Ottobre 2006


Mer de Glace

 

Un trenino rosso  a cremagliera porta  in alto, da Chamonix al ghiacciaio  del Monte bianco: la Mer de glace, un susseguirsi di cavalloni bianchi e grigi fessurati  d’azzuro. Scendiamo dal treno e  lungo un ripido sentiero arriviamo a  sentire il ghiaccio sotto i piedi: sporco e sassoso vicino alle pareti ed alle morene, azzurrissimo nelle fessure  e nei crepacci. Non è precisamente piacevole,  si sente il gelo che sale dal basso e a me fa voglia di scappare. 

Così inizia  la mia escursione. La meta è  il rifugio del Couvercle  che si affaccia su di un balcone naturale da cui si può ammirare una catena montuosa tra le più belle, dal massicio del Bianco all’Aiguille du Midi, le Dent du Géant e così via… Stupendo il panorama. Però arrivarci vuol dire marciare  alla grande,  e se si possiedono i ramponi da ghiaccio è meglio, che si rende necessario  evitare di cadere (il ghiaccio è tagliente) e, a volte, attraversare un crepaccio. 

Questa è la mia prima uscita impegnativa, sono con altre tre persone fortunatamente più esperte di me, ma    la tensione mi stringe lo stomaco  e le loro brevi soste a base di cioccolato e thè caldo  ( tutti inglesi sob!) mi  nauseano.

Attraversiamo il ghiacciaio e siamo sotto la via ferrata, uno scherzo a sentire loro, una bella scala a picco sul vuoto per me  che vengo legata, pungolata e distratta mentre raccolgo il coraggio. La ferrata porta in alto su di un sentiero relativamente agevole, nulla di difficile a vederlo. Però si cammina ininterrottamente, siamo a sera e continuamo a salire … mi sa che mi saltano le coronarie. Mi dicono che è impossibile, ma ora ho questo timore..il mio cuore non ce la può fare.  

 

Il rifugio del  Couvercle è una vera apparizione, mi sento miracolata ed euforica, un po’ perchè finalmente  smetto di camminare, un po’ perchè siamo ad altezza   2700 m. e credo che il cervello non funzioni proprio  come si deve,  e un po’ perchè questo rifugio prende il nome da uno sperone roccioso che copre il tetto e lo protegge appunto  come un coperchio, e vederlo arrivando fa una bella impressione.

 

 

 

Le Couvercle in realtà è un tugurio di latta che  di solido ha solo la roccia  che potrebbe crollargli addosso,  puzza  delle tante persone che ci sono passate,  ha  letti a castello  pazzeschi e copertone pesanti e ruvide  che conviene  non tenere a contatto di pelle.

Una cena a base di biscotti, thè, cioccolato e a nanna.

 

 

E chi può dormire qui? 

E se il coperchio di roccia per una tragica fatalità si stacca e ci schiaccia come sardine  in scatola? 

Poi fa un freddo bestiale, il mio stomaco comincia a brontolare per tutta la cioccolata mangiata e per  e quell’ignobile thé scuro…mi viene nausea,   potrei vomitare.

Ma come faccio a spostarmi? 

C’è altra  gente che dorme e siamo tutti addossati uno all’altro.  Beh,  alla fine  li faccio spostare  e fuori è freddo. Un’esperienza che non vi racconto e che  ”gela ” ogni mia voglia  di avventura.

Ma sopravvivo anche alla notte, e la mattina dopo   sto meglio.   Esploro le rocce  intorno al rifugio  avanti ed indietro scattando foto, ma rifiutando ogni offerta di salire ancora un po’, o di fare un’altra cordata. Ci sono bei percorsi intorno, che  li facciano senza di me.

 

 

 Mi siedo sulle rocce e respiro l’aria frizzante. Nel silenzio il mio stomaco brontola,  mi sa che un paio di biscotti al cioccolato potrei anche mangiarli. Torno al rifugio alla ricerca del mio zaino. Entrando un enorme “coso” peloso mi sfiora le gambe fuggendo all’aperto. 

 

Caccio un urlo…

Gesù! cos’era?

Che razza di bestia era?

Vado verso lo zaino e lo trovo aperto  la scatola dei biscotti rosicchiata. L’animale,  la bestia infame li ha tutti smangiati..sono furiosa ed  impaurita ( e se ritorna e mi assale ?)

Corro fuori. I miei amici sono già lontani ed io mi faccio venire l’ansia.  Sola ed abbandonata alla mercè di qualche bestia aliena.

 

 

La bestia è una marmotta: vedo il movimento all’esterno del rifugio deve avere la tana nelle rocce sotto  ed ha trovato il modo di intrufolarsi dentro  sfruttando le provviste degli escursionisti. Ma le marmotte non erano piccole e carine? Questa aveva una coda che ci potevo fare un bavero per il cappotto…

Il cielo si sta coprendo di nuvole…

Ma volete tornare alfine disgraziati amici di cordata?

Ma si può fare un’uscita di ’sti tempi in codesti luoghi?

E’ ottobre inoltrato e nessuno va in giro sul ghiacciaio…ci mette niente a nevicare e restare blocccati a le Couvercle è l’ultima delle mie aspirazioni.

Scendiamo in fretta, quasi correndo dove si può. Piove ed il sentiero si è trasformato in un torrentello, le rocce sono scivolose. Sono tutti attenti e concentrati sanno che è pericoloso, ma io ora mi sto divertendo… mi sento un’eroina e mi preoccupo solo di mettere un piede dietro l’altro. 

 

 

Sul ghiacciaio Philippe scivola e si taglia una mano ( il ghiaccio taglia) sanguina..continua a piovere, acqua mista a neve… arriviamo alla fine.

 Sopra in alto c’è il trenino che ci porta in salvo. E lì, al chiuso, fumiamo vapore dagli abiti fradici sotto gli occhi esterefatti dei turisti venuti ad ammirare il ghiacciaio dall’alto.

Che pecore! -penso- mentre mi addormento sconvolta sul sedile.

Marni Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo

 





Partendo dalla certezza che tutti i sogni sono significativi e parte della nostra totalità, possiamo, nell’esaminarli, riconoscere la loro struttura interna, la diversa tipologia e l’impatto diverso che possono avere sul sognatore.

RedonI sogni sono in grado di rivelarci o darci indicazioni su questa totalità, per viverla o prenderne coscienza, per rivelare gli aspetti nascosti o enfatizzare paure o bisogni  che ancora non si sono rivelati. 

Nei sogni è presente una parte iniziale, una centrale e una finale. Nella parte iniziale come in una piece teatrale vengono  presentati i personaggi,  il loro ruolo, e  l’ambiente in cui si muovono. Spesso il sognatore compare come personaggio centrale, a volte come semplice spettatore. Ad esempio:  ” Sono fuori casa con mio figlio ed il mio cane….”

Oppure: ” Vedo una casa in fiamme e tante persone sconosciute che si affannano per spegnerlo…”

La parte centrale è riservata all’azione: accade qualcosa, ci sono complicazioni o sviluppi nella vicenda presentata, ostacoli o imprevisti che il sognatore o altri per lui devono affrontare. Oppure c’è il confronto diretto con qualcosa di spaventoso e angosciante. Continuamo con gli esempi precedenti:

” ….un grande minaccioso serpente rosso ci sbarra la strada ed io temo per il mio bambino e per il mio cane.  Cerco di fuggire con loro.”

“….le  persone continuano a gettare acqua che però fa divampare ancora più le fiamme, urlano ed imprecano….”

La fase finale porta  la “fine” del sogno e  il risveglio. Ogni aspetto  conflittuale o  perturbante  presente nella fase precedente si muove  verso una lisi, una risoluzione, oppure verso una dissoluzione, nei casi in cui l’inconscio ancora non proponga soluzioni o orientamenti. sole

La fine del sogno è molto importante. Dà indicazioni fondamentali sulla direzione  in cui il sogno ci vuole portare, sugli obiettivi .  Può aprire delle porte, dare illuminazioni  e fornire  una chiave di lettura fonte di consapevolezza.

Gli esempi precedenti possono così terminare: 

“Mi rifugio in una specie di torre che vedo sulla mia destra, sento che  il serpente qui  non può arrivare, ma lo sento che striscia fuori e ci aspetta. Sento ansia e paura”

“Arriva un uomo anziano che con molta calma butta l’acqua da un secchiellino. La sua acqua spegne il fuoco. Sono stupito, ma contento.”

Ecco che  il primo sogno   concentra  l’attenzione del sognatore sul suo mondo istintuale (serpente rosso), sulla paura e sul rifiuto di questo, sul timore che questo mondo possa alienarlo agli affetti domestici,  mentre  il secondo enfatizza la ” facilità” con cui un aspetto maturo e calmo può agire sulle situazioni di grave conflitto, di forti emozioni.

Marni guida di Sogni

 Marzia Mazzavillani Copyright  ©  Vietata la riproduzione totale o parziale del testo





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