il 25% delle persone ricoverate in istituti di assistenza per malati cronici, presenti sintomi di depressione maggiore.</p>
<p><span id="more-4585"></span></p>
<p>I sintomi chiave della depressione sono:</p>
<p>1)      Pessimismo : il paziente ha una visione pessimistica di sé, del mondo, del futuro. Vive una<br />
profonda disistima, svalutazione, inadeguatezza di sé con molteplici sensi di colpa<br />
per comportamenti riguardanti il passato. Accusa, inoltre, uno sbiadimento di idee<br />
e valori e non nutre più alcuna speranza verso la guarigione, ritenendosi<br />
inaiutabile.</p>
<p>2)      Anedonia : Si avverte, nella sofferenza, una perdita di interessi. Non si coltivano più progetti,<br />
no si realizzano dei compiti, non si promuovono obiettivi o programmi vitali che<br />
portano a considerare la vita una eccitante sfida da vivere giornalmente.</p>
<p style="text-align: left">3)      Rallentamento : A lungo andare, avviene la perdita dell’efficienza fisica. Si avvertono<br />
indecisioni e insicurezza nella quotidianità. Perdita d’energia, lentezza<br />
di pensiero e di parole con ridotta attività motoria.<br />
Questa sintomatologia attanaglia la persona , a tal punto da ridurla a un automa senza meta e senza speranza.<br />
La diagnosi di depressione si evince dal dialogo che avviene tra il paziente e il terapeuta. La sua<br />
valutazione si fonda su tre fattori fondamentali : comprensibilità, durata e intensità del disturbo.<br />
Non ogni calo d’umore porta alla depressione; ma una persistente tristezza ,cronicizzata nel tempo con vissuti di profondo dolore , può farci capire che ci troviamo di fronte a una persona depressa.<br />
La depressione colpisce a tutte le età, manifestandosi con modalità differenti.<br />
A) Nei Bambini : Nei primi anni il bambino si muove poco e non risponde alle sollecitazioni<br />
esterne. Più tardi comincia a deprezzarsi, ad avere sensi di colpa, a<br />
disinteressarsi di tutto. Ha difficoltà ad addormentarsi, vive prolungati periodi<br />
di malumori e tristezza.<br />
B) Nei Giovani : Si manifesta una mancanza di entusiasmo, di eslporazione del mondo<br />
circostante, di paure a fare esperienze autonome, difficoltà nelle relazioni<br />
affettive e senso di inadeguatezza in tutto ciò che sperimentano.<br />
C) Negli Adulti : C’è la tendenza ad isolarsi e a vedere tutto nero. Si avverte un calo della libido<br />
dell’appetito e un’incapacità di provare gioia per le buone notizie.<br />
D) Negli Anziani : Spesso la depressione è mascherata da sintomi e disagi somatici tipici<br />
dell’età. Ma la variazione improvvisa di stile di vita, il parlare con<br />
pessimismo e la trascuratezza nel vestire ci potranno far capire di<br />
trovarci di fronte a un anziano depresso.</p>
<p>Diversamente da quanto avveniva in passato, oggi si tende a considerare la depressione come un disturbo che non ha una sola causa, ma diverse componenti culturali, sociali, personali, biologiche. Essa si manifesta in situazioni stressanti o che viene messa allo scoperto da traumi.<br />
La sinergia di tutte queste componenti porta più facilmente alla manifestazione della depressione. Se una persona vive in un ambiente ansiogeno, persiste a coltivare pensieri pessimistici, si evita ogni tipo di piacere della vita e di svago, si reputa impotente a risolvere vari  problemi, ha un calo di serotonina e noradrenalina o soffre di anomalie alla tiroide, con molta probabilità accuserà una depressione maggiore in concomitanza di situazioni di stress o<br />
eventi dolorosi.  Il tutto potrebbe cambiare, qualora la stessa persona avesse più fiducia nelle proprie risorse e riuscisse a trovare uno spiraglio di speranza alla sua dolorosa situazione.<br />
Il lettore avrà senz’altro capito, che tali persone non sono di per se fragili, ma che sono entrati dentro un tunnel di sfiducia e pessimismo, a tal punto da credere che tutto sia  irrimediabile.<br />
La depressione si può curare e la guarigione sfiora l’80% delle persone. Se in giro ci sono tanti<br />
depressi, è perché sono stati mal curati o perché hanno sottovalutato  e trascurato il disturbo.<br />
Le terapie che danno maggiore garanzie di successo sono quelle che associano gli psicofarmaci con le psicoterapie.</p>
<p>Il lettore attento e duttile capirà molto bene che è fondamentale , per una persona depressa che voglia guarire e non voglia rimanere per tutta la vita a cibarsi di psicofarmaci, sottoporsi a una psicoterapia. Non è un disonore, ma un’azione che gli permetterà di liberarsi dalla sofferenza che ormai ha avvolto la  sua vita e che non lo fa più respirare.<br />
Sono preferibili quelle psicoterapie che puntano direttamente al nocciolo del problema e che con strategie specifiche, aiutano il paziente a guarire in tempi rapidi. Se il paziente, invece, viene sottoposto a interminabili sedute con impegni pressanti, si scoraggerà facilmente e abbandonerà subito la stessa terapia.<br />
La vita merita la sua felicità, e risparmiare anni di sofferenza ne vale la pena.<br />
I familiari dei pazienti depressi devono evitare di rimproverarli o di invogliarli a reagire.<br />
Queste modalità razionali e funzionali nei periodi di normalità, non sono adeguate nella patologia; anzi producono l’effetto contrario all’intenzione. E’ meglio, invece, una volta resisi conto della persistenza e gravità della situazione, portare il paziente presso un buon psicoterapeuta che inizi subito un trattamento adeguato al caso.
</p>
<p style="text-align: left">
<p><strong>Dr. Stefano Di Carlo </strong></p>
<p style="text-align: left"><strong>psicologo-psicoterapeuta</strong></p>
<p style="text-align: left"><a  href="http://www.dicarlostefano.it"><strong>www.dicarlostefano.it</strong></a></p>
<p><a  href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

Post originale: <a  href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/4585/">Guarire dalla depressione</a>   a cura di <a  href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
</p>
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		<title>Giorno di Regali: Storie di un Seduttore in Erba</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 10:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sattrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[attrazione]]></category>
		<category><![CDATA[corsi di seduzione]]></category>
		<category><![CDATA[storie di un seduttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Storie di Un Seduttore in Erba. Oggi non voglio parlare di un argomento in particolare su come sedurre una donna ma ho deciso che sarai Tu il protagonista di questo Post.
Questa Domenica sarà finalmente in uscita il mio Nuovo Ebook “Semplicemente Attrazione”. Dopo 8 (!) mesi di lavoro, è pronto l’ebook che metterà un serio [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

Post originale: <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/3138/">Giorno di Regali: Storie di un Seduttore in Erba</a>   a cura di <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Storie di Un Seduttore in Erba. </strong>Oggi non voglio parlare di un argomento in particolare su come sedurre una donna ma ho deciso che sarai Tu il protagonista di questo Post.</p>
<p>Questa Domenica sarà finalmente in uscita il mio Nuovo Ebook “Semplicemente Attrazione”. Dopo 8 (!) mesi di lavoro, è pronto l’ebook che metterà un serio punto al capitolo Attrazione in Italia.</p>
<p>Proprio a seguito della mia felicità per questo evento, invece di offrire una bevuta, ho deciso di <strong>Regalare una copia a Te. </strong></p>
<p>Coma fai a vincere la tua copia di “Semplicemente  Attrazione”?</p>
<p>Con un semplice commento a questo Post, infatti oggi mi  piacerebbe Leggere <em><span style="color: #ff0000;">cosa ti è accaduto che ti ha fatto  decidere di voler cambiare il tuo rapporto con le donne.</span></em></p>
<p>Quindi <strong>lascia un commento raccontando la tua esperienza</strong>, puoi scrivere di quella volta che… oppure di un’emozione che ti accompagna ogni volta che tenti di approcciare una donna…oppure la voglia di essere come il tuo personaggio preferito…oppure…</p>
<p>Insomma scegli tu Come raccontarti, io sceglierò il post che mi trasmetterà un maggiore desiderio Vero di cambiamento e Se verrai scelto per aver scritto il post migliore:</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Avrai in REGALO una copia del mio Nuovo Ebook  “Semplicemente Attrazione” <span style="color: #000000;">che uscirà <span style="text-decoration: underline;">per una  sola settimana</span> di lancio Domenica 12 Luglio alle  16:00</span></strong></span></p>
<p>3…2…1…Via!</p>
<p>Puoi scrivere i tuoi commenti al seguente link:</p>
<p><a  href="http://www.semplicementeattrazione.it/attrazione/giorno-di-regali-storie-di-un-seduttore-in-erba">http://www.semplicementeattrazione.it/attrazione/giorno-di-regali-storie-di-un-seduttore-in-erba</a></p>
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</p>
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		<title>Comunicare con le emozioni, comunicare per crescere</title>
		<link>http://www.hellodir.com/articoli-guide/2290/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 15:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>handydandy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Verbale e Non verbale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>
		<category><![CDATA[handydandy]]></category>
		<category><![CDATA[multisensoriale]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[Riuscire a catturare l’attenzione solo attraverso la comunicazione visiva diventa sempre più difficile. Siamo continuamente bombardati da immagini, e il mercato è saturo di annunci e spot pubblicitari che cercano di accendere la curiosità del consumatore. In questo contesto la comunicazione classica può non essere più sufficiente. Non basta limitarsi a lanciare il messaggio. Diventa [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

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</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riuscire a catturare l’attenzione solo attraverso la <a  href="http://www.handydandy.it/home.htm">comunicazione </a>visiva diventa sempre più difficile. Siamo continuamente bombardati da immagini, e il mercato è saturo di annunci e spot pubblicitari che cercano di accendere la curiosità del consumatore. In questo contesto la comunicazione classica può non essere più sufficiente. Non basta limitarsi a lanciare il messaggio. Diventa fondamentale risvegliare i sensi attraverso mezzi d&#8217;espressione innovativi, tecniche inedite e nuove frontiere del marketing, come la comunicazione polisensoriale ed emozionale.<br />
Scoprire qualcosa che non si è semplicemente visto, ma anche ascoltato, assaggiato, annusato, toccato. Le emozioni e le sensazioni possono rendere il messaggio un’esperienza unica e memorabile.</p>
<p>Comunicare coi sensi significa far leva prevalentemente sull’emotività, che secondo alcuni studi influenza al 70% le nostre scelte d&#8217;acquisto.<br />
Tutto questo si traduce dando vita a un’esperienza sensoriale avvolgente, che veicoli forme di comunicazione complete, con elementi non verbali, simbolici e metaforici. Acquistano quindi valore gli aspetti materiali dei progetti, i colori, la veste grafica e il supporto cartaceo.</p>
<p>Diventa necessario trovare la chiave d&#8217;accesso per il cuore dei consumatori, andando oltre al semplice studio grafico del progetto.<br />
La comunicazione polisensoriale è quindi la risposta alle attuali esigenze della comunicazione, in grado di attrarre, sorprendere e intrattenere il consumatore.</p>
<p><a  href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

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</p>
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		<title>La creatività fa per te!</title>
		<link>http://www.hellodir.com/articoli-guide/1613/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 14:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hornedcrosis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[La creatività è quella grande abilità che ci distingue dai computer e che ci rende migliori. La creatività ti apre delle porte che nessun manuale, corso di studi o seminario potranno mai aprirti.
Con la creatività puoi trasformare anche la cosa più stupida in una vera fonte di denaro. Per esempio, qualche anno fa, un&#8217;azienda Americana [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

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</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La creatività è quella grande abilità che ci distingue dai computer e che ci rende migliori. La creatività ti apre delle porte che nessun manuale, corso di studi o seminario potranno mai aprirti.</p>
<p>Con la creatività puoi trasformare anche la cosa più stupida in una vera fonte di denaro. Per esempio, qualche anno fa, un&#8217;azienda Americana aveva il problema di che giocattolo lanciare sul mercato. Serviva un&#8217;idea veramente innovativa o l&#8217;azienda avrebbe avuto grossi problemi ad andare avanti. Così il designer, dopo lunghi tentativi falliti, trovò la soluzione: &#8220;Adotta un sasso!&#8221; era lo slogan. Questa azienda si mise a vendere sassi in scatolette di cartone bucherellate.</p>
<p>Quell&#8217;anno questa azienda ha avuto un fatturato superiore al 1000000 di dollari.</p>
<p>Un sasso e un&#8217;idea si sono trasformati in un milione di dollari. Un fino di rame e una guaina di gomma si sono trasformati nel telefono. Se tornassi indietro di un millennio e dicessi alle persone quello che oggi dei fili di rame sono in grado di fare verrei preso per un pazzo. Quali altre cose apparentemente stupide si possono sfruttare per cambiare il mondo?</p>
<p>Chi lo sa. Una cosa però è certa: se una persona è creativa è in grado di vedere ciò che gli altri ancora non vedono. Le persone creative sono in grado di creare cose incredibili e si sfruttarle al massimo.</p>
<p>La cosa bella è che tutti possiamo sviluppare la creatività. E&#8217; semplice e divertente, anche se spesso non sappiamo come fare. Per cui inizia subito. Acquista la Settimana Enigmistica e divertiti con i Rebus. Sono il modo migliore per mettere alla prova e risvegliare la tua creatività.</p>
<p><a  href="http://diventa-creativo.non-mlm.com">In questo sito</a> puoi ricevere maggiori informazioni sul primo manuale pratico al 100% in Italia che ti aiuta a sviluppare la tua creatività in modo semplice, completo e divertente.</p>
<p><a  href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

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</p>
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		<title>la filosofia osteopatica</title>
		<link>http://www.hellodir.com/articoli-guide/1499/</link>
		<comments>http://www.hellodir.com/articoli-guide/1499/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 12:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ranmat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere e Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Verbale e Non verbale]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia di un esploratore solitario
 
Scrivere di osteopatia per chi l’osteopatia la pratica quotidianamente, la vive, ne segue l’evoluzione ed i principi è a dir poco riduttivo.
L’ osteopatia non è “semplice manipolazione ossea” né medicina complementare, osteopatia è un percorso di consapevolezza riguardo la possibilità di donare salute rispettando l’uomo, quale espressione del “Grande Architetto”, [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

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</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="small;"><span style="Times New Roman;">La storia di un esploratore solitario</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="small;"><span style="Times New Roman;"><span style="yes;"> </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Scrivere di osteopatia per chi l’osteopatia la pratica quotidianamente, la vive, ne segue l’evoluzione ed i principi è a dir poco riduttivo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">L’ osteopatia non è “semplice manipolazione ossea” né medicina complementare, osteopatia è un percorso di consapevolezza riguardo la possibilità di donare salute rispettando l’uomo, quale espressione del “Grande Architetto”, come diceva Andrew Taylor Still, riferendosi a Dio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">
<div class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="small;"><span style="Times New Roman;">Nato nello stato della Virginia nel 1828, viveva nel Kansas vicino Baldwin City, si formò come medico e così come accadeva per molti dei medici del tempo, fu assunto nell&#8217;esercito degli Stati Uniti per portare la sua opera in soccorso ai soldati in guerra. Storic</span></span></div>
<p><span style="small;"><span style="Times New Roman;"></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Gli orrori che egli ebbe a vedere nei campi da battaglia e soprattutto la successiva morte della moglie e di due figli a causa di meningite ed il fallimento cui egli stesso patì nel non essere riuscito a salvare le vite dei propri cari, lo lasciarono completamente disilluso riguardo la pratica della <a  title="Medicina" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Medicina"><span style="none;">medicina</span></a> del tempo. Tempi in cui si tendeva a curare attraverso l’uso di alcool e droghe;<span style="yes;">  </span>rimedi questi tra i principali nella pratica medica di allora.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Still per cui, dissociandosi dai rimedi medici del tempo, che sentiva come inefficaci e barbari, inizia<span style="yes;">  </span>un lungo ed accurato percorso di studio anatomico, che lo portò ad effettuare come un “forsennato”, continue dissezioni sui cadaveri, analizzandone i più piccoli particolari della costituzione fisica.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Una frase di Still, familiare per gli addetti ai lavori, esplicita bene il concetto osteopatico secondo Still: <strong>&#8220;</strong><strong><span style="10pt;">L&#8217;OSTEOPATIA È ANATOMIA, ANCORA ANATOMIA, SEMPRE ANATOMIA&#8221;.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Lo stesso Still affermava <strong>:<span style="yes;">  </span></strong><strong><span style="10pt;">&#8220;L’ANATOMIA E’ DA CONSIDERARSI L’ALFA E L’OMEGA, L’INIZIO E LA FINE DI TUTTE</span> </strong><strong><span style="10pt;">LE FORME E DELLE LEGGI CHA DANNO VITA AL CORPO UMANO”.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Ogni <strong>osteopata</strong> deve conoscere perfettamente l&#8217;anatomia nei minimi particolari al fine di poter proiettare all&#8217;interno del corpo la propria azione.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Il percorso pionieristico svolto dal vecchio dottore ad oggi prosegue, vivo più che mai grazie alle tante scuole/ università osteopatiche presenti in tutto il mondo ed all’interno delle quali l’anatomia è una, se non la maggiore, delle materie insegnate agli studenti.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Cito quanto affermato dall’anatomista Bell in una sua bellissima frase. Egli dice:</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">&#8221; <strong>Impara ad osservare il corpo vivo con i tuoi occhi, poi impara a guardare il corpo con le tue dita e gli occhi aperti, poi impara a guardare il corpo con gli occhi chiusi”.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Questa frase, ritengo sia l’espressione <span style="yes;"> </span>più vera per gli osteopati odierni, nonché la perfetta sintesi a ciò che un bravo discepolo di Still dovrebbe aspirare per sé e per il successo terapeutico indotto al paziente.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><strong>La prima scuola in osteopatia</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Era il 22 giugno del 1874 quando <strong>Andrew Taylor Still</strong> fonda a <strong>Kirksville</strong>, nello stato del Missouri la prima scuola di osteopatia, oggigiorno è denominata <strong>Andrew Taylor Still University, Kirksville College of Osteopathic Medicine.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Il 22 Giugno del 1874 è la fase conclusiva, la concretizzazione di un personale ed isolato, quanto difficile e contrastato cammino compiuto da questo geniale uomo, un uomo di scienza con una profonda spiritualità. Nel tempo, Still insieme ai suoi studenti svilupparono un completo programma di studi che includeva una serie di trattamenti fisici specializzati, ora chiamati Trattamento Osteopatico Manipolativo (OMT).</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Alla fine del 1800 Still insegnava che la malattia era la conseguenza di un mal posizionamento delle ossa, evento che creava disagio al flusso del sangue (“la legge dell’arteria è suprema” usava dire Still) e degli impulsi nervosi.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Per cui la cura delle malattie per il dottor Still passava attraverso la manipolazione ossea al fine di ripristinare, in ultima analisi il flusso interrotto o comunque deficitario.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Questo storicamente, è il periodo della guerra civile americana.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Lo stato del Missouri, riconoscendo in un secondo momento l&#8217;adeguatezza del programma di studi e la validità dell’osteopatia, propose a Still un contratto con il quale promuovere un corso di laurea in osteopatia all’interno della facoltà di medicina. Still in nessun modo volle accostare l’osteopatia alla medicina allopatica, per cui scelse di mantenere distinta la laurea di &#8220;Dottore in <span style="yes;"> </span>Osteopatia&#8221; (&#8221;Doctor of Osteopathy, D.O.&#8221;) dal Dottore in medicina (M.D. Medical doctor). Oggigiorno in America questa diversificazione formativa è ancora vigente.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Le condizioni storico-culturale-ambientale sulle quali si formò il pensiero del dr. Still, sono quelle appena espresse. Egli, partendo da tale premessa ed usando un approccio filosofico alternativo, si oppose all&#8217;uso delle droghe e della chirurgia come rimedi, riservandone l&#8217;uso ai casi in cui fossero l&#8217;unica cura conosciuta per una certa condizione, come un antidoto lo è per un veleno o l&#8217;amputazione per una cancrena.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> La sua filosofia si basava sulla comprensione dell&#8217;integrazione tra corpo, mente e spirito.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Inizialmente Still si pronunciò attraverso una triade di principi sotto elencati, sui quali fondava la filosofia osteopatica:</p>
<p class="MsoNormal" style="list 39.0pt;"><span style="Symbol;"><span style="Ignore;">·<span style="7pt ">        </span></span></span>l’unicità del corpo;</p>
<p class="MsoNormal" style="list 39.0pt;"><span style="Symbol;"><span style="Ignore;">·<span style="7pt ">        </span></span></span>l&#8217;interrelazione tra la struttura e la funzione;</p>
<p class="MsoNormal" style="list 39.0pt;"><span style="Symbol;"><span style="Ignore;">·<span style="7pt ">        </span></span></span>la capacità del corpo di autoregolarsi quando meccanicamente in salute;(omeostasi).</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt 21pt;">A questi primi tre principi, se ne sono accostati altri quattro, frutto di un processo di evoluzione<span style="yes;">  </span>dell’ osteopatia, avvenuto in seguito a continue ricerche scientifiche, le quali hanno apportato chiarimenti maggiori circa i meccanismi terapeutici dell’osteopatia, valorizzandone ancor di più la validità.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt 21pt;">Vediamoli!</p>
<p class="MsoNormal" style="list 57.0pt;"><span style="Symbol;"><span style="Ignore;">·<span style="7pt ">        </span></span></span>La <a  title="Malattia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Malattia"><span style="none;">malattia</span></a> è la conseguenza della non capacità dell’organismo di produrre la fisiologica adattabilità, o quando dei cambiamenti ambientali superano la capacità del corpo di ripararsi da sé;</p>
<p class="MsoNormal" style="list 57.0pt;"><span style="Symbol;"><span style="Ignore;">·<span style="7pt ">        </span></span></span>Il movimento dei fluidi corporei è essenziale al mantenimento della salute.</p>
<p class="MsoNormal" style="list 57.0pt;"><span style="Symbol;"><span style="Ignore;">·<span style="7pt ">        </span></span></span>Il sistema nervoso autonomo gioca una parte cruciale nel controllare i fluidi del corpo.</p>
<p class="MsoNormal" style="list 39.0pt;"><span style="Symbol;"><span style="Ignore;">·<span style="7pt ">        </span></span></span>Ci sono componenti somatiche della malattia oltre ad essere manifestazioni della malattia sono anche fattori che contribuiscono al mantenimento dello stato di malattia.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Le critiche nei confronti di Still vertevano circa la non scientificità di quanto andava dicendo.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Gli stessi scritti venivano criticati in quanto ritenuti scritti di carattere filosofico più che scientifico.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Still però, stimolava i suoi studenti ad investigare criticamente circa la veridicità dei principi da lui stesso postulati.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">La ricerca iniziò a Kirksville nell&#8217;ultimo decennio del 1800 e da allora è stata proseguita lì e in altri istituti.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">L&#8217;Andrew Taylor Still Research Institute venne fondato nel 1913 e <a  title="Louisa Burns (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Louisa_Burns&#038;action=edit&#038;redlink=1"><span style="none;">Louisa Burns</span></a> <span style="yes;"> </span>ed altri osteopati, svilupparono una rigorosa serie di indagini scientifiche sulle relazioni tra le disfunzioni muscoloscheletriche e salute e malattia.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt 21pt;">Tra i tanti ricercatori e studiosi, osteopati e non, i quali hanno condotto ricerche nel campo osteopatico, un ruolo di enorme rilevanza è stato assunto dalla Dottoressa Viola Frymann, energica osteopata ultraottantenne americana.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt 21pt;">La Frymann nei lunghi anni di dedizione e studio in particolare nell’ambito dell’osteopatia rivolta all’età pediatrica, ha posto in essere studi scientifici rilevanti, ponendo le basi affinché vi possano essere interscambi e dialoghi con la medicina ufficiale ed il suo metodo d’indagine.</p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="underline;">Il trattamento osteopatico quindi, è una razionale applicazione di questi principi, attraverso l’utilizzo e l’ottima conoscenza anatomica dell’operatore osteopatia. Ciò permette l’effettuazione di un trattamento terapeutico olistico del paziente, con un&#8217;attenzione particolare al sistema neuro- muscolo-scheletrico, ritenuto come parte integrante nei processi di salute e malattia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;">Dott. Matonti Ranieri D.O &#8211; R.O.I</p>
<div><span style="font-size: small;"></span></div>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<div></div>
<p></span></span></span><span style="font-size: small;"></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p><a  href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

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</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Psychological divide</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 17:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Silvano Galli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;intervento di Massimo Silvano Galli al convegno &#8220;Innovation Forum&#8221; tenutosi sabato 15 marzo a Milano, presso la sala del Consiglio della Provincia a Palazzo Isimbardi.
L’entusiasmo con cui, soprattutto negli ultimi anni, gli addetti e i cadetti della rete e delle nuove tecnologie, con l’aiuto dei mass-media e della imperante “teologia delle tecnoscienze”, hanno disegnato [...]<p><a href="http://dentinnovation.it/">Cura dei Denti</a>

Post originale: <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide/1301/">Psychological divide</a>   a cura di <a href="http://www.hellodir.com/articoli-guide">HelloDir</a>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo l&#8217;intervento di Massimo Silvano Galli al convegno &#8220;Innovation Forum&#8221; tenutosi sabato 15 marzo a Milano, presso la sala del Consiglio della Provincia a Palazzo Isimbardi.</em></p>
<p>L’entusiasmo con cui, soprattutto negli ultimi anni, gli addetti e i cadetti della rete e delle nuove tecnologie, con l’aiuto dei mass-media e della imperante “teologia delle tecnoscienze”, hanno disegnato l’avvento della cosiddetta “Società della Conoscenza”, per quanto giustificato dalle reali opportunità di cui tale ipotetica società è -o sarebbe- depositaria, ha, tuttavia, costituito un freno all’analisi più profonda che necessariamente comporta ipotizzare una siffatta società e, a maggior ragione, esigono le azioni necessarie al suo concretarsi.</p>
<p>Tali, non oso dire <em>superficiali</em> ma, quantomeno, <em>ergonomici</em> entusiasmi, sembrano unilateralmente concentrati a superare due annose questioni che sole paiono frapporsi tra le potenzialità delle nuove tecnologie e il loro effettivo usufrutto, questioni che prendono il nome di “digital divide” e “cultural divide”, intendendo, con il primo, quel divario esistente in termini di possibilità tecnologiche di utilizzo della rete, che vanno dal non possedere fisicamente un Pc o il software necessario, al non essere raggiunti da DSL o simili; e, con il secondo, quel divario che va dall’ignorare le potenzialità/possibilità della rete, al non possedere gli strumenti conoscitivi per utilizzarla in parte o in tutte le sue opportunità. Due categorie che paiono distinte (per quanto, separatamente o insieme, collaborino al medesimo risultato) ma che, in verità, afferiscono ad un unico paradigma tecnocentrato.</p>
<p>Dando per adeguato, il primato tecnologico che delimita il concetto di “digital divide”, non possiamo -credo- rimanere indifferenti quando il medesimo primato soverchia il concetto di “cultural divide”, riducendo radicalmente i confini stessi della nozione di cultura che finisce per assumere, appunto, un piega strumentale alle esigenze tecnopratiche, ignorando tutte le implicazioni che, ad esempio, fanno della cultura il più vistoso oggetto di quella epistemologia della complessità con cui pure la rete deve non solo fare i conti, ma anche sostenere adeguatamente la concreta esemplificazione che della complessità rappresenta.</p>
<p>Gli strumenti, anche gli strumenti della conoscenza prettamente tecnica e pragmatica, sono, infatti, la premessa affinché una “Società della Conoscenza” sia possibile, ma perché tale società si reifichi, senza ridursi ad una “Società dell’Informazione” o, al massimo della scienza (ossia di una conoscenza troppo spesso mutilata da quel prefisso con- che sta a indicare unione, partecipazione, simultaneità), e cogliendo davvero e fino in fondo le sue opportunità, è necessario annullare, insieme al divario digitale e culturale, quel divario direi “psicologico” oltre il quale solo si può affacciare una non millantata “Società della Conoscenza”.</p>
<p>Questo divario, che il dibattito sulla rete pare disconoscere o non cogliere come merita, e che chiameremo, per stare in sintonia: “psychological divide”, ha a che fare con un’umanità ben più vasta, sia di quelli che subiscono il “digital divide”, sia di quelli che soccombono al “cultural divide”, e nemmeno esclude coloro che non appartengono a nessuna delle due categorie ma, anzi, paiono sfruttare la rete in (quasi) tutta la sua potenza.</p>
<p>Prima di profilare questo divario psicologico è bene tuttavia soffermarci sull’idea di “Società della Conoscenza” da cui emerge. È chiaro, infatti, che, se per “Società della Conoscenza” intendessimo esclusivamente un insieme più o meno vasto di individui che grazie ad una particolare dotazione tecnologia e ad una serie di tutele legislative, sono posti nella condizione di scambiarsi, come mai prima d’ora: informazioni, dati, saperi e sapienze, tale società non esprimerebbe l’esigenza di una soggetto dalla diversa predisposizione psichica. Una “Società della Conoscenza”, intesa come luogo di maggiore circolarità e disponibilità di saperi, avrebbe sì semplicemente bisogno di un individuo che possa utilizzare gli strumenti per accedere a queste informazioni e sappia come sfruttarli al meglio.</p>
<p>La “Società della Conoscenza” che concepiamo e che è intrisa nelle possibilità della rete, auspica invece un vero e proprio sovvertimento del rapporto che l’uomo contemporaneo intrattiene col sapere, e per questo avanza l’istanza di un necessario mutamento psicologico da parte dei suoi cittadini.</p>
<p>Per figuraci tale società dobbiamo evadere dall’idea di “luogo” che ci permea, e che possiamo sostanzialmente descrivere in due aree: quella del <em>fuori-da-me</em>, e quella del <em>dentro-di-me,</em> e spostarci in uno spazio terzo, che è poi lo spazio in cui la conoscenza prende forma e di cui la rete ha tutte le caratteristiche per essere l’incarnazione.</p>
<p>Compiendo una necessaria azione e-semplificatrice, pensiamo al computer, alla rete e ai suoi annessi, come all’ennesimo tentativo dell’uomo di spostare il patrimonio di informazioni in suo possesso dal <em>dentro-di-sé</em> al <em>fuori-da-sé</em>, con l’obiettivo di facilitarne la disponibilità, il recupero e l’utilizzo. Un tentativo che, per quanto non abbia conosciuto freni, essendo simbiotico alla stessa idea di evoluzione umana, registra fin dai suoi primi passi alcune importanti critiche su cui è necessario riflettere. È Platone (1998), nel suo Fedro, a metterci in guardia per primo. Quando il dio egizio Teuth si reca dal suo faraone per illustragli l’invenzione della scrittura, così la descrive: “O re, questa conoscenza renderà gli egiziani più sapienti e più dotati di memoria”. Ma il faraone gli risponde: “Tu credi di aver inventato qualcosa che aiuti la memoria, invece questa tua invenzione produrrà dimenticanza nelle anime di chi impara, proprio perché, fidandosi della scrittura, ricorderanno le cose dell&#8217;esterno, da segni alieni, e non dall&#8217;interno, da sé,” e poi conclude con una profezia che pare il ritratto della nostra post-modernità e in cui intravediamo il rischio di una “Società della Conoscenza” semplicemente intesa come luogo di parossistica circolazione delle informazioni: “Tu non offri verità agli allievi, ma una apparenza di sapienza; infatti, grazie a te, divenuti informati di molte cose senza insegnamento, sembreranno degli eruditi pur essendo per lo più ignoranti; sarà difficile stare insieme con loro, perché in opinione di sapienza invece che sapienti”.</p>
<p>Questo non significa, evidentemente, una demonizzazione della scrittura e degli innegabili vantaggi che ha recato all’umanità. Umberto Eco ci segnala, opportunamente, come l’esternalizzazione delle informazioni produce semplicemente un nuovo concetto di conoscenza che non si esprime più in “quante informazioni possiedo”, ma nella capacità di andare a cercare le informazioni che mi occorrono, ampliando evidentemente la possibilità di raccogliere dati essenziali.</p>
<p>Fare proprio il dubbio del re egizio ci offre però l’opportunità di osservare il fenomeno da un’altra angolazione, tanto più appropriata per quello straordinario strumento che è la rete, che rappresenta, o potrebbe rappresentare, un superamento delle critiche che Platone muoveva alla scrittura, quando l’accusava di non essere in grado di dialogare, né di sagomarsi all’anima a cui si rivolge per poter rispondere alle sue domande, accendendo così la scintilla della conoscenza. In verità, la rete, supera questo limite, almeno come possibilità, e dà l’opportunità di mettere in intima comunicazione, a partire da un oggetto di condivisione, l’autore e il lettore. Il problema è, semmai, come e con quali schemi mentali (e torniamo a bomba al nostro divario psicologico), queste due anime processano la loro relazione.</p>
<p>La questione è questa. Ogni allocazione di informazioni dal <em>dentro-di-me</em> al <em>fuori-da-me</em> produce, di fatto, un luogo il cui destino può essere almeno duplice: rimanere in quel territorio che afferisce al <em>fuori-da-me</em>, così come ci sembra corra il rischio la rete: una sorta di magazzino di dati più o meno vasto e facilmente accessibile; il luogo, per così dire, della <em>potenza del sapere</em>, proprio perché “sapere” non limitato nella raccolta, nell’usufrutto, nella velocità di accesso, etc. (qualità strettamente dipendenti dall’evoluzione tecnologica e libertaria di una società); oppure, ed è quello cui vorremmo auspicare parlando di una “Società della Conoscenza”, dare vita a quel luogo terzo che non è <em>dentro-di-me</em> e non è <em>fuori-da-me</em>.</p>
<p>Questa area, che non è <em>dentro-di-me</em> e non è <em>fuori-da-me</em>, è il luogo del potenziale, dell’ipotetico, di ciò che non è o non è stato, ma che può o avrebbe potuto essere. È quello spazio intermedio che Donald Winnicott (1974) indica tra il bambino e la madre in cui si va compiendo l’organizzazione dell’io e il soggetto neonato entra in rapporto con l’oggetto attraverso la sua ri-creazione simbolica con funzione sostitutiva al progressivo allontanamento dalla madre. È lo spazio meticcio della relazione che suggerisce Michel Serres (1992), in cui il Maestro e l’Allievo, il Bambino e la Madre, Io e l’Altro, (inteso come tutto ciò che non sono io) si abbandonano ad una danza le cui movenze sono dettate dalle singole esperienze di ogni proprio esterno e di ogni proprio interno, ma sospinti verso una soglia di cui entrambi ignorano la meta. È la terra di Terra di Hurqalya evocata da Henry Corbin (1979), un <em>mundus imaginalis </em>in cui ogni simbolo conserva e irradia la sua natura polisemica e i “sì” e i “no” delle cose convivono contemporaneamente sotto lo stesso sguardo. È il territorio, insomma, non dell’informazione, ma della trasformazione. È, appunto, quel luogo che Platone rivendica innalzando il primato dell’insegnamento orale sulla scrittura.</p>
<p>Avevo già dedicato alcune riflessioni a questa “Società della Conoscenza” nell’articolo “<a  href="http://msgdixit.blogspot.com/search/label/L%27Arte%20Internet%20l%27Altro">L&#8217;Arte Internet l&#8217;Altro</a>”. Riportavo, allora, come al centro di una siddetta società vi debba essere, giocoforza, una congrua consapevolezza e capacità di determinare “condivisione di conoscenza”, intendendo per questa un interscambio di oggetti (fisici o astratti) tra due soggetti in relazione che siano in grado di andare oltre il semplice e meccanico peer-to-peer, ma si pongano, invece, pariteticamente e contemporaneamente come maestro e come allievo impegnati in uno sforzo ri-creativo, avendo entrambi interiorizzato quello spazio potenziale tra me e l’Altro quale elemento cardine nella costruzione mai finita della propria identità; avendo individuato l’Altro quale simile e al contempo diverso (<em>altro da me</em>), la cui ri-conoscenza determina la scoperta di quello iato, di quello spazio potenziale, in cui si avvicenda, colmandolo, la possibilità di creare, di trasformare e di trasformarsi, anzi di trans-formarsi<a  name="_ftnref1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=15863780#_ftn1" title="_ftnref1">&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;</a>. Una “condivisione di conoscenza” che, quindi, non si limita allo scambio dell’esistente ma, a partire dall’esistente, produce un nuovo oggetto di conoscenza.</p>
<p>Tale concetto di “condivisione della conoscenza” è qualcosa di più del semplice partecipare o mettere a disposizione di… è, invece e appunto, un atteggiamento mentale, quello che Winnicott (<em>ibid.</em>) indica quando parla di una “madre sufficientemente buona”, ossia una figura in grado di presentare il mondo (l’Altro da sé) al bambino (all’allievo) con creatività, mettendolo nella condizione di sperimentare l&#8217;onnipotenza soggettiva, mentre lo accompagna verso una condivisione meno egocentrica della realtà. Solo che nella “Società della Conoscenza” che auspichiamo, con tutte le approssimazioni del caso, ogni utente è al contempo madre e bambino dell’Altro e, insieme all’Altro, si dispone a condividere il gioco della libera ri-creazione del mondo.</p>
<p>Una disposizione estranea alle mitologie e ai paradigmi della nostra epoca, anzitutto per la forte concentrazione sull’io tipica del nostro tempo che ci fa diventare un po’ come quelle madri “non sufficientemente buone” che si dimostrano incapaci di giocare al gioco della libera ri-creazione del mondo e riescono a portare al bambino soltanto il mondo per come lo vedono loro, lasciandolo nella unica condizione di accondiscendere).</p>
<p>Il cittadino sufficientemente buono dell’ipotetica “Società della Conoscenza” è, invece, colui che è in grado di operare una sottrazione delle proprie proiezioni, affinché l’Altro non diventi la mera riproduzione delle sue forme interiori, dei suoi narcisismi, delle sue precomprensioni biografiche, o la ansiosa ricerca di questi. Il cittadino sufficientemente buono dell’ipotetica “Società della Conoscenza” è in grado di operare un decentramento da sé a favore di questo Altro, al quale apparteniamo più profondamente di quanto non si sappia o creda e a cui solo attraverso questo sforzo, in cui l’Io si sottrae, è possibile accedere (Mottana, 2002) dando forma a quello spazio potenziale in cui si genera la conoscenza.</p>
<p>Il questo senso, il divario psicologico che mi sembra si debba colmare, e su cui credo sia necessario lavorare, è direttamente proporzionale al disinvestimento pedagogico che coinvolge le società occidentali e che si manifesta nella totale assenza di un’educazione ai processi creativi che definiscono le modalità profonde con cui la conoscenza si produce e si diffonde, mentre si continua ad investire sull’idea di un mondo che, almeno in potenza, sembrerebbe in grado di sopravvivere di pura in-formazione, di conoscenze non ri-create ma trasmesse e supportate da una tecnologia -appunto- dell’informazione e dell’istruzione che, non a caso, tende a universalizzarsi attraverso la lotta (almeno dichiarata) al digital e al cultural divide.</p>
<p>La rete rappresenta, per ora, una grande opportunità che si dà nel più “grande spazio pubblico che la storia abbia mai conosciuto” (Rodotà, 2006): stringere un patto tra qualcuno che ha qualcosa da dire, mostrare, rappresentare, e qualcuno che cerca quella cosa, fatta in quel modo, detta così, in quel dato modo rappresentata, superando nei fatti, o comunque mettendo a repentaglio, il concetto di autorevolezza che ha dettato sin qui la distribuzione del sapere; superamento che non significa la deriva dell’incompetenza, bensì la possibilità per molti competenti, capaci, ma occulti o occultati dalle forme selettive di distribuzione dell’autorevolezza (mercati, censure, regimi, etc.), di trovare un luogo in cui la loro voce abbia risonanza, semplicemente stringendo, come insegnava Pier Paolo Pasolini (1990) in tempi non sospetti, un patto con il lettore: l’Altro -appunto- che mi è diverso e mi somiglia, il solo “[…] degno di ogni più scandalosa ricerca&#8221;.</p>
<p>Ma, per costruire una “Società della Conoscenza” è necessario non fermarsi a contemplare entusiasti questo scenario e, insieme alla sutura del digital e del cultural divide, iniziare a predisporre percorsi educativi e formativi in grado di guidare l’uomo contemporaneo a prendere possesso di quella complessità necessaria a penetrare e utilizzare la rete quale spazio potenziale dell’incontro ri-creativo con l’Altro.</p>
<p>Con il concetto di “psychological divide” intendiamo sottolineare che, per quanto si possa supporre una riorganizzazione in atto della conoscenza umana e dei suoi modelli (una sorta di lungo ponte che forse tra qualche decennio sapremo definire in maniera più adeguata), la rivoluzione che attraverso le tecnologie informatiche sta segnando l’agire umano, non ha ancora trovato piena corrispondenza in una eguale evoluzione psichica. Mentre il corpo dell&#8217;uomo contemporaneo è sempre più immerso in un ambiente di stimoli, informazioni, immagini, connessioni, comunicazioni che lo coinvolgono in uno spazio-tempo apparentemente senza soluzione di continuità, in cui oggetti e soggetti si danno tutti contemporaneamente sotto lo stesso sguardo; la sua psiche è ancora legata a quella razionalità meccanicistica che, dall&#8217;invenzione dell&#8217;alfabeto in poi, ha caratterizzato il suo cammino tecnologico e ancora permea il suo pensare. Per questo strumenti come il computer e la rete, che esemplificano la possibilità di un approccio complesso, rizomatico, non sequenziale e serendipico al sapere, faticano a imporre il loro vero primato evolutivo, mettendo in luce quell’area che abbiamo chiamato “psychological divide” e che tutti coinvolge in uno sguardo che troppo somiglia a quello con cui la regina dell’Amleto shakespeariano osserva il mondo e le sue cose: “Non vedete nulla, là?”, le chiede Amleto, e lei: “Proprio niente; eppure vedo tutto quello che c&#8217;è”.</p>
<p>La costruzione di una “Società della Conoscenza” deve necessariamente fare lo sforzo di guadare oltre questo “tutto quello che c&#8217;è”, educando ogni cittadino all’incontro con l’Altro nello spazio autentico di una conoscenza non disciplinata e generata da quel sapere che sta a monte d’ogni recinzione del sapere e ne è costitutivo: l’immaginazione creativa, potenza capace di miscelare la materia prima del <em>dentro-di-me</em> e del <em>fuori-da-me</em> e, al contempo, di generare, da questi e attraverso questi, nuova conoscenza; aculeo dei sensi in grado di trasformare qualsivoglia definizione del mondo e delle cose in una figura retorica che, mentre si allontana da ogni verità condivisa, né abbraccia un’altra, altre, più sottili e spesso più invisibili, ma non meno degne di essere osservate, gridate, reclamate.</p>
<p>È chiaro e evidente che un tale mutamento risponde ad una complessità di interventi che contemplano ma non si risolvono unicamente nella rete, nelle sue possibilità o nel superamento dei suoi limiti, ma coinvolgono la società tutta, in primo luogo nelle sue strutture educative che devono riequilibrare i processi dell’apprendimento affiancando al profilo del metodo scientifico un profilo, potremmo dire: “extrametodico della verità” che chiami in causa tutte quelle forme di accesso al sapere non governate dal regime della prova, ridimensionando radicalmente la visione ontologica della verità che ha dominato tutta l’età moderna (e che ancora è retaggio di un sentire più che comune) per modificare il sistema articolato per “trasmettere verità” che oggi ci travolge, in un sistema capace di “costruire conoscenza”.</p>
<p>La rete e le tecnologie annesse, esemplificano e promettono questa possibilità, ed è per questa ragione che il limitarsi ad un loro uso poco più che meccanico appare oggi non solo gnoseologicamente inconcepibile, ma forse anche moralmente eccepibile.</p>
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