Psicologia


Tra gli eventi decisamente più difficili da affrontare nell’arco della nostra vita, ci sono senza dubbio tutti quegli aspetti legati alla sfera della salute, propria o dei propri cari. Quando noi stessi o qualcuno cui siamo particolarmente legati è toccato dalla malattia, tutto intorno a noi appare in maniera diversa. La tensione e lo stress sono palpabili e la qualità della vita di tutte le persone coinvolte cambia drasticamente. Parlare di relax in questi casi, può sembrare decisamente fuori luogo, eppure…

E’ fondamentale affrontare questi eventi nella maniera migliore possibile. Mantenere la serenità, la lucidità mentale, coltivare un senso di fiduciosa speranza, anche nei casi più gravi. Non è certamente facile, a meno che non abbiamo sviluppato l’abitudine a scaricare le tensioni giorno dopo giorno, per tutta la vita. Può fare davvero la differenza.

Negli ultimi tempi ho frequentato con una certa frequenza l’ospedale, sia come paziente che per essere vicino a familiari ricoverati. Di fronte alle scene di sofferenza viste, alle persone in lotta tra la vita e la morte in un reparto di rianimazione, al dolore dei parenti che osservano impotenti al di là del vetro, al frenetico adoperarsi dei medici e degli infermieri, tutto appare in maniera diversa.

Ho visto ragazzi e ragazze poco più che adolescenti distesi su un letto in un groviglio di tubi. Ho visto le loro famiglie; sui loro volti c’erano dipinte le emozioni più diverse: rabbia, dolore, stanchezza, speranza, amore… Ho visto medici ed infermieri lottare instancabilmente per riuscire a rimettere in sesto un cuore, un rene o un polmone…

Dentro di me una domanda si faceva lentamente strada: perché? Perché mai dobbiamo provare tanta sofferenza? Poi ho iniziato a riflettere su quante volte stiamo lì a cavillare per ore su problemi e situazioni che ci appaiono gravissimi… quante volte ci lamentiamo di un dolorino qua e là… di quel cliente così… di quel collega che…

Quando si entra in contatto con la vera sofferenza, tutto cambia. Ci si rende conto di cosa conta davvero. La vita è una cosa meravigliosa. Il mondo , malgrado i nostri sforzi per distruggerlo, è ancora un posto fantastico che merita di essere scoperto ed apprezzato. Non servono voli intercontinentali né cifre astronomiche. Abbiamo perso il gusto di ammirare un tramonto, un cielo stellato, l’orizzonte, il mare in tempesta, il sorriso di un bimbo…

No, non c’è tempo per queste frivolezze! Con queste cose non si mangia mica… vuoi mettere l’importanza del fatturato, delle bollette da pagare o della carriera? E come la mettiamo col Campionato di calcio, il Festival di San Remo o la Fiction su tal de tali? Ne ho bisogno… Non ho tempo per fare nient’altro…

Non so perché ma ormai siamo tutti così convinti che non sia possibile vivere meglio. Siamo convinti che la vita sia solo sofferenza, sacrificio… E’ innegabile che i problemi ci siano. E’ noto che molte famiglie hanno serie difficoltà ad arrivare a fine mese… ed è proprio per questo che è fondamentale nutrire adeguatamente anche la mente e l’anima; dedicare un po’ di tempo a se stessi.

In ospedale ho conosciuto una famiglia davvero splendida. Di fronte al dramma che stavano vivendo, pur tremendamente in ansia e addolorati per quanto stava loro capitando, avevano una serenità ed una forza che mi ha particolarmente colpito. Quando glielo fatto notare mi hanno risposto che non avrebbe avuto senso lasciarsi andare ad isterismi, scatti d’ira, o essere arrabbiati col mondo. Loro avevano il dovere di essere sereni, di trasmettersi serenità l’un l’altro, di farsi forza a vicenda. Lo dovevano a quel ragazzo là, intubato e con poche probabilità di sopravvivenza; lo dovevano ai medici ed agli infermieri che senza sosta lo accudivano amorevolmente, lo dovevano a Dio, per tutto quello che gli aveva donato nell’arco delle loro vite.

Devo ammettere che le loro parole sono state per me un po’ come un ceffone. Là per là mi sembravano strane, la loro calma, quasi sovrannaturale… In effetti non sono in molti a riuscire a vivere così. Ci lasciamo prendere da un vortice di impegni, non scegliamo come vivere ma ci limitiamo a gestire quello che ci capita. La stragrande maggioranza delle persone vive nel regno del “mi piacerebbe…”, “dovrei proprio…” “vorrei…” ecc. poi c’è sempre un “ma” che ci frega. Ecco che, di fronte ad un problema, specialmente quelli più gravi, capita spesso di non riuscire a gestire la situazione, di perdere la calma e la lucidità, di crollare fisicamente e psicologicamente. Eppure è proprio nei momenti difficili che dovremmo dare il meglio di noi stessi, per affrontare la situazione in maniera efficace.

Dobbiamo realmente decidere di cambiare. Senza Se e senza Ma. Decidere di dedicare un po’ di tempo a noi stessi, decidere come vogliamo vivere. La strada è senza dubbio in salita e piena di difficoltà. Dobbiamo permetterci di essere felici, di godere delle cose belle della vita, e sono tante. Siamo talmente sovraccarichi, che non riusciamo nemmeno più a vederle. Di fronte a noi, a volte, tutto ci sembra grigio, privo di significato. Abbiamo perso l’entusiasmo, la gioia di vivere, l’amore, e tutte quelle emozioni che provavamo liberamente quando eravamo bambini… Certo, loro non hanno i nostri “fantastici” problemi… Ma di fronte ad un problema, anche il più grave, serve forse a qualcosa avere il muso lungo e triste? Essere arrabbiati con tutti e tutto? Essere stanchi e sfiduciati? La risposta è così ovvia che non la prendiamo neppure in considerazione…

Se stiamo bene con noi stessi, stiamo meglio anche con gli altri; possiamo affrontare meglio qualsiasi situazione; è molto probabile che anche il fatturato aumenti, e, soprattutto, potremmo essere più felici…

Probabilmente riflessioni simili sono capitate più volte a molti di noi. Poi, come se fossimo fatti di una strana gomma che riprende la forma che aveva in precedenza, torniamo alla nostra routine, ai nostri problemi ed al nostro sballato stile di vita.

Occorre coltivare giorno dopo giorno un nuovo modo di pensare, riscoprire la nostra vera identità e non lasciare che valanghe di escrementi (perdonatemi la parola forte…) ricoprano la nostra bellissima esistenza, facendoci quasi dimenticare chi siamo veramente e cosa conta davvero per noi. Abbiamo il diritto ed il dovere di vivere meglio, e spetta solo a noi fare in modo che questo accada.

A prescindere dal credo religioso di ognuno, mi fa piacere condividere un brano del Vangelo in cui si parla delle nostre (stupide) preoccupazioni nell’affrontare la vita di tutti i giorni. Va bene impegnarsi, va bene dare il meglio di se, ma per vivere bene occorre essere sempre sereni e fiduciosi.

Non preoccupatevi troppo del cibo di cui avete bisogno per vivere, né del vestito di cui avete bisogno per coprirvi.23 La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito.24 Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio; eppure Dio li nutre. Ebbene, voi valete più degli uccelli!25 Chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ ora in più alla sua vita?26 Se dunque non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto?27 Guardate i gigli del campo: non lavorano e non si fanno vestiti. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua ricchezza, ha mai avuto un vestito così bello.28 Se dunque Dio veste così bene i fiori del campo, che oggi ci sono e il giorno dopo vengono bruciati, a maggior ragione darà un vestito a voi, gente di poca fede! (Luca12, 22-28)

Sono fermamente convinto che stando davvero bene con noi stessi e vivendo in perfetta armonia con i nostri valori potremmo ottenere risultati eccellenti in ogni campo.
Giovanni Annunziata

Nella gestione dello stress un ruolo molto importante può avere lo sviluppare una mentalità positiva, ottimista. Le difficoltà nella vita di tutti i giorni non mancano, le tensioni si accumulano e questo spesso ci porta a guardare le cose con sfiducia, ad essere scettici e pessimisti circa il futuro, a non credere nella possibilità di migliorare, di riuscire a cambiare qualcosa.

Ma cosa vuol dire veramente essere ottimisti, e come si può imparare ad esserlo quando tutto sembra andare per il verso storto?

Essere ottimisti non vuol dire negare l’esistenza dei problemi, o escludere la possibilità che le cose non vadano come desideriamo. Essere ottimisti vuol dire credere fermamente che c’è un modo diverso di vedere le cose; vuol dire scorgere nelle cose anche (e non soltanto!) gli aspetti positivi, vedere nelle situazioni di tutti i giorni anche (e non soltanto!) le opportunità. Vuol dire credere in se stessi, avere fiducia nelle proprie potenzialità, credere di essere capaci di raggiungere i propri obiettivi, credere che in ognuno di noi giacciano risorse inimmaginabili, credere che il mondo possa migliorare.

Iniziamo a guardare con fiducia al domani, insegniamo ai bambini l’importanza dell’ottimismo. Non lasciamo che perdano questa abilità. Solo così possiamo cambiare il mondo in cui viviamo. Di fronte ad un problema, anche di fronte ad un dramma, ad un tracollo finanziario, ad un lutto, si può essere ottimisti.

Un vero ottimista non nega mai la gravità di una situazione, vive a pieno il peso di un momento difficile; avverte a pieno il dolore di una caduta. La differenza è nei tempi e nei modi di reazione. Sta a noi la scelta. Sta a noi decidere quando rialzarci; sta a noi scegliere quanto tempo restare a terra a piangere per il dolore.

E’ triste constatare che sempre più persone, sempre più giovani siano scettici, demotivati, disillusi, rassegnati a vivere in un presente che non li soddisfa, e ad aspettare un futuro che vedono nero. In effetti la situazione che stiamo vivendo non è delle migliori, con la politica troppo spesso incapace di fare davvero l’interesse della collettività, con il costo della vita che continua a salire, con il problema di trovare un lavoro ed uno stipendio dignitosi, e le oggettive difficoltà a progettare un futuro sereno per se ed i propri cari. Ma a cosa porta la perdita di fiducia nel domani? Serve forse a qualcosa alzarsi dal letto la mattina già sconfitti? Per quanto la stanchezza sia comprensibile, affrontando le difficoltà in questo modo difficilmente potremo ottenere un cambiamento.

Per cambiare realmente le cose ci vorrebbe una vera rivoluzione culturale. Se è vero che c’è un problema, è vero anche che troppo spesso non siamo allenati abbastanza per affrontare al meglio le difficoltà; non siamo abituati a focalizzarci sulla ricerca delle soluzioni. Conosco personalmente decine di persone che, pur cresciute in quartieri difficili, pur avendo vissuto mille difficoltà, hanno trovato una strada per riscattarsi, per riuscire a vivere meglio. Perché mai andiamo sempre a guardare chi non ce l’ha fatta? Certo, sono molto più visibili, sono la maggioranza… Ma se ci fosse al mondo anche soltanto uno ad essere riuscito a farcela, non potrebbe valere la pena di cercare di capire come abbia fatto? Ha avuto fortuna? Conosco ragazzi e ragazze che hanno iniziato a lavorare a 16 anni, a 18 anni… hanno fatto mille lavoretti. Sono stati sfruttati, sottopagati, ma avevano ben chiari i propri obiettivi… Oggi sono imprenditori, hanno realizzato qualcosa, hanno creato posti di lavoro, hanno migliorato un pochino il posto dove vivevano. E sono partiti senza una lira in tasca. Ne ho conosciuti tanti. Da Nord a Sud. E sapete cosa avevano tutti in comune? Non hanno mai perso la speranza. Hanno sempre avuto fiducia in se stessi. Hanno perseverato, hanno imparato dagli errori. Hanno superato con determinazione ed impegno ogni difficoltà. Ne conosco anche molti che non ce l’hanno fatta, che si sono arresi alle mille difficotà incontrate. Guardiamo entrambe le situazioni; analizzaimo con obiettività quanto accaduto; facciamo tesoro dell’esperienza altrui.

Osservando con attenzione le persone che ottengono risultati, potremmo notare una caratteristica comune. Un elemento imprescindibile se si vuole davvero migliorare le cose. L’ottimismo è una costante in ogni individuo di successo, in ogni campo. Non manca mai. Fiducia, speranza, sogno, sono un denominatore che accomuna ogni persona che raggiunge grandi risulatati. Madre Teresa di Calcutta era ottimista. Credeva che anche in quella miseria, in quel degrado potessero sbocciare dei fiori. Ed ha cambiato la vita a migliaia di persone. Ghandi era un ottimista; per il suo popolo vedeva possibile solo la libertà, così come Martin Luther King, e per arrivare ai nostri giorni, anche Nelson Mandela, che ha sconfitto l’apartheid, Muhammad Yunus, il fondatore della Grameen Bank, premio Nobel per la Pace, e tanti altri. Hanno sofferto, hanno lottato, ma non hanno mai perduto la speranza. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ed è fatto anche e soprattutto da tanti “normali” ottimisti; da persone che vivono in serenità il proprio quotidiano raggiungendo ogni giorno tutti quei piccoli grandi risultati che permettono di vivere bene, di migliorare. Sanno come affrontare gli ostacoli, i problemi, le difficoltà. Sanno reagire in maniera responsabile a tutto quello che gli accade. Prendiamo esempio da loro, osserviamo come fanno a superare le crisi ed i momenti difficili. Diventiamo cacciatori di ottimisti. Andiamoli a scovare. Piccoli grandi eroi del quotidiano che hanno scoperto il segreto per vivere meglio. Sono loro, con il loro esempio, a indicarci la via. Sta a noi decidere di seguirla.

Il nostro futuro dipende dalle scelte che facciamo. Oggi. Giorno per giorno. Lasciati andare, vivi al massimo delle tue possibilità l’oggi, attendi con fiducia il domani. Lo stress diminuirà e la vita diventerà ogni giorno sempre più bella.
Giovanni Annunziata

Tratto da Relax: Vivere RilassataMente

A cura di Giuseppe Ruffolo e Giulio Perugi, psichiatri – Il Disturbo Bipolare viene attualmente suddiviso in uno spettro clinico che include diversi sottotipi, tutto ciò sulla base della presenza di episodi maniacali o ipomaniacali, di familiarità per Disturbo Bipolare, d’ipomania farmacologia oppure di caratteristiche temperamentali di tipo ciclotomico o ipertimico. Nell’articolo vengono trattate le sindromi dello spettro bipolare caratterizzate da fasi espansive attenuate e rappresentate dal bipolare tipo II e sue varianti; queste forme interessano la maggior parte dei pazienti con Disturbo Bipolare osservati nella pratica clinica di routine. Lo spettro bipolare II è caratterizzato da un elevato tasso di comorbidità con disturbo da panico-agorafobia, disturbo ossessivo-compulsivo, fobia sociale, dismorfofobia, disturbi del controllo degli impulsi, disturbi della condotta alimentare e da uso di alcol e sostanze. Frequente è anche la concomitanza con disturbi di personalità dello spettro ansioso e affettivo quali l’evitante, il dipendente, il borderline, l’istrionico ed il narcisistico.Gli autori sviluppano l’ipotesi che una struttura temperamentale di tipo ciclotimico-ansioso possa rappresentare il denominatore comune dell’insieme variegato di disturbi dell’umore, d’ansia e del controllo degli impulsi presentato, nel corso della loro esistenza, dai pazienti con spettro bipolare II.  

L’articolo è reperibile nella Sezione News del sito www.psichiatria-online.it  

Visita anche www.forumpsichiatria.it

Il nostro cervello “pulsa” come il nostro cuore e “vibra” come le corde di un violino.

Con un apparecchio elettronico chiamato elettro-encefalografo è possibile rilevare il ritmo e la frequenza di pulsazione. Le onde cerebrali sono diverse a seconda di cosa facciamo nella nostra vita e a seconda dell’età che stiamo vivendo. Possiamo dividerle in quattro tipi:

1 ciclo al secondo = 1 hertz

BETA maggiori di 14 cicli al secondo,di solito intorno ai 20

E’ il livello di coscienza oggettiva che usiamo ogni giorno quando siamo completamente svegli e vigili, svolgiamo le nostre attività quotidiane focalizzando la nostra mente sulle azioni. E’ collegabile all’uso dell’emisfero cerebrale sinistro, quello che riguarda la logica e la razionalità ma è limitato a processare poche informazioni contemporaneamente.

ALPHA da 14 a 7 cicli al secondo

E’ il livello di coscienza soggettiva che usiamo ogni giorno quando sogniamo ad occhi chiusi. Il sogno REM (rapid eyes movement) infatti agisce alla frequenza di circa 10 hz. Una persona che dorme regolarmente sperimenta questo stato tutti i giorni prima di addormentarsi o la mattina appena sveglio.E’ lo stato del dormiveglia o di quando sogniamo ad occhi aperti e siamo in una leggera trance (ad esempio sperimentiamo questo stato quando siamo “incantati” e guardiamo fisso nel vuoto). In questo ritmo cerebrale aumenta l’apprendimento e la memoria possiamo infatti accedere a maggiori informazioni di quando siamo in beta. E’ anche lo stato in cui ci troviamo quando abbiamo un’intuizione o quando siamo particolarmente creativi.E’ collegabile all’uso dell’emisfero cerebrale destro con un numero illimitato di informazioni processate in parallelo.E’ il livello ideale per pensare, programmarci, prendere decisioni importanti.A questo livello hai anche maggior controllo sul corpo e sulla mente.

THETA da 7 a 4 cicli al secondo

E’ il sonno profondo con perdita totale della coscienza o esperienze con altre dimensioni di coscienza.Non sei più cosciente del mondo che ti circonda e dei suoni intorno a te. Hai perso il contatto con il tuo corpo e sei come anestetizzato. Siamo nel regno dell’inconscio, abbiamo pure visioni, suoni e sensazioni.Il pensiero logico non funziona e non esiste.E’ il livello dell’intelligenza biologica che controlla il battito cardiaco, il respiro la rigenerazione cellulare etc…

DELTA minori di 4 cicli al secondo

Corrisponde al sonno molto profondo senza sogni. A questo livello il sistema immunitario e il nostro corpo si rinforzano, la mente si rigenera in pochi minuti.Solo in questo stato vengono secrete importanti sostanze, le endorfine, che sono le sostanze della beatitudine,della felicità, dell’estasi e viene secreto l’ormone della crescita, importantissimo fattore di salute e longevità.Cala il cortisolo e aumenta il DHEA, l’ormone più importante del nostro corpo. In questo stato si vivono esperienze mistiche ed esperienze spirituali molto elevate.Le barriere dell’ IO si rompono e siamo a contatto diretto con i piani della manifestazione dell’essere… E’ un mistero!

Una persona che soffre di insonnia non raggiunge quasi mai lo stato delta, questo può essere la causa di ulteriori problemi a livello fisico che inevitabilmente l’insonne ha. Ci sono numerosi rimedi contro l’insonnia, più o meno invasivi.L’ipnosi ad esempio è molto efficace. Più semplicemente, ma alrettanto efficace è l’autoipnosi.
L’insonnia è anche facilmente risolvibile adottando abitudini alimentari corrette e assumendo particolari erbe o integratori naturali.

Continua a leggere su:

www.ilsonnosalutare.net

Il Dr Ruffolo, psichiatra, discute delle problematiche promosse dal quesito: “Come differenziare la depressione maggiore dalla fase depressiva di un disturbo bipolare quando il paziente è al suo primo episodio affettivo?”

La risposta “ufficiale” a tale quesito è insoddisfacente in considerazione del fatto che il DSM-IV specifica che non può essere formulata diagnosi di disturbo bipolare fino a quando il paziente non ha presentato anche un episodio espansivo di tipo (ipo)maniacale o misto. Una delle conseguenze di tale approccio “conservativo” è che può risultarne una prescrizione terapeutica sbagliata: l’assunzione di un antidepressivo in monoterapia in un paziente “potenzialmente” bipolare può produrre viraggi espansivi ed una destabilizzazione dell’umore con il rischio di un peggioramento del decorso a lungo termine del disturbo bipolare.

I membri del National Depressive and Manic-Depressive Association hanno riportato che sono necessari in media 10 anni e 4 consulenze con medici differenti prima cha al paziente con un disturbo dell’umore venga formulata una diagnosi corretta e prescritta una terapia farmacologica adeguata.

Dunque, la risposta “non ufficiale” alla domanda: “Come differenziare la depressione maggiore dalla fase depressiva di un disturbo bipolare quando il paziente è al suo primo episodio affettivo?” rappresenta un elemento fondamentale per un trattamento corretto dei disturbi dell’umore. Una bipolarità “sottostante” dovrà essere sospettata nei soggetti con depressione ricorrente ad esordio precoce (25 anni o meno) oppure in quelli in cui la depressione sia associa a sintomi psicotici e/o rallentamento psicomotorio significativo oppure a sintomi neurovegetativi inversi (ipersonnia, iperfagia, alternanza diurna invertita etc.); sono da considerare “indici” di bipolarità una storia di esordio o risoluzione improvvisi (bruschi) della sintomatologia depressiva oppure, se il paziente è stato precedentemente trattato con antidepressivi, la mancata risposta ad essi o la comparsa di manifestazioni quali aumento della libido, peggioramento dell’insonnia e/o accelerazione ideativa.

Hagop Akiskal raccomanda inoltre di porre molta attenzione a quelli che sono da considerare “indicatori comportamentali” di bipolarità quali la tendenza all’eccesso oppure l’impulsività (promiscuità sessuale, problemi ricorrenti di tipo legale e/o finanziario, divorzi multipli, frequenti cambi di residenza o di attività lavorativa e così via). Una storia familiare di 1° grado positiva per disturbo bipolare o per suicidio a termine devono anch’essi far sospettare quadri depressivi riconducibili ad un disturbo dell’umore di tipo bipolare.

Approfondimenti ulteriori su questa tematica su

www.psichiatria-online.it
www.psichiatria-online.it/dblog/  “pillole” sul disturbo bipolare

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