gennaio 2009


La depressione è una reazione normale alle disavventure della vita, questo tipo di depressione
è normale e colpisce tutti noi,  ed è chiamata esogena, in quanto occorre un evento esterno per scatenarla.

Esiste poi una depressione che insorge anche quando tutto va bene, questa è una vera e propria malattia ed è chiamata endogena, perché dipende da fattori interni.

Il depresso ha un umore costantemente nero, tende ad isolarsi, tutte le funzioni vitali sono compromesse, perde appetito, libido ed il sonno è disturbato, nei casi più gravi il paziente non si alza più dal letto e trascura l’igiene personale fino a non lavarsi più, ha ideazioni suicidiare che non sono da sottovalutare perché a volte vengono messe in atto.
Questa è ancora un tipo di depressione nevrotica e per curarla può bastare un’analisi senza ricorrere ai farmaci.

Esistono però le cosiddette depressioni maggiori, fra di esse la malinconia e la depressione bipolare.

Nella malinconia il paziente si accusa di tutti i mali del mondo, ritiene di essere una persona disgustosa e
si ricopre delle peggiore ingiurie. Il genio di Freud scoprì che in realtà le accuse rivolte contro sé stesso
erano invece rivolte a persone a lui care dalle quali riteneva di aver subito un torto e che aveva internalizzato.
In questo tipo di depressione il ricorso ai farmaci e spesso ad un ricovero sono obbligatori, ma anche esse
sono trattabili con una analisi modificata.

La depressione bipolare è forse il tipo di depressione più penoso perché il paziente viene sballottato da una fase depressiva, nella quale piange, si dispera, non mangia ecc…  ad una fase maniacale, cioè di estrema euforia, fa mille progetti contemporaneamente, è costantemente attivo e anche iperattivo, si muove in continuazione, è esagitato, esaltato e vede tutto in grande, tutto è possibile per lui, tutto è fattibile, ma aimè c’è la virata improvvisa verso la fase depressiva nella quale torna l’umore nero, il pessimismo, la disperazione, a volte pensieri suicidiari, a questa fase segue poi improvvisamente di nuovo la fase maniacale con iperattività e tutti i sintomi che abbiamo visto. E’ come se il paziente fosse in un ascensore impazzito ora su, ora giù, senza tregua e senza che il paziente possa opporre nessuna resistenza.
Anche questa depressione richiede l’ausilio di farmaci e a volte di ricovero, però può essere molto migliorata da una cura Psicoanalitica su misura per questo tipo di malattie, pur mantenendo sempre i farmaci. È essenziale che l’analista sia un esperto di questo tipo di patologie.

Dr. Gianna Porri, Roma
giannaporri@libero.it

www.risolvi-disagi-esistenza.blogspot.com

 

Pochi sanno che nel cuore della antica Napoli, lungo via dei Tribunali, sorge uno straordinario monumento che, oltre ad altri tesori d’arte, custodisce una delle testimonianze del passaggio del grande Caravaggio a Napoli. È il Pio Monte della Misericordia. La pia istituzione, con la funzione di porre in atto le sette opere di carità enunciate dalla Sacre Scritture, ancora oggi del tutto laica e in piena attività, fu fondata nel 1601 da alcuni giovani nobili napoletani dediti alla cura degli infermi e degli emarginati. Il governo spagnolo infatti operava sul territorio una politica di sfruttamento, del tutto carente di servizi assistenziali verso una popolazione che contava un impressionante numero di poveri. Soltanto lo spirito caritatevole di alcune istituzioni religiose e di alcuni nobili napoletani provvedeva ad alleviare leggermente le sofferenze di una plebe oppressa e macilenta.

Il governo vicereale non ostacolava tali iniziative, sebbene non le incoraggiasse, poiché funzionavano da valvola di sfogo per quelle tensioni sociali sempre in procinto di sfociare in rivolta.

La prima sede dedicata sorse nel 1604 ma divenne presto inadeguata a causa del grande sviluppo che l’istituzione vide in pochi anni. Così nel 1658 fu affidato all’architetto Francesco Antonio Picchiatti di progettare una sede degna delle attività che vi si svolgevano e adeguata alle esigenze di chi vi operava. Il Picchiatti costruì l’edificio nelle forme che ancora oggi possiamo ammirare. La scelta del luogo non è casuale. Via dei Tribunali è stata nei secoli passati il vero e proprio cuore pulsante della città. Qui trovavano si svolgevano tutte le attività economiche della città e qui sorgevano le sedi delle maggiori istituzioni politiche e religiose, nonché i palazzi delle elitès cittadine.

Le attività che vi si svolgevano, e che in parte si svolgono tuttora, erano le più varie: dalla visita ai carcerati, alla beneficenza in varie forme, che comprendeva anche l’assistenza alle fanciulle costrette alla prostituzione. Una di queste opere era la liberazione degli schiavi cristiani catturati dai Turchi durante le loro scorribande sulle coste dell’Italia meridionale.

Di mirabile interesse è senz’altro la cappella a pianta ottagonale e con opere marmoree di pregevole fattura, alcune delle quali realizzate dal Fanzago. Oltre agli importantissimi dipinti di Luca Giordano, del Santafede, del Caracciolo, dell’Azzolino e del Forlì è senz’altro da evidenziare la presenza della celeberrima tela “Le sette opere di Misericordia”, realizzata nel 1607 dal Caravaggio, durante il suo soggiorno a Napoli. L’opera esprime tutte e sette le opere di misericordia contenute nella Sacre scritture, rappresentate utilizzando vari personaggi della mitologia o della religione. Tutta l’opera però si caratterizza per l’intenso realismo, tipico del Caravaggio, ispirato dalla Napoli popolare e dai suoi abitanti.

Assolutamente da visitare la quadreria del Pio Monte della Misericordia, che conserva numerosi dipinti dei secoli XVI e XVII , frutto di donazioni a beneficio della pia istituzione. La parte più consistente dei dipinti è frutto della donazione del pittore Francesco de Mura nel 1782 che comprendeva originariamente 192 di cui però restano 42. Alcuni dipinti infatti furono venduti, secondo il volere del pittore, per far fronte alle spese per le opere di carità.

Email marketing: la lezione di Obama

 

“C’è qualcosa che accade quando gli americani che non hanno mai partecipato alla vita politica, si sentono coinvolti, bussano alle porte degli amici, telefonano e condividono con gli altri la loro visione del paese. C’è qualcosa che accade quando le persone, non solo votano per il partito a cui appartengono, ma anche per le speranze che hanno in comune. Il cambiamento è ciò che sta accadendo ora in America”.
Da: Barack Obama; Oggetto: Grazie; Reply-To: info@barackobama.com

A prescindere dalla propria visione politica non si può mettere in dubbio che l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti D’America sia un fatto storico non solo per le dimensioni della vittoria, ma specialmente per gli strumenti di comunicazione che hanno permesso ad un uomo quasi sconosciuto, di trionfare prima contro la donna più famosa d’America ed in seguito su uno degli uomini americani più apprezzati per le grandi imprese eroiche.

Il messaggio di Obama è stato diffuso principalmente fra i vari social network e le tante community mondiali e soprattutto attraverso le email con cui il neo presidente americano ha inviato comunicazioni puntuali, coinvolgenti ed empatiche dimostrando una netta e concreta volontà di cambiamento. L’email marketing di Obama è stato la guida del suo successo.

Di seguito gli elementi principali del grande successo.

I CONTENUTI. Barack Obama nelle email ha utilizzato messaggi semplici veicolati non da infinite dissertazioni politiche o morali, ma da frasi brevi, puntuali, efficaci. Nei contenuti e nelle idee si è esposto personalmente ed è apparso come il compagno di viaggio di milioni di individui che affollano la rete, instaurando con loro un amichevole dialogo assai lontano dalle impostate e formali campagne elettorali.

INNOVAZIONE non sono politica, ma anche tecnologica che ha fatto apparire il suo avversario come un cavernicolo troppo ancorato ai vecchi canali di comunicazione. Obama si è presentato come un concreto innovatore capace di interpretare le sfide tecnologiche e di valorizzare la modernità.

IMMEDIATEZZA. Per tutta la campagna elettorale Barack Obama ha inviato mensilmente a ciascun elettore una ventina di email personalizzate informando gli americani su tutti gli aspetti della campagna elettorale e dimostrando trasparenza e volontà di condivisione. Esattamente tre minuti dopo l’ufficializzazione della sua vittoria, tutti gli iscritti alla hanno ricevuto un’email di ringraziamento: ogni elettore si è sentito realmente protagonista dell’evento storico. L’email marketing di Obama ha raggiunto immediatamente tutti, ha reso tutti protagonisti, ha valorizzato i singoli, ha reso determinanti le scelte di ciascuno. “Hai fatto la storia. Tutto questo è accaduto per merito tuo”, ha scritto Obama.

SEMPLICITA’. Gli avversari hanno studiato infinite strategie e molteplici frasi ad effetto. Il neo presidente si è basato su due affermazioni semplici e significative, comprensibili da chiunque “Change” e “Yes, we can”. Affermazioni dirette e non artefatte, semplici e incisive, empatiche e coinvolgenti.

Per le sue campagne di email marketing Barack Obama è stato nominato “uomo marketing dell’anno” dalla rivista Advetising Age, la principale testata americana che si occupa di marketing. Il marketing virtuale delle email e dei social network ha stravinto su quello tradizionale.

Obama, grazie all’email marketing , partendo dal nulla, è diventato l’uomo più potente del mondo, allora ciascuno nel proprio campo, grazie all’email marketing può affermare “Yes, we can”.

Simona Ibba

Simona Ibba lavora presso Hoplo ed è Business Development Manager della piattaforma per l’invio di newsletter Infomail.