ottobre 2007


Alba Adriatica in Abruzzo, è una località turistica molto apprezzata, che conta circa 10.000 abitanti, ma nel periodo estivo, diventano anche 70.000. Sono infatti tantissimi i turisti che scelgono questo posto per le loro vacanze, per la bellezza del mare, a cui è stata anche assegnata la Bandiera Blu, per la bellezza del litorale e delle lunghissime spiagge.
Alba adriatica di conseguenza, è un centro turistico molto attrezzato. Qui si possono trovare numerose strutture alberghiere e ricettive. Sono numerosi infatti gli hotel ad Alba Adriatica, soprattutto a 3 stelle, che offrono tutti i servizi, palestra, idromassaggio, a pochi passi dal mare, con lettino ed ombrellone inclusi nel prezzo. E addentrandosi poi tra le viuzze del posto, si trovano diversi negozi, pub, e gli ottimi ristoranti ad Alba Adriatica che offrono le migliori specialità della cucina abruzzese.
Qui si organizzano anche numerose manifestazioni e spettacoli, a cui hanno partecipato negli anni passati famosi personaggi televisivi italiani. Molto particolare è anche il Carnevale estivo, che si svolge ormai ogni anno dal 2001 nella prima metà di agosto.
Alba Adriatica dunque, è un posto davvero interessante per trascorrere i propri giorni di vacanza nella regione Abruzzo.

LA GIORNATA DELLA SALUTE MENTALE ESIGE
PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DEGLI PSICOFARMACI


Un gruppo di difesa dei diritti umani richiede un sistema più diretto
per riferire gli effetti collaterali degli psicofarmaci.

 

 

 

EVENTO: Il 10 ottobre è la Giornata Mondiale della Salute Mentale. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, un gruppo di controllo e denuncia di abusi psichiatrici fondato 38 anni fa, ha promosso un’iniziativa a cui hanno aderito associazioni come CODACONS, GESEF (genitori separati dai figli), APEI (associazione Pedagogisti educatori italiani), ANFFAS ed altre. Allestirà un gazebo per informare i cittadini circa i pericolosi effetti collaterali degli psicofarmaci che, a livello internazionale, hanno dato luogo alla pubblicazione di oltre 100 avvertenze da parte di agenzie per il controllo dei farmaci. Volontari del CCDU e semplici cittadini hanno già iniziato una raccolta firme che continuerà fino alla fine del mese, per una petizione a sostegno di una richiesta che il Comitato spontaneo aggregatosi per l’iniziativa invierà al Ministro della Salute On. Livia Turco il giorno 9, chiedendo che le case farmaceutiche vengano obbligate ad includere sui foglietti informativi dei farmaci, e sulle loro confezioni, un’avvertenza chiara e visibile che reciti: “Siete invitati a riferire qualsiasi effetto collaterale di questo farmaco incluso casi di soggetti che hanno commesso crimini aggressivi o manifestano istinti suicidari all’AIFA”. Il 20 settembre 2007 Il Congresso statunitense ha approvato una legge analoga.

 

 

DOVE & QUANDO: A Milano il 10 Ottobre in Piazza San Babila dalle 10 alle 19, oltre a Verona, Padova, Macerata, Brescia, Novara nei giorni antecedenti.


PERCHE’: Al mondo, oltre 100 milioni di persone assumono psicofarmaci che sono stati oggetto di avvertenze da parte di numerose agenzie farmacologiche governative, a causa degli effetti collaterali che possono causare: agitazione, malattie ematiche, allucinazioni, ostilità, depressione psicotica, ictus, attacco cardiaco, psicosi, gravi danni al fegato, diabete, convulsioni, suicidio, violenza e decesso.

Al contrario di quanto avviene per i farmaci che vengono prescritti per curare una determinata situazione fisica, non esiste alcun esame del sangue o nessun altro test che possa confermare un “disturbo mentale”. Il sistema diagnostico psichiatrico è accusato di essere mosso più dal profitto derivato dalla vendita di psicofarmaci che dalla necessità di curare il paziente.

Uno studio pubblicato l’anno scorso negli Stati Uniti, ha dimostrato come il 56% degli psichiatri che decidono le linee guida per la diagnosi e cura delle “malattie mentali”, abbia legami di tipo finanziario con le case farmaceutiche che producono psicofarmaci.

Il volume d’affari internazionale generato da questi farmaci ha superato gli 80 miliardi di dollari, e molti pazienti non sono consapevoli del loro diritto di riferire eventuali effetti collaterali direttamente all’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), senza l’intermediazione del loro psichiatra.

L’agenzia ha lo scopo di proteggere gli interessi dei consumatori. Di solito, la Giornata della Salute Mentale non riesce ad attirare l’attenzione sugli abusi che avvengono in questo campo e sul bisogno d’informare correttamente i consumatori circa gli effetti negativi dei trattamenti, o circa l’esistenza di trattamenti alternativi meno pericolosi.

Il CCDU, co-fondato dalla Chiesa di Scientology e dallo psichiatra emerito Dott. Thomas Szasz, vuole affrontare questo problema in attività di sensibilizzazione della cittadinanza.

 

 

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
Tel 0236510685
Email linea.stampa@ccdu.org

 

 

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Continuo la pubblicazione dei video “La Via della Felicità:

 

“Rispetta la fede religiosa degli altri”

Tra gli eventi decisamente più difficili da affrontare nell’arco della nostra vita, ci sono senza dubbio tutti quegli aspetti legati alla sfera della salute, propria o dei propri cari. Quando noi stessi o qualcuno cui siamo particolarmente legati è toccato dalla malattia, tutto intorno a noi appare in maniera diversa. La tensione e lo stress sono palpabili e la qualità della vita di tutte le persone coinvolte cambia drasticamente. Parlare di relax in questi casi, può sembrare decisamente fuori luogo, eppure…

E’ fondamentale affrontare questi eventi nella maniera migliore possibile. Mantenere la serenità, la lucidità mentale, coltivare un senso di fiduciosa speranza, anche nei casi più gravi. Non è certamente facile, a meno che non abbiamo sviluppato l’abitudine a scaricare le tensioni giorno dopo giorno, per tutta la vita. Può fare davvero la differenza.

Negli ultimi tempi ho frequentato con una certa frequenza l’ospedale, sia come paziente che per essere vicino a familiari ricoverati. Di fronte alle scene di sofferenza viste, alle persone in lotta tra la vita e la morte in un reparto di rianimazione, al dolore dei parenti che osservano impotenti al di là del vetro, al frenetico adoperarsi dei medici e degli infermieri, tutto appare in maniera diversa.

Ho visto ragazzi e ragazze poco più che adolescenti distesi su un letto in un groviglio di tubi. Ho visto le loro famiglie; sui loro volti c’erano dipinte le emozioni più diverse: rabbia, dolore, stanchezza, speranza, amore… Ho visto medici ed infermieri lottare instancabilmente per riuscire a rimettere in sesto un cuore, un rene o un polmone…

Dentro di me una domanda si faceva lentamente strada: perché? Perché mai dobbiamo provare tanta sofferenza? Poi ho iniziato a riflettere su quante volte stiamo lì a cavillare per ore su problemi e situazioni che ci appaiono gravissimi… quante volte ci lamentiamo di un dolorino qua e là… di quel cliente così… di quel collega che…

Quando si entra in contatto con la vera sofferenza, tutto cambia. Ci si rende conto di cosa conta davvero. La vita è una cosa meravigliosa. Il mondo , malgrado i nostri sforzi per distruggerlo, è ancora un posto fantastico che merita di essere scoperto ed apprezzato. Non servono voli intercontinentali né cifre astronomiche. Abbiamo perso il gusto di ammirare un tramonto, un cielo stellato, l’orizzonte, il mare in tempesta, il sorriso di un bimbo…

No, non c’è tempo per queste frivolezze! Con queste cose non si mangia mica… vuoi mettere l’importanza del fatturato, delle bollette da pagare o della carriera? E come la mettiamo col Campionato di calcio, il Festival di San Remo o la Fiction su tal de tali? Ne ho bisogno… Non ho tempo per fare nient’altro…

Non so perché ma ormai siamo tutti così convinti che non sia possibile vivere meglio. Siamo convinti che la vita sia solo sofferenza, sacrificio… E’ innegabile che i problemi ci siano. E’ noto che molte famiglie hanno serie difficoltà ad arrivare a fine mese… ed è proprio per questo che è fondamentale nutrire adeguatamente anche la mente e l’anima; dedicare un po’ di tempo a se stessi.

In ospedale ho conosciuto una famiglia davvero splendida. Di fronte al dramma che stavano vivendo, pur tremendamente in ansia e addolorati per quanto stava loro capitando, avevano una serenità ed una forza che mi ha particolarmente colpito. Quando glielo fatto notare mi hanno risposto che non avrebbe avuto senso lasciarsi andare ad isterismi, scatti d’ira, o essere arrabbiati col mondo. Loro avevano il dovere di essere sereni, di trasmettersi serenità l’un l’altro, di farsi forza a vicenda. Lo dovevano a quel ragazzo là, intubato e con poche probabilità di sopravvivenza; lo dovevano ai medici ed agli infermieri che senza sosta lo accudivano amorevolmente, lo dovevano a Dio, per tutto quello che gli aveva donato nell’arco delle loro vite.

Devo ammettere che le loro parole sono state per me un po’ come un ceffone. Là per là mi sembravano strane, la loro calma, quasi sovrannaturale… In effetti non sono in molti a riuscire a vivere così. Ci lasciamo prendere da un vortice di impegni, non scegliamo come vivere ma ci limitiamo a gestire quello che ci capita. La stragrande maggioranza delle persone vive nel regno del “mi piacerebbe…”, “dovrei proprio…” “vorrei…” ecc. poi c’è sempre un “ma” che ci frega. Ecco che, di fronte ad un problema, specialmente quelli più gravi, capita spesso di non riuscire a gestire la situazione, di perdere la calma e la lucidità, di crollare fisicamente e psicologicamente. Eppure è proprio nei momenti difficili che dovremmo dare il meglio di noi stessi, per affrontare la situazione in maniera efficace.

Dobbiamo realmente decidere di cambiare. Senza Se e senza Ma. Decidere di dedicare un po’ di tempo a noi stessi, decidere come vogliamo vivere. La strada è senza dubbio in salita e piena di difficoltà. Dobbiamo permetterci di essere felici, di godere delle cose belle della vita, e sono tante. Siamo talmente sovraccarichi, che non riusciamo nemmeno più a vederle. Di fronte a noi, a volte, tutto ci sembra grigio, privo di significato. Abbiamo perso l’entusiasmo, la gioia di vivere, l’amore, e tutte quelle emozioni che provavamo liberamente quando eravamo bambini… Certo, loro non hanno i nostri “fantastici” problemi… Ma di fronte ad un problema, anche il più grave, serve forse a qualcosa avere il muso lungo e triste? Essere arrabbiati con tutti e tutto? Essere stanchi e sfiduciati? La risposta è così ovvia che non la prendiamo neppure in considerazione…

Se stiamo bene con noi stessi, stiamo meglio anche con gli altri; possiamo affrontare meglio qualsiasi situazione; è molto probabile che anche il fatturato aumenti, e, soprattutto, potremmo essere più felici…

Probabilmente riflessioni simili sono capitate più volte a molti di noi. Poi, come se fossimo fatti di una strana gomma che riprende la forma che aveva in precedenza, torniamo alla nostra routine, ai nostri problemi ed al nostro sballato stile di vita.

Occorre coltivare giorno dopo giorno un nuovo modo di pensare, riscoprire la nostra vera identità e non lasciare che valanghe di escrementi (perdonatemi la parola forte…) ricoprano la nostra bellissima esistenza, facendoci quasi dimenticare chi siamo veramente e cosa conta davvero per noi. Abbiamo il diritto ed il dovere di vivere meglio, e spetta solo a noi fare in modo che questo accada.

A prescindere dal credo religioso di ognuno, mi fa piacere condividere un brano del Vangelo in cui si parla delle nostre (stupide) preoccupazioni nell’affrontare la vita di tutti i giorni. Va bene impegnarsi, va bene dare il meglio di se, ma per vivere bene occorre essere sempre sereni e fiduciosi.

Non preoccupatevi troppo del cibo di cui avete bisogno per vivere, né del vestito di cui avete bisogno per coprirvi.23 La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito.24 Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio; eppure Dio li nutre. Ebbene, voi valete più degli uccelli!25 Chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ ora in più alla sua vita?26 Se dunque non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto?27 Guardate i gigli del campo: non lavorano e non si fanno vestiti. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua ricchezza, ha mai avuto un vestito così bello.28 Se dunque Dio veste così bene i fiori del campo, che oggi ci sono e il giorno dopo vengono bruciati, a maggior ragione darà un vestito a voi, gente di poca fede! (Luca12, 22-28)

Sono fermamente convinto che stando davvero bene con noi stessi e vivendo in perfetta armonia con i nostri valori potremmo ottenere risultati eccellenti in ogni campo.
Giovanni Annunziata

 L’Italia, per ragioni geografiche facilmente comprensibili, ma anche per la rapidità dei mutamenti sociali e forse anche per una certa contraddittorietà nella gestione dei flussi, è diventato uno dei paesi ad alta immigrazione.

Nel futuro dell’Italia, come in quello dell’Europa, è ormai inscritto questo fenomeno con tutti i problemi di cultura e di identità che esso comporta, ma se gli italiani e gli europei riusciranno a guardare con equanimità a questo grandioso fenomeno sociale si potranno trovare le soluzioni politiche più adeguate all’integrazione e alla convivenza civile.

Sussidiario.it, suggerisce questo volume che con una mostra di fotografie, antiche e recenti, si è voluto restituire all’immigrazione il suo volto più umano, costruendo intorno all’immagine e attraverso l’immagine, dei “sistemi di racconto” che aiutino a narrare questo importante fenomeno sociale.

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A&A Communications S.r.l. Palermo, 01 Ottobre 2007

Il continuo riferimento al surriscaldamento del nostro Pianeta, ai cambiamenti climatici, all’inquinamento indotto dalle attività umane sta cominciando ad uscire dall’ambito dell’ambientalismo ideologico per diventare opinione diffusa ed essere un’esigenza recepita dalle recenti evoluzioni dei modelli organizzativi economici ed aziendali.

Ecomanagement ed ecodesign: parole nuove, che indicano come il parametro ‘sostenibilità ambientale’ cominci ad essere considerato nell’ambito dell’economia e della produzione industriale, insieme al concetto di ‘costo esterno’ ed alla responsabilità diretta delle imprese per gli eventuali danni ambientali provocati.

In futuro le aziende dovranno considerare anche quelle voci di costo che, nella produzione e distribuzione di un bene, oggi sono fatte ricadere interamente sulla collettività: ci si riferisce ai costi provocati dall’inquinamento atmosferico, a quelli causati dalla congestione del traffico che blocca, insieme ai mezzi, operatori e merci, a quelli causati dalla perdita accidentale di sostanze tossiche, eccetera.

Nel nuovo libro di Rosario Manisera, La logistica in armonia con l’ambiente, vengono descritte strategie e soluzioni applicate da importanti aziende del Giappone per organizzare il flusso di merci e prodotti in modo ecosostenibile, mostrando che, se ben integrato nelle logiche aziendali, il rispetto per l’ambiente non è solo un costo aggiuntivo ma può diventare un’opportunità di guadagno.

Ricoh, Toyota, Honda, Kirin Beer, Bridgestone: alcuni nomi molto conosciuti per dimostrare, dati alla mano, che molto spesso gli obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale coincidono con quelli propri della logistica, ovvero l’ottimizzazione del flusso di merci e prodotti, il contenimento dei costi e il conseguente aumento del margine di profitto.

Il volume, realizzato per iniziativa di Logisticamente e presentato durante il convegno del 26 settembre 2007 sulla logistica sostenibile, è descritto nei dettagli in questa pagina: http://www.logisticamente.it/ShowSection.asp?IDSection=205, dalla quale è possibile scaricare gratuitamente Presentazione, Introduzione ed Indice, oltre ad ordinarne una copia al costo di 20,00 euro spese di spedizione incluse.

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