Luglio 2008
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Sab, 26 Lug 2008
Il moderno orientamento educativo (compreso quello di una certa classe politica), alla cui propagazione hanno collaborato in grande misura alcuni Media è, a mio parere, colpevole di aver indotto nell’animo umano errati atteggiamenti psicologici.
Ancora oggi, si persiste nel diffondere una “epidemia” culturale non priva di trappole, dalle quali l’uomo, senza un grande sforzo, e il “solito” risveglio della consapevolezza, non riesce a liberarsi.
Mi sto riferendo a quella continua necessità di affermazione, anche nelle piccole cose, che, oggi, tormenta la maggior parte delle persone. Essa è principalmente rappresentata dal bisogno maniacale di vincere, di essere per forza “qualcuno”, di avere successo e denaro.
Ritengo ciò all’origine di quella vergogna sociale denominata stress. Un bel disastro culturale in una società che, oltretutto, ha l’orgoglio di ritenersi evoluta!
Analizziamo alcuni odierni comportamenti. Nel lavoro, è assai diffuso un atteggiamento privo di etica con due principali obbiettivi: il successo e i soldi, mentre la correttezza sembra essere passata di moda. L’uomo stupidamente paga per questo un alto prezzo sul piano umano perdendo di spontaneità e genuinità. La sua serenità, inoltre, rimane impigliata nel gioco della causa e dell’effetto.
Successo e soldi… tuttavia: avere più soldi significa maggiori preoccupazioni e il successo, nella maggior parte dei casi, porta i soggetti meno evoluti, a realizzare più “cose” solo nel mondo materiale dell’”apparenza”.
Sarebbe indispensabile, invece, preoccuparsi dell’essere umano in senso olistico e della qualità della sua vita che, a mio parere, è assai bassa, anzi affermo che, nel modo di vivere attuale, la follia non è del tutto estranea.
Le maggiori risorse economiche, delle quali ognuno di noi ha beneficiato in questi anni, ha alimentato quel consumismo sfrenato prodotto anche dalla pubblicità. Non possiamo certamente prendere in considerazione questo consumismo come una grande e completa forma di realizzazione.
Pensate alle auto: due, talvolta tre auto per famiglia… e poi ci ritroviamo imprigionati (è proprio il caso di dirlo) fermi in coda, incolleriti, con poca aria, in questi (saranno anche belli…) contenitori metallici.
Poi la televisione, quante televisioni… la casa, la seconda casa e poi forse la terza… e se ce la faccio la quarta… il computer, il computer portatile, quello per mio figlio e quello per la nonna… tutti diversi naturalmente… senza parlare infine dei cellulari.
Perdonate l’ironia ma ritengo sia necessaria un po’ di riflessione e un ritorno veloce al buonsenso.
Il più bell’augurio che ognuno di noi può oggi rivolgere a se stesso è di potersi svegliare una mattina, libero dai falsi modelli: finalmente contento ed appagato di essere ciò che è, con il desiderio di sfuggire all’inganno di questa cultura, dotato di libertà di espressione. Tale scoperta potrebbe portare ad uno stato di contentamento giovevole per se stessi e per gli altri, e sviluppare la capacità di ascolto della vita e la quiete necessaria per accedere alla gioia interiore.
Bisogna attuare una vecchia e al tempo stesso nuova rivoluzione, basata sulla rinuncia. Si deve apprendere come ritrarsi dalla competizione che non sia quella etica e naturale.
Il nostro futuro obiettivo potrebbe essere di tornare a vivere nell’essere e non nell’apparire recuperando la “vera” esistenza.
Poiché il nostro attuale modo di stare al mondo ha mostrato i suoi limiti sarebbe dunque più saggio incamminarsi verso la semplicità della rinuncia, dove, abbandonando la competizione senza senso, è celata la gioia di vivere.
di Amadio Bianchi
Questo articolo è utilizzabile gratuitamente con il consenso dell’ Autore.
Sab, 26 Lug 2008
Il massaggio alla testa è assai utile e rilassante. Il metodo comprende: il massaggio distensivo del collo, la trazione delle cervicali, il trattamento antistress al viso, i “pancha bindu” (digitopressione sui punti focali delle aree cerebrali), la stimolazione del cuoio capelluto, la torsione e trazione dei capelli. Normalmente si utilizza l’olio di mandorle dolci, oppure l’olio di sesamo.
La prima manovra, eseguita con il soggetto in posizione prona, prevede che vengano visitate minuziosamente le vertebre cervicali, massaggiati i trapezi, al fine di ingenerare la necessaria condizione di rilassamento.
Dopo aver verificato che la testa si trovi correttamente posizionata, si tira con entrambe le mani e con determinazione, mantenendo attiva la trazione per 15 anche 20 secondi. Sul finire di tale trazione, mentre con la mano sinistra si mantiene ancora la tensione attiva, con l’indice e il medio della mano destra, si preme per 8-10 secondi tra le arcate sopraciliari. Ciò, secondo la tradizione, provoca un riavvicinamento più dolce delle parti stirate.
Dopo la trazione alle cervicali viene minuziosamente esaminata la condizione delle ghiandole sotto le mascelle. Durante l’ispezione le dita si muovono lentamente soffermandosi e sviluppando movimenti circolari in coincidenza dei noduli. Questa manovra ed il massaggio ai masseteri sollecitano, tra l’altro, il rilassamento di tutta questa zona spesso rigida in molti soggetti che addirittura mantengono le mascelle contratte anche durante il sonno.
Si indugia, nella manovra seguente, a manipolare sia la zona sotto l’orecchio, sia il padiglione auricolare entrando a stendere l’olio perfino nelle pieghe interne. Due o tre gocce di olio vengono lasciate cadere nell’orifizio recando così beneficio ai tessuti interni e facilitando lo scioglimento e il distacco del cerume. D’altro canto anche nelle nostre tradizioni popolari si è sempre curato il mal d’orecchio con l’olio di oliva tiepido.
Le tre manovre che seguono vertono ad ottenere la distensione dei muscoli facciali: la prima interessa il mento ed il labbro inferiore, la seconda il labbro superiore e la terza il naso. Queste manovre che hanno una valenza anche estetica, sono della stessa natura: i pollici si muovono seguendo la medesima direzione, alternandosi cioè dal centro verso l’esterno.
Poi ci si occupa degli occhi con specifiche manovre: delicatamente vengono inumidite sia le palpebre inferiori, sia le superiori muovendo le dita dalla radice del naso verso l’esterno; si stimola l’arcata sopraciliare appoggiando in progressione ad una ad una le dita e lasciandole scivolare intorno al cavo orbitale, infine mentre si avvolge con il palmo delle mani affettuosamente il viso si appoggiano delicatamente i pollici sugli occhi per provocarne il rilassamento.
Segue una stimolazione del centro delle soppraciglia (il terzo occhio) ottenuto con lo sfregamento dei pollici, dal basso verso l’alto, per risvegliare la consapevolezza e la capacità discriminativa.
Si passa alla fronte. La fronte esprime fisicamente, in molti soggetti, le tensioni mentali che si traducono in contrazioni sviluppando, a lungo andare, le rughe. Il movimento più classico per indurre distensione e rilassamento è con le mani che si muovono sempre dal centro verso l’esterno.
Terminato il viso, si esegue una manovra che ha come obbiettivo il rilassamento di una parte del cervello: il pollice destro preme al centro delle sopraciglia coadiuvato dal pollice sinistro che gli sta sopra e gli indici procedono a chiudere le temporali per provocare una diminuzione del flusso sanguigno verso l’alto. Questa manovra talvolta riesce ad eliminare i mal di testa conseguenti all’affaticamento. La pressione viene mantenuta con una certa forza per 30 secondi e poi allentata con attenta gradualità.
Si passa al cuoio capelluto. Mentre viene copiosamente inumidito d’olio, si attiva la circolazione del sangue sfregando con i polpastrelli delle dita. Il movimento è simile a quello che si usa quando ci si lava la testa. Si afferra, in seguito una piccola ciocca si torce fino ad ottenere un “insieme” compatto poi si tira stimolando i bulbi. Le varie ciocche trattate vengono raggruppate insieme e anch’esse tirate. Infine si procede ad eseguire lo stesso tipo di manovra con tutti i capelli. Dopo averli sciolti e distesi si inizia la serie di pressioni in speciali punti considerati fulcro di altrettante aree celebrali.
La cultura indiana offre una interessante interpretazione del funzionamento del cervello: la coscienza risulterebbe essere una qualità della manifestazione pertanto, permeerebbe tutto l’universo e il cervello sarebbe lo strumento in grado di captare tale coscienza adattandola alle necessità umane. Il fenomeno sarebbe paragonabile alla luce solare filtrata da un prisma il quale scomporrebbe la luce in sette qualità o lunghezze d’onda. Ebbene il cervello, sempre secondo questa interpretazione. avrebbe sette possibilità o qualità di coscienza corrispondenti ad altrettante aree della testa.
Il fulcro di ciascuna area risulterebbe in uno specifico punto. Cinque di questi punti possono essere direttamente stimolati dal massaggiatore con pressioni e soffregamenti. Essi sono: il centro delle sopracilia, il culmine della fronte all’attaccatura dei capelli. la nuca, l’occipitale e la sommità del capo.
Ogni area avrebbe una sua specifica funzione: Il centro delle sopraciglia è il punto focale della capacità discriminativa, quello al culmine della fronte corrisponde all’area di vigilanza sul presente e il divenire, la nuca alla memoria individuale, l’occipitale (dove i preti si facevano la chierica) la memoria collettiva e infine la sommità del capo la capacità di sperimentare elevati stati di coscienza e l’ingresso per le esperienze trascendenti.
di Amadio Bianchi
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Sab, 26 Lug 2008
il dialogo con gli Dei
Per la tradizione indiana, la danza, non è conseguenza di una invenzione umana: come i testi sacri appartenenti alla “Sruti”, essa prende origine da una “rivelazione divina”.
A Brahma, il divino creatore, si attribuiscono le scritture “originali” considerate sacre, che trattano l’arte del teatro, della mimica, della danza e della musica.
Ciò è affermato nel primo capitolo del Natya Sastra, opera attribuita al saggio Bharata e considerata forse il più antico trattato di drammaturgia.
Brahma creò la danza per soddisfare le richieste degli altri dei. In una nota traduzione-interpretazione di questo antico testo si legge:
“Brahma, dunque, ordinò all’architetto degli dei di costruire un teatro, e, affinché le rappresentazioni non fossero disturbate, fece in modo che ogni parte dell’edificio fosse collocata sotto la protezione di un Dio: Chandra, la luna, doveva proteggere la costruzione principale; i Guardiani dello spazio, i lati; Marut, il dio della tempesta, i quattro angoli; Varuna, Dio dello spazio illimitato e sovrano della notte, l’interno; a Mitra, signore del giorno, fu affidato il palco; ad Agni, Dio del Fuoco, la scena; alle Apshara, le danzatrici celesti; alla Nimphee, l’intera residenza. Yama, Dio della morte, doveva proteggere la porta; i due re serpenti Ananta e Vasuki, gli stipiti; il tridente di Shiva, Trishula, l’apice della porta, e così via… Lo stesso Brahma, avendo il ruolo di impedire gli ostacoli, occupava il centro della scena”.
“Iniziò, dunque, l’insegnamento specifico della danza pura “Nritta”: l’aspetto dinamico, potente e virile della danza “Tandava”, mostrata da Shiva e, l’aspetto grazioso, delicato e incantevole, “Lasya”, esposto dalla sua consorte Parvati”.
“Brahma mise l’accento sul valore educativo del teatro-danza con finalità di armonia nell’ordine cosmico: quest’arte di spettacolo - disse - insegna la rettitudine a chi cerca le regole etiche, dà godimento a chi attende ai piaceri dell’amore, dona il dominio di se stessi agli indisciplinati, sapienza alle persone colte”
In generale, la danza indiana propone azioni che si riferiscono a comportamenti sia umani, sia divini proposti con i relativi stati d’animo (”Rasa”). Essa, inoltre nutre i sentimenti (”Bava”) e sviluppa il piacere estetico.
Si ha ragione di ritenere, inoltre, che sia stata utilizzata anche come mezzo di diffusione dei principi vedici e induisti. Originariamente era presentata nei luoghi sacri dalle “Devadasis”, danzatrici dei templi, e l’esposizione degli episodi era affidata alla mimica del viso e alle molteplici posizioni delle mani (”Mudra”), che costituivano un preciso linguaggio, oggi ben codificato e sistematizzato. Le Mani ed i piedi delle danzatrici sono tinti di rosso proprio per rendere scenicamente più visibili le estremità, in particolare le dita della mano che svolgono un ruolo importante nella narrazione mimata. Infatti:
“dove le mani vanno, lo sguardo segue, lì dove va lo sguardo, si dirige lo spirito, dove si posa lo spirito, si manifesta uno stato d’animo, dove si intensifica uno stato d’animo, nasce la gioia suprema”.
Nelle fotografie, la danzatrice “Surya” propone alcuni passi della danza classica Bharata Natyam originaria del sud India. Questo tipo di danza è considerato lo stile madre dei sei stili di danza classica indiana, il quale, circa un secolo fa, fu strutturato in una tecnica ben precisa da alcuni maestri chiamati Nattuvanares. Dopo la sua rinascita ed affermazione negli anni trenta, si è così sviluppata, fino a divenire una delle forme di danza più complete e significative del mondo.

Questa disciplina può divenire una via per elevati stati di consapevolezza, uno Yoga che richiede anni di preparazione e di studio per allenare il corpo e la mente a fondersi nella “Bhakti” o devozione.

Uno spettacolo di danza indiana, in generale, con i suoi meravigliosi costumi e l’incanto dell’atmosfera diviene una esperienza emotiva di altissimo livello:
“fiori di loto sbocciano nelle mani della danzatrice e uccelli prendono il volo dalle sue dita. Il suo corpo si muove ora orgoglioso, ora sensuale, ora manifestando devozione. Il viso si trasforma in continuazione mimando sentimenti ed emozioni. Gli occhi e le sopracciglia, in particolare, esprimono ora l’amore, ora il disprezzo, il sospetto, la compassione, il disgusto, l’orrore.”

Quest’arte vive nel suo semplice splendore da 3.000 anni.

Nello Siva Sutra, antico testo indiano in sanscrito si legge:
“Nartaka Atma” - il sé è il danzatore,
“Rango (a)Nt(a) Ratma” - il palco è il sé interiore,
“Preksakani Indryani” - gli spettatori sono i sensi,
“Dhivasat Sattva Siddhih” - la sensibilità estatica è raggiunta con l’intuito.
di Amadio Bianchi
Questo articolo è utilizzabile gratuitamente con il consenso dell’ Autore.
Sab, 26 Lug 2008
…ma anche i “falsi profeti” e il pericolo del plagio.
Mi sembra importante premettere che il contenuto di questo articolo non vuole rappresentare una gratuita polemica in contrapposizione a quanto oggi sta accadendo, ma il suo autore è alla ricerca del “buono” e del “sano” che possa stimolare una corretta riflessione, alzando la qualità della vita a tutti i livelli: materiale, mentale e spirituale. Esso è frutto della mia diretta esperienza: da molti anni mi sto occupando di Yoga, Ayurveda, cultura e filosofia dell’India e, di conseguenza, apprezzo i concetti della filosofia indiana. Ciò non toglie che non ho voluto rinunciare alla libera capacità di giudizio. Anzi, a riguardo di quest’ultima affermazione, ribadisco che la capacità discriminativa è un dono divino al quale non si deve rinunciare.
Devo constatare che le discipline scientifiche e spirituali indiane sono oggi penetrate, bene o male, quasi capillarmente, nel nostro paese, rinnovando in taluni individui, la speranza di vedere realizzati i propri sogni, talvolta utopici, fornendo altresì le basi a molteplici movimenti pseudo moderni che a loro volta si definiscono spirituali.
Si può affermare, che alcuni di noi, per nascita, hanno grande bisogno di nutrire la loro parte più astratta, e la cultura indiana, con le sue filosofiche interpretazioni della manifestazione riesce in parte a portare sollievo prima di tutto a queste persone ma, in generale anche ai componenti di una società ormai preda di angosciosi bisogni materialistici, insoddisfazioni e insicurezze d’ogni genere.
Riconosco che l’India riesca utile nel riportare l’attenzione verso la sostanza spirituale della manifestazione e nel ridarle quella dignità che si merita. Ciò vale a farci sentire vivi non soltanto nei sensi ma anche nella coscienza. Anzi, asserisco che l’esperienza indiana è innanzitutto una esperienza di coscienza.
Il percorso che attende l’indagatore di questa cultura è un classico: lo stesso, che in generale, propone la meditazione orientale. Si procede, innanzitutto, al risveglio dello stato di attenzione, poi della consapevolezza (questo livello dovrebbe differenziarci dal mondo animale, anche se ho i miei dubbi) ed infine si impara ad abitare, con soddisfazione la propria coscienza. Fin qui, nulla da dire. Meraviglioso! Ma c’è un rovescio della medaglia: l’India, che in occidente si presenta in veste di maestra spirituale, a casa sua, sta facendo un percorso esattamente opposto mostrando un forte interesse per la materia.
Ciò mi fa pensare che l’uomo nemmeno in questa occasione troverà la sua soluzione. Quando l’innamoramento India sarà passato, egli dovrà ancora rimettersi lo zaino e riprendere a camminare verso la cima della montagna alla ricerca di una prospettiva davvero alta che gli consenta di contemplare l’oriente e l’occidente che divengono una terza esperienza comprendente il positivo di entrambe. Una volta in più mi sento di affermare che la futura religione universale, la religione delle religioni, potrebbe avere un nome che suona così: l’unità nella diversità. Naturalmente l’unità del meglio… di una diversità che non fa paura semplicemente poiché il diverso altro non fa che affermare l’infinito, qualità che abbiamo sempre attribuito al divino trascendente che permea ogni cosa.
A mio parere la visione indiana moderna presenta dei limiti. Taluni “personaggi” vengono considerati o si considerano (peggio ancora) di natura divina. In questo eccesso di interpretazione trapela il sottile inganno e ci sono diversi pericoli… Innanzitutto, e qui la cultura indiana ci è davvero maestra, di natura divina lo siamo tutti. Non posso accettare che Dio possa considerare un uomo più vicino a Lui di un altro. Questa è la solita interpretazione umana. Al massimo posso pensare che qualcuno sia in grado di maturare una visione un po’ più oggettiva, ovvero meno coinvolta.
Ma per tornare a questi “personaggi”, per esperienze vissute, non mi piacciono molto poiché di democratico non hanno nulla.
Mi chiedo se una parte dell’umanità ha perso il lume della ragione. Anche noi occidentali, nonostante la poca stima che abbiamo di noi stessi, abbiamo fatto un lungo ed utile percorso di conquiste sociali per liberarci di dittatori, monarchi ed altre visioni soggettive, alla ricerca di una visione più universale a cui abbiamo dato il nome di democrazia, e oggi vorremmo tornare indietro.
In altri termini abbiamo scelto di praticare una più ampia visione, che solo la moltitudine di coscienze può dare, la quale oltretutto mi sembra più sicura sulla via del giudizio oggettivo, ed oggi lasciamo che siano proprio questi “falsi profeti” a mettere in pericolo la nostra democrazia, costata tanto sacrificio e qualche volta persino sangue.
In passato questo genere di visionari carismatici, convinti di essere nel giusto (per questo sono dei visionari) hanno fatto, come era prevedibile col senno del poi, dei veri e propri capolavori di disastro. La loro migliore arma, in cattiva o buona, fede è sempre stata il plagio.
Nessun dittatore ha mai ottenuto nulla senza “forzare” sulla mente degli altri. Attenzione dunque caro lettore alle forzature, che siano esse spirituali o materiali!
Riteniamoci fortunati, di sentirci mortali e fallibili, dotati del beneficio del dubbio, armati di modestia ed amore, alla ricerca di una verità oggettiva che sappiamo di non poter mai raggiungere per limiti costituzionali umani. È proprio questa convinzione a far di noi persone prudenti, rispettose e umili.
Pensate che tristezza il contrario: essere chiusi in una gabbia comportamentale messa in atto da condotta innaturale, false certezze o illusioni come fanno questi “falsi profeti” i quali, in buona fede o no, di antiviolento non hanno nulla poiché non hanno ancora compreso che, anche solo tentare di influenzare un altro, è già un atteggiamento irrispettoso e violento.
di Amadio Bianchi
Questo articolo è utilizzabile gratuitamente con il consenso dell’ Autore.
Sab, 26 Lug 2008
Senza ombra di dubbio, con il suo moderno atteggiamento l’uomo ha danneggiato e sciupa continuamente la capacità di rilassarsi. Ciò accade poiché vive in continuazione nello stato di attenzione e di veglia attraverso le continue preoccupazioni che la vita moderna può infliggergli, soprattutto se tali preoccupazioni non le sa gestire attraverso il non coinvolgimento. Le tensioni conseguenti si somatizzano nel corpo trasformandosi in contrazioni, attive giorno e notte, che consumano in breve tempo tutta l’energia. Per capire cosa accade provate a stringere la mano a pugno con forza e mantenete la contrazione fino a quando vi è possibile. Il consumo di energia conseguente vi farà sentire stanchi e desiderare di interrompere l’esperimento. Questo è ciò che accade per ogni contrazione, piccola o grande, della quale siete consapevoli o no, presente nel vostro corpo. Persino il mantenere la fronte corrugata rappresenta una lenta ma inesorabile emorragia di energia.
Il primo e più importante percorso che si deve compiere, quando si decide di alzare o ripristinare la qualità del rilassamento, è un percorso di consapevolezza. È grazie alla consapevolezza che scopriamo dove le nostre tensioni si somatizzano, ed è grazie alla consapevolezza che possiamo intervenire modificando atteggiamenti e abitudini anche croniche che provocano ipertensione e disturbi nervosi. A molti soggetti capita, ad esempio, di mantenere le mascelle serrate o altre parti del corpo contratte, anche mentre dormono o sognano. Questi soggetti sono destinati ad un pessimo risveglio e abitualmente cominciano la loro giornata stanchi ancora prima di lavorare. Tutto ciò porta ad un accumulo di tensione che oggi va sotto il nome di stress. Meglio dunque dedicare qualche minuto al giorno alla pratica che qui di seguito vi consiglio prima che sia troppo tardi.
Al termine della vostra giornata di lavoro, oppure ogni qualvolta ne avete l’occasione, in ambiente adeguato, create le condizioni idonee, stando attenti, per esempio, che rumori o altro non possano disturbarvi durante la pratica. Sdraiatevi sul pavimento, abbandonando totalmente il corpo.

La chiave del successo sta proprio nel significato di questa parola: abbandono. Realizzare un abbandono totale è assai difficile poiché per farlo bisogna ripristinare quell’atteggiamento di fiducia che l’uomo ha lasciato sul campo delle sue battaglie perdute (almeno crede fino a che non scopre che le battaglie perdute sono, invece, grandi momenti di crescita, soprattutto interiore).
Sdraiatevi dunque fiduciosi e divenite consapevoli di tutto il corpo, tutto il corpo intero. Lasciate cadere le punte dei piedi verso l’esterno e girate il palmo delle mani verso l’alto per impedire al senso del tatto di mantenervi vincolati al piano materiale. Avvicinate leggermente il mento allo sterno diminuendo così la curva delle cervicali e distendete il viso rilassandolo in ogni sua parte (Dovete sapere che all’occhio di un esperto, il viso appare come una carta geografica delle tensioni mentali).
Per qualche attimo tentate con i vostri mezzi di rilassarvi, nel miglior modo possibile, anzi dite a voi stessi: io mi sto rilassando. Questo serve a trasferire la vostra attenzione in ciò che state facendo. Passate in rassegna, mentalmente tutto il corpo e sciogliete ogni contrazione che individuate. Cercate di rimanere immobili fino al termine della pratica.
Ora, noterete che è davvero difficile distrarsi dal contenuto ordinario della mente, composto di memorie, di quanto è accaduto durante la giornata o addirittura nel passato. La via della consapevolezza è invece fatta di presente. Del Qui e ora, come affermano le scuole orientali, per le quali questa è l’unica cosa che veramente conta. Quante persone, infatti, si rovinano la vita vivendo immersi in passate esperienze spiacevoli, ormai insensibili ai messaggi di gioia e piacere che la natura invia loro continuamente? Vi affermo questo perché sappiate cogliere il gradevole messaggio che la tecnica di rilassamento, qui proposta, rappresenta. Essa è un momento che appartiene al vostro presente, un momento di gioia, la gioia di sentirsi e di abbandonarsi piacevolmente al pervadere dell’energia universale. Quest’ultima entrerà in voi, non appena si verificheranno le giuste circostanze: quando il vostro corpo e la vostra mente privi di tensioni si apriranno permettendo alla stessa di permearli.
Il mezzo migliore per mantenere la mente nel presente con continuità è la concentrazione sul respiro. Nello stesso tempo tale concentrazione consente di tenere sotto controllo il piano emotivo. Regolando e bilanciando il flusso dell’aria che entra nei polmoni attraverso le narici, in modo che l’inspiro e l’espiro risultino uguali, raggiungerete un proficuo stato di armonia ed equilibrio. Contate mentalmente e fate durare 6 secondi sia l’inspiro che l’espiro. Continuate così fino a quando il tempo che avete destinato alla vostra pratica sarà terminato. Uscite dalla situazione in modo assai graduale.
Pur rimanendo ancora immobili, riportate l’attenzione sul corpo, sul piano fisico e introducete l’idea che dovrete muovervi.
Iniziate il risveglio muovendo le dita dei piedi, poi le dita delle mani. Ruotate dolcemente il capo a destra e a sinistra e lasciatevi in seguito andare a progressivi movimenti, sempre più ampi, fino a quando non vi verrà voglia di stirarvi, come se vi foste appena svegliati. Sempre con calma riportatevi seduti e quando vi sentite pronti alzatevi in piedi. La vostra pratica è terminata.
di Amadio Bianchi
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