novembre 2007
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sab, 24 nov 2007
Scritto da dechigno in
Internet
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Proprio così, dopo aver scritto molto sulle onde sinusoidali delle serp di Google che talvolta colpiscono siti di tutti i settori, sono pronto a riparlarne, fornendovi un monito della situazione attuale ed alcune mie ipotesi personali.

Intanto, per completezza d’informazione, vi riporto i link relativi agli articoli precedenti in ordine cronologico inverso:
- Luglio 2007, Google, sito penalizzato o fluttuante?
- Marzo 2007, Google: da ballerino a surfista
Ma quando sono iniziate queste fluttuazioni?
Le prime manifestazioni sono state registrate alla fine di Febbraio 2007 e concluse entro il 20 marzo 2007. La seconda ondata ha iniziato negli ultimi giorni di Giugno 2007 e sembra non essersi ancora arrestata.
Vediamo punto per punto cosa accomuna i siti vittima di questa particolare condizione altalenante nei risultati delle ricerche del motore di ricerca Californiano.
Come capire se un sito è in fase di fluttuazione?
1) il modo più facile, aimè, è proprio quello più “doloroso”, infatti basta guardare il grafico tracciato dalle visite sul sito dal nostro software di rilevazione delle statistiche web. Infatti da questo grafico sarà facilmente focalizzate tutte le onde sinusoidali che il sito ha superato. Per esempio se prendiamo questo esempio:

Infatti qui possiamo vedere il comportamento dei visitatori (quindi gli accessi da Google “purtroppo”) nel corso degli ultimi 5 mesi, con un down del sito inizialmente per 1 giorno, la risalita il giorno successivo, il down per circa 3 mesi, l’up per 15 giorni e la fase di fluttuazione continua che caratterizza giorno per giorno questo sito.
Da questo grafico, inoltre è possibile vedere e quantificare la frequenza delle onde sinusoidali, molto lunghe dall’inizio fino ad una settimana prima dell’export del Pagerank, mentre ora più ravvicinate nell’arco di pochi giorni.
2) le pagine del sito sono correttamente indicizzate in Google, per verificarlo basta effettuare una ricerca con site:www.nomesito.com
3) il sito non è penalizzato. Per verificarlo basta utilizzare alcune piccole query elencate in questo altro post (Capire se un sito è penalizzato su Google)
4) il sito non è più presente nelle prime posizioni di Google (prime 2 pagine) per ricerche con parole chiave che prima della fluttuazione portavano traffico al sito. Solitamente il sito per queste keywords si trova circa 10-30 risultati prima dei risultati omessi in ultima pagina (intorno alla 950 esima posizione)
5) Non tutte le keywords sono sparite, ma solamente quelle secondarie e la long-tail (coda lunga, che significa la combinazione/estensione di più parole chiave; per esempio la long-tail di “hotel roma” può essere “hotel a Roma vicino alla stazione e con vista Colosseo”).
6) Il sito, per keywords storiche o comunque principali non sembra subire “penalizzazioni” in SERP (risultati delle ricerche) se non con qualche abbassamento “naturale” di qualche posizione (al massimo 5 o 6 posizioni). Questo permette al sito di avere una riduzione del traffico generato da Google pari al 90% e non del 100%.
7) La fluttuazione non è fatta relativamente al sito ne tanto meno alla pagina, ma precisamente per ogni keywords. Difatti è possibile che una pagina per keywords differenti si presenti in modo naturale oppure in fluttuazione.
Cosa viene mostrato in SERP al posto del sito?
Grazie a un po’ di confronti ed analisi con colleghi ed amici web, posso affermare che solitamente al posto dei siti “declassati” vengono proposti risultati delle ricerche piuttosto singolari, oltre ai siti che “meritano” il posizionamento nel motore:
- Elenco di directory contenenti i backlink al sito in fluttuazione (sempre che questo sia stato inserito nelle directory)
- Siti SPAM (spam engine, siti che utilizzano tecniche black-hat, etc.)
- Siti con contenuti duplicati
- Siti privi di contenuti validi ed interessati per l’utente finale (per esempio un sito e-commerce che tratta materiali simili ma non possiede a quelli ricercati)
Che tipologia di siti sono stati colpiti?
A differenza delle precedenti fluttuazioni, associate a siti nuovi con poca popolarità e scarso TRUST, la fluttuazione di fine Giugno ha colpito parecchi siti molto autorevoli con centinaia di backlink, contenuti validi sia a livello SEO sia per gli utenti.
Inoltre, sembra non esserci nessuna associazione fra la natura dei siti colpiti. Infatti sono stati declassati siti internet:
- E-commerce
- Vetrina/Istituzionali
- Con/senza Adsense
- Dagli industriali ai contenuti per adulti
- Etc.
Quando si presentano queste fluttuazioni?
Il fato vuole che l’inizio o la fine delle fluttuazioni coincida con l’export/aggiornamento del Pagerank. Molto più complesso è trovare il nesso fra queste due azioni realizzate “simultaneamente” da Google.
Perché questi siti subiscono tali penalizzazioni?
Difficile a dirsi, però ciò che posso dire è che l’ipotesi di pulizia delle SERP non è più attendibile, visto che i tempi sono troppo lunghi e non garantirebbero un buon servizio all’utente finale.
Probabilmente si tratta di fluttuazioni dovute all’inserimento/attivazione di nuovi algoritmi che Google testa e ri-testa e valuta i risultati ottenuti dalle SERP.
Ma un sito come può uscire da questa situazione?
Il mio suggerimento è sempre lo stesso, continuare la promozione del sito come se nulla fosse (lo so è difficile ma attualmente rimedi immediati non ci sono) cercando di creare contenuti originali e raccogliere link spontanei magari anche da siti ad elevato TRUST (successivamente vedremo come riconoscere e captare il trust di un sito).
L’ideale sarebbe rendersi indipendenti da Google, realizzando una comunity sempre presente sul sito mediante blog o forum oppure altri servizi innovativi che prevedano la fidelizzazione dell’utente.
A cura di Michele De Capitani
Prima Posizione Srl – Web Marketing Agency
gio, 22 nov 2007
Negli angoli in ombra dei luoghi più antichi dell’Isola si nascondono i nuclei di storie possibili e sempre in bilico fra il tempo degli antichi e il nostro, sempre pronte a oltrepassare quei confini per farsi storie del presente: leggende metropolitane.
Ischia Ponte e la Baia di Cartaromana costituiscono, da questo punto di vista, un paesaggio leggendario unitario. A cominciare dalla Torre di Guevara, che campeggia sulla costa prospiciente il Castello, dal quale è separata da uno specchio di mare sul cui fondo vi sono le antiche rovine di Aenaria, la città romana.
Nella torre avrebbe soggiornato il grande Michelangelo. Invaghito della poetesse Vittoria Colonna, castellana d’Ischia da quella postazione tentava di comunicare e d’intravedere l’amata. Per raggiungere il Castello, dalla Torre s’immetteva in un tunnel sottomarino che all’epoca congiungeva la costa al maniero. È lo stesso passaggio segreto che serviva per accedere nel ventre più profondo del Castello, dov’era conservato un tesoro, raffigurato nel suo forziere perfino da incisori tedeschi del seicento.
Un tesoro alla cui guardia era posto un grifone, un terribile serpente alato che era l’esatta controfigura di un’anima guardiana. Di questi morti inquieti era popolato il Castello, soprattutto quando, nel XIX secolo, divenne un cumulo di rovine. Dal cimitero delle monache, i cui scheletri seduti sugli “scolatoi” erano ancora visibili fino a tutti gli anni 70, si materializzavano voci e corpi a tutelare l’eterno riposo di quelle pie donne.
Altra credenza popolare sono i munacielli, una sorta di spiriti domestici, hanno abitato quasi tutte le vecchie case. Amavano corteggiare le donne, alle quali donavano dei tesoretti fin quando queste non svelavano il segreto. In quel caso venivano perseguitate dallo spirito.
mer, 14 nov 2007
L’amore finisce, ma c’è chi non accetta l’abbandono e non si dà pace.
L’ex innamorato diventa un’ossessione: telefonate, sms, e-mail, murales o graffiti, regali non graditi, visite a sorpresa sotto casa o sul posto di lavoro, fino ai casi estremi di pedinamenti, appostamenti, auto distrutte, minacce di violenza, violazione di domicilio, aggressioni fisiche o sessuali, tentato omicidio e omicidio. L’ultima moda sono gli investigatori privati, reclutati per avere foto e filmati da mostrare poi ad amici, parenti e conoscenti.
In Italia la violenza è la prima causa di morte per le Donne di età tra i 15 e i 45 anni.
Sto parlando dello Stalking, ossia sindrome del molestatore assillante o inseguimento ossessivo.
Il problema è in ascesa, è molto grave e sottovalutato dalla legge italiana, in quanto purtroppo costituisce la base e la preparazione per la maggior parte degli omicidi premeditati. Tutte queste molestie persecutorie sono difficili da denunciare perchè lo Stalking nel nostro Paese non è ancora considerato un reato.
In America da diversi anni oramai, oltre alle leggi anti-stalking, anche la cinematografia si occupa di questo grave problema sociale. Tanto per citare qualche esempio, chi di noi non ricorda il film di Micheal Douglas “Attrazione fatale” o quello di Julia Roberts “A letto con il nemico”?
In questi ultimi anni anche in Italia tale fenomeno è studiato da psichiatri e criminologi, ma non è un argomento che riguarda soltanto la scienza perchè riguarda tutti noi. Non possiamo più chiudere gli occhi e fingere che non esista. Un italiano su cinque è vittima dello Stalker, ma solo il 17% trova il coraggio di denunciarlo, per paura di peggiorare la situazione o di non essere creduto.
Lo Stalker (molestatore assillante) può essere una donna affettivamente dipendente, ma le statistiche assicurano che nella maggior parte dei casi (87%) è un uomo, tra i 35 e i 40 anni. Si tratta per lo più di persona conosciuta: partner ed ex partner. Ma anche colleghi di lavoro, amici, vicini di casa che vogliono stabilire una relazione o esercitare un controllo sulla vittima.
Gli Stalkers sono persone “normali” e abili manipolatori, difficilmente commettono degli errori perché sanno come muoversi e sfruttare a loro vantaggio i vuoti delle leggi.
Le conseguenze per le loro vittime possono essere devastanti: il 20% manifesta tendenze suicide, il 45% finisce con l’abusare di tranquillanti o alcol, il 70% ha problemi psico-relazionali. Più la vittima ha paura del suo Stalker, più egli si sente motivato a perseguitarla.
http://escialloscoperto.blogspot.com
dom, 11 nov 2007
E’ opinione diffusa tra i consumatori di vino meno esperti che un vino DOCG “Chianti” e un vino DOCG “Chianti Classico” siano la stessa cosa.
Niente di più sbagliato!
Il Consorzio del Chianti Classico impone ai suoi produttori regole molto più severe inserite nel proprio disciplinare rispetto ai produttori di vino “Chianti”, analizziamo le differenze:
Territorio: Il vino Chianti Classico viene prodotto esclusivamente nei confini del territorio omonimo, mentre i produttori di vino Chianti possono farlo anche al di fuori di tali confini fino a comprendere zone delle province toscane di Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Pistoia e Prato.
Uvaggio: Mentre per il vino Chianti Classico è previsto il solo utilizzo di uve nere, con un base minima di Sangiovese (l’uva tipica del territorio del Chianti) pari all’80%, per il vino Chianti è possibile anche l’utilizzo di uve bianche come Malvasia e Trebbiano in aggiunta alla base minima di Sangiovese che in questo caso è del 75%.
Standard di qualità: Senza soffermarsi sui dettagli è importante sapere che il disciplinare del Consorzio del Chianti Classico è decisamente più rigido e restrittivo su tutti gli aspetti che possono influire sulla qualità del vino, a cominciare, per esempio, dalla “resa massima di uva per ettaro di vigneto” che per il Chianti Classico non può superare i 75 quintali per ettaro, mentre ai produttori di vino Chianti è consentita anche una resa di 90 quintali per ettaro.
In definitiva la politica del Consorzio del Chianti Classico (soprattutto negli ultimi anni) è quella di salvaguardare la qualità del vino a discapito della quantità, tutto questo anche a causa del crescente numero di vini di ottima qualità nel resto del mondo. Inoltre vi è un ulteriore scopo come quello di salvaguardare gli aspetti di qualità specifici del territorio, che rendono distintivi i prodotti del del Gallo Nero. In questi termini oltre al Vino Chianti Classico possiamo ricordare il Vin Santo o l’ Olio.
mar, 6 nov 2007
Molto spesso chi tenta di seguire una dieta si trova a rinunciare a causa di alcune operazioni che apparente possono sembrare molto complicate, ma che in realtà non sono un grosso problema una volta che le si conosce un po’ meglio.
Una di queste è il calcolo delle calorie: innanzitutto bisogna disporre di una buona tabella delle calorie degli alimenti. Calcolare le calorie di un intero pasto le prime volte risulta abbastanza laborioso, ma non è il caso di scraggiarsi, vediamo come procedere.
I primi giorni bisognerà calcolare, per ogni alimento, le calorie esatte. Ci sono alimenti semplici, come un pezzo di formaggio, per i quali è sufficiente pesare la porzione e moltiplicare per le kcal/100g dell’alimento.
Per alimenti cucinati il lavoro è un po’ più complicato in quanto bisogna sommare le diverse componenti del piatto. Per esempio, un piatto di pasta al sugo contiene
- la pasta (semplice, basta pesarla prima di cuocerla)
- il sugo (questa è la parte difficile che vedremo in dettaglio)
Per calcolare le calorie di un alimento cucinato (come un sugo) è assolutamente necessario:
- pesare tutti gli ingredienti che lo compongono e calcolare le calorie totali
- pesare il contenuto della pentola dopo la cottura
La pesata dopo la cottura è necessaria per tenere conto dell’acqua che evapora. Per conoscere le calorie per 100g dell’alimento cotto è sufficiente dividere le calorie ottenute al punto 1 (somma delle calorie totali degli ingredienti) per il peso ottenuto al punto (peso dopo la cottura). A questo punto, ad esempio, se si aggiungono 50g di sugo alla pasta, diventa banale calcolarne l’apporto calorico.
Può embrare troppo complicato, ma bisogna tenere presente che di solito il sugo che si usa a casa è sempre lo stesso (magari ce ne sono parecchie versioni, ma periodicamente si riutilizzano), quindi è sufficiente annotarsi le Kcal/100g del sugo e usare sempre quelle le volte successive.
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