L’entroterra riminese è ricco di tesori nascosti, storici e naturalistici, che sono però sconosciuti alla maggior parte delle persone.
Uno degli obiettivi dell’Assessorato all’ambiente della Provincia è di far conoscere, e di conseguenza, avvicinare quante più persone possibili a questi luoghi.
Questi sono i motivi che hanno portato alla realizzazione del volume “Sentieri – Percorsi riminesi tra natura e storia”, una guida escursionistica nata con l’obiettivo di far conoscere gli aspetti paesaggistici e naturalistici del territorio, camminando.
Camminare per riscoprire il legame tra uomo e ambiente, per ridare valore alla Provincia di Rimini e al suo patrimonio culturale.
Per realizzarla la Provincia si è avvalsa della collaborazione di CAI, Club Alpino Italiano, e WWF, mentre per la progettazione grafica si è rivolta allo studio di comunicazione e pubblicità Handydandy di Rimini.
Nel libro sono illustrati 28 itinerari da percorrere a piedi, distribuiti dalla costa fino alle colline dell’entroterra. Di ogni sentiero, vengono indicate le località interessate, segnalate le tappe principali, la lunghezza, il tempo medio di percorrenza, il dislivello e il grado di difficoltà.
Al libro sono allegate due cartine topografiche 1:25.000, che dividono la provincia di Rimini tra nord e sud, affinché l’escursionista possa avere sempre con sé uno strumento pratico ed esauriente.
“Sentieri – Percorsi riminesi tra natura e storia” è uno dei pochi libri, o forse l’unico, a fornire una ricognizione così approfondita dei percorsi presenti in Provincia.
Attraverso questa pubblicazione l’Assessorato all’ambiente vuole continuare quel percorso, iniziato già con l’”Atlante dei Vertebrati tetrapodi” e “I fiori dei pigri”, per promuovere una maggiore conoscenza e una conseguente riscoperta dell’entroterra riminese.
aprile 2009
gio, 23 apr 2009
Sui Sentieri della Provincia di Rimini, per riscoprire il territorio
Scritto da handydandy in Turismo e VacanzeNessun Commento
mar, 14 apr 2009
Felicità è una parola che assume diversi significati e sfumature a seconda del senso che le viene attribuito. Anticamente si distingueva la felicità come condizione di chi è fortunato e abbonda di beni esteriori, dalle felicità interiore come stato d’animo di chi è intimamente beato.
Per Socrate la felicità interiore doveva essere congiunta alla rettitudine e alla virtù. Per Aristotele era fondata sulla vita virtuosa. In realtà, la felicità può essere definita un organo di senso come l’udito o la vista. La differenza è che, mentre questi ultimi sono rivolti verso l’esterno, la felicità è un senso rivolto verso l’interno. Non averla è come essere ciechi o sordi. Molti adulti sono infelici perchè, crescendo e invecchiando, atrofizzano questo senso quasi senza accorgersene.
Quando esso comincia a dar loro torto, segnalando che stanno tradendo i loro ideali e i loro sogni, riescono a soffocarlo abbastanza in fretta e a non pensarci più. Questa è una delle tante ragioni per cui sempre meno persone nutrono dei desideri. Non crescono e non si accorgono di non crescere, non sono felici e non vogliono sapere di non esserlo. Così non desiderano nulla di preciso, e aspettano di morire facendo qualcosa nel frattempo. Ma quando si è felici, si desidera, e quando si desidera, si è felici, perchè la felicità è l’esatto contrario della soddisfazione dei desideri. Si tratta invece di quella sensazione che si prova quando si comincia a desiderare qualcosa di più grande e di più bello di ciò che si desidera di solito. Questa è la felicità. E può aumentare all’infinito.